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Due fra i principali “frugali”, Mark Rutte (Olanda) e Sebastian Kurz (Austria)

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I Paesi del Nord Europa frenano la riforma delle regole del Patto di stabilità. Otto Paesi, cosiddetti frugali, scrivono una lettera all’Ecofin per dire “no a qualsiasi modifica delle norme Ue su deficit e debito pubblico”. A firmare la lettera sono Olanda, Austria, Svezia, Danimarca, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia. Nel documento i frugali offrono la loro disponibilità a rivedere le misure di applicazione delle regole ribadendo, però, la loro contrarietà alla modifica dei trattati.

Mentre i Paesi del Sud, come Italia e Spagna premono da tempo per rivedere le regole e garantire più flessibilità per assicurare il giusto spazio a investimenti che portino crescita economica. Soprattutto, gli Stati dell’Europa meridionale temono che il ritorno a regole troppo rigide possa compromettere la ripresa in corso, che avrà comunque bisogno di tempo per compiersi pienamente. Questi Paesi sono, infatti, caratterizzati da economie precarie e risultano i più colpiti dalla pandemia. “La riduzione del rapporto debito/Pil deve restare un obiettivo comune. Siamo aperti al dibattito sul miglioramento della governance economica e fiscale” scrivono i ministri.

Però la discussione secondo gli otto Paesi frugali deve riguardare solo “semplificazioni e adattamenti che favoriscano un’applicazione coerente, trasparente e migliore, nonché l’applicazione delle regole”. Nella lettera i frugali sostengono poi che “la disattivazione della Clausola generale di salvaguardia e una possibile riforma del Patto di stabilità e crescita non dovrebbero essere collegate”.

I Paesi nordici invitano poi a procedere con calma con i negoziati sulla riforma del patto di stabilità. “Le discussioni sul miglioramento dell’attuale quadro del governo economico richiedono molto tempo e dovrebbero basarsi su ampie consultazioni da parte della Commissione. – scrivono – La qualità è più importante della velocità”. Intanto, il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, chiarisce le tempistiche per il rilancio del dibattito sulla riforma del patto di stabilità. “Riapriremo la consultazione pubblica in autunno – spiega Gentiloni – è positivo che alcuni Paesi abbiano già preso posizione. Il lavoro della Commissione è costruire un consenso e lo faremo nel rispetto delle opinioni di tutti. L’obiettivo è rendere le regole adatte per uno sviluppo che duri nel tempo e sia sostenibile”.

Gentiloni ha ,poi, ribadito che il punto principale della questione è assicurare la crescita economica su lungo termine. “Queste regole ci servono, non sta alla Commissione proporre di cambiare le regole che sono sul Trattato, ma deve riflettere su come gestire la realità e la realtà è che dopo la pandemia, e con la transizione verde davanti a noi, è necessario riflettere su come ottenere una crescita persistente” afferma Gentiloni.

Per raggiungere questo scopo il commissario spiega che “non dobbiamo cambiare la soglia dei Trattati ma capire come raggiungere un consenso che abbia regole fiscali a sostegno della crescita”. Per quanto riguarda la riforma del Patto di stabilità, secondo Gentiloni “l’obiettivo principale è trovare un consenso di qualità”. Ma serve anche “trovare strumenti” per affrontare la situazione “se non saremo in grado di terminare il processo” prima che le regole del Patto di stabilità rientrino in vigore a gennaio 2023.

Perciò, rivolgendosi ai frugali Gentiloni ha ribadito che sulla riforma: “La qualità è più importante della rapidità, posto che troviamo modi di gestire la situazione senza aspettare solo la scadenza della clausola di sospensione del Patto. Ma ci sono molte forme di interpretazione che lo consentono”. La consultazione pubblica sulla riforma delle regole di bilancio partirà comunque in autunno. “comincia tra 15 giorni” ha detto Gentiloni.

Intanto, Paschal Donohoe, presidente dell’Eurogruppo e ministro delle Finanze irlandese, sostiene che se “è il momento di ripensare il patto di stabilità e crescita dell’Ue. Questo è il compito di tutti i 27 ministri delle finanze dell’Ue”. Seppure Donohoe non vuole entrare troppo nelle discussioni, e tensioni tra Paesi, ha comunque ribadito che: “Come investiamo in un futuro a basse emissioni di carbonio deve essere considerato in questo dibattito” sulle regole del patto di stabilità. Donohoe ha ripreso quindi la posizione di Italia, Francia e Spagna sugli investimenti verdi. Sulla stessa linea anche il think tank economico, Bruegel in un documento sostiene che “i governi dovrebbero essere autorizzati a spendere di più in progetti legati al clima senza preoccuparsi del limite del 3% del deficit”.


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