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Ursula von der Leyen

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Ritardi, tagli alle consegne, impegni non mantenuti dalle case farmaceutiche. Ma anche accuse da parte degli Stati membri di distribuzione ingiusta dei vaccini. La Commissione Europea è ancora al centro delle critiche dei governi sullo status della campagna vaccinale: Austria, Lettonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovenia e Croazia hanno espresso le loro preoccupazioni direttamente al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, sulle carenze nella distribuzione del vaccino a causa “del mancato rispetto degli impegni da parte di un’azienda farmaceutica”, dicono fonti europee. Nell’occhio del ciclone sempre AstraZeneca che per il primo trimestre dell’anno riuscirà a consegnare solo 30 milioni di dosi su 90 milioni promesse, e anche per il secondo prevede circa 70 milioni di dosi consegnate dai 180 milioni stimati da contratto con l’Ue.

Ursula von der Leyen si dice pronta “a fare tutto il possibile” per distribuire agli Stati “le quote di vaccini contro il Coronavirus che gli spettano”. Anche ad adottare misure più severe nel meccanismo di controllo delle esportazioni introdotto alla fine di gennaio con il quale l’Ue ha autorizzato l’export di 41 milioni dosi in 33 Paesi terzi, di cui 10 milioni solo nel Regno Unito, e bloccato una sola partita verso l’Australia su richiesta dell’Italia. Ma la campagna vaccinale in Europa non sta andando come previsto. “Dobbiamo essere in grado di spiegare alle persone in Europa perché facciamo consegne in tutto il mondo, ma abbiamo difficoltà all’interno”, ha spiegato la presidente della Commissione Ue. Bruxelles esporta in più di 30 Paesi, ma “nulla torna dai Paesi che producono (vaccini, ndr) e questo ci deve far riflettere”.

In caso di mancanza di “reciprocità e proporzionalità” da parte degli altri, l’Ue è pronta a rafforzare le misure sull’export. Per von der Leyen si tratta solo “di un invito a garantire che le esportazioni di vaccini siano reciproche”, ma suona di più come una minaccia di poter aumentare il controllo alle esportazioni se non vedrà garantita altrettanta apertura verso l’Ue. Il bersaglio non sono gli Stati Uniti con cui la reciprocità è già “assicurata”, quanto il Regno Unito.

Secondo Bruxelles, nelle scorse settimane 10 milioni di dosi sono state trasferite dagli impianti dell’UE verso Londra, mentre Bruxelles non ha ancora ricevuto tutte le dosi del vaccino AstraZeneca che spetterebbero agli Stati prodotte nell’impianto presente nel Regno Unito. “Un invito a mostrarci che ci sono anche dosi dal Regno Unito che arrivano in Unione Europea in modo da avere reciprocità”.

Con sole due settimane dall’inizio del secondo trimestre e stime di consegna riviste molto al ribasso, la Commissione punta tutto sul periodo aprile-giugno per dare una brusca accelerata alle somministrazioni. A partire da aprile ci saranno 55 milioni aggiuntivi del vaccino Johnson&Johnson, autorizzato al commercio la scorsa settimana. Ma l’Ue è sicura di poter contare sulle consegne sicure di BioNTech-Pfizer e Moderna (200 e 35 milioni).

Rimane sempre l’incognita del vaccino AstraZeneca, la cui somministrazione è attualmente sospesa in diversi Stati europei, Italia compresa, in attesa del verdetto dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) sui rischi di effetti collaterali gravi, come eventi tromboembolici, che si sono registrati in Europa. Una decisione sulla sospensione che spetta “esclusivamente agli Stati membri”, riconosce l’Esecutivo europeo, ma che potrebbe sembrare una decisione solamente politica dei governi nei confronti di AstraZeneca. Sulla sospensione coordinata, von der Leyen ha chiarito di fidarsi del siero sotto indagine e di essere convinta che i risultati della valutazione dell’Ema confermeranno che è “efficace e sicuro” contro il virus.

È un nuovo tentativo di trovare un approccio coordinato alla gestione della pandemia quello che fa Bruxelles proponendo l’introduzione un ‘Certificato digitale verde’ (Digital Green Certificate) per facilitare gli spostamenti dentro lo spazio Schengen in vista della stagione estiva e che sarà sul tavolo dei capi di Stato e governo al prossimo Summit europeo del 25 e 26 marzo. Dimostrerà se una persona è stata già vaccinata (e con quale vaccino) o in alternativa se ha un test recente negativo al Covid-19 (accettati sia molecolari PCR che rapidi dell’antigene) o ancora la presenza di anticorpi che indicano la guarigione già avvenuta dalla malattia.

Ammettendo tutte e tre le opzioni l’Ue cerca di tutelarsi dalle accuse di possibili discriminazioni ai viaggi nei confronti di coloro che per varie ragioni ancora non hanno avuto accesso alle vaccinazioni. L’idea è quella di renderlo valido e gratuito per tutti gli Stati membri dell’Ue e “aperto” anche all’Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, parte di Schengen. Ci vorranno circa tre mesi per mettere a punto dettagli tecnici e renderlo operativo, giusto in tempo per la stagione turistica.


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