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La Germania? “E’ il Paese dove c’è maggiore presenza di ‘ndrangheta al mondo. La ‘ndrangheta lì è riuscita a clonare la geografia mafiosa calabrese superando, in termini di infiltrazioni, gli Usa, il Canada, l’Australia. Le famiglie più importanti della ‘ndrangheta sono tutte presenti in Germania”.

I MILLE DEI CLAN

Parola di Antonio Nicaso, uno dei massimi esperti di mafie, interpellato dal Quotidiano, e chissà se fischiano le orecchie all’editorialista di Die Welt che invita l’Europa a non aiutare l’Italia perché “la mafia sta aspettando i soldi da Bruxelles”. Del resto, di un esercito di mille uomini parlava già il governo tedesco nel rispondere a un’interrogazione presentata al Bunderstag, anche se i servizi di sicurezza avrebbero individuato soltanto 334 presunti affiliati. La strage di Duisburg è lo spartiacque, ma non solo nel senso della violenza mafiosa che prima non si era sprigionata in quanto gli ‘ndranghetisti, riuscendo a mimetizzarsi tra i familiari emigrati e favoriti da una normativa antiriciclaggio quasi inesistente, facevano i loro affari senza spargimenti di sangue.

GLI SCONTRI

Le indagini sull’eccidio del 15 agosto 2007 rivelarono come, in territorio tedesco, le affiliazioni ai clan avvenissero anche mediante i tradizionali rituali delle “famiglie”. Non è soltanto dello scontro tra i clan di San Luca, i Romeo Pelle Vottari da una parte e i Nirta Strangio dall’altra, che parliamo, ma di legami con la casa madre della ‘ndrangheta, di “locali” strutturati, come accertato da plurime inchieste giudiziarie, che hanno svelato un’operatività criminale che avviluppa innanzitutto le rotte del narcotraffico, sfruttando le potenzialità del porto di Amburgo, tra i maggiori scali europei. La geografia mafiosa si dipana anche nel Baden Wurttemberg, in Assia, Baviera e Nord Reno Westfalia, dove sarebbero attive le famiglie Pesce e Bellocco di Rosarno. Sempre in Assia e Baden Wurttemberg è presente una filiale del “locale” di Cirò con una serie di attività commerciali e nella ristorazione. Concorrenza aggressiva?

LE MANI SULL’ASSIA

In realtà pare che una cellula dei Farao Marincola distaccata in Germania non avesse neanche bisogno di chiedere, ai ristoratori calabresi, per imporre i prodotti di imprese controllate dalla cosca. La propaggine criminale cirotana aveva allungato i propri tentacoli in primis sul land tedesco dell’Assia. Ma sarebbe stata attiva un’altra cellula, operativa nel land del Baden Wurttemberg, in particolare nella zona di Stoccarda, che avrebbe monopolizzato il mercato dei semilavorati per pizza nonché i vini di imprese occultamente controllate. Articolazioni criminali, a quanto pare, alle dipendenze dei maggiorenti del clan, almeno secondo le rivelazioni della collaboratrice di giustizia Maria Vallonearanci, pure corroborate da intercettazioni. La donna, emigrata in Germania, da tempo “canta” sulla figura di Domenico Palmieri, originario di Cirò Marina ma dimorante a Fellbach, dove gestisce un circolo ricreativo, “Inter Club Fellbach”, utilizzato da esponenti della criminalità organizzata per organizzare incontri riservati, nonché come centro di stoccaggio di banconote contraffatte provenienti dall’Italia. Il denaro contraffatto sarebbe stato stampato in Calabria, a Mandatoriccio, dove Mario Lavorato, referente della ‘ndrangheta tedesca, ha una stamperia. Talvolta il denaro sarebbe stato trasportato in Germania da due rossanesi, che come carichi di copertura avrebbero utilizzato casse di mandarini. Le banconote farlocche sarebbero state così scaricate presso la pescheria di Palmieri e successivamente occultate nell’ “Inter Club”.

LE ALLEANZE

Nelle regioni della Turingia e della Sassonia (land dell’ex Germania dell’Est) la ‘ndrangheta ha stabilito alleanze operative con le mafie dell’Est Europa, sfruttando le opportunità del mercato finanziario e immobiliare, soprattutto in seguito alla caduta del Muro di Berlino. Un insediamento della cosca Morabito Bruzzaniti Palamara di Africo Nuovo è localizzato a Neuwied. Ma anche Cosa nostra è presente in Germania, sopecie col traffico di stupefacenti e di armi e il reimpiego dei capitali illeciti nell’edilizia.

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