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In Italia ci sono giornalisti, come Nancy Porsia e Nello Scavo, minacciati da criminali e milizie per i loro reportage sul traffico di migranti in Libia e noi ci occupiamo di Bernard Henry-Levy che si autocelebra sulla stampa per un episodio che per qualunque inviato di guerra è al massimo due righe in cronaca.

Il Mediterraneo sta esplodendo e l’Europa non se ne accorge mentre per l’Italia è soltanto un problema di profughi. Ma questa oggi è la pseudo informazione contemporanea: forse sarebbe meglio avere un corrispondente dell’Ansa a Tripoli per avere un resoconto affidabile dei fatti. Il problema è che l’informazione costa, che i giornali non hanno risorse o preferiscono investire in altri settori, che la mano pubblica di tutto si occupa tranne che di sostenere giovani giornalisti e progetti di informazione indipendenti. Quindi si deve per forza fare riferimento alla solita mazzetta di giornali dove gli esteri occupano sempre meno spazio o alla tv pubblica che pur con buone punte professionali più di tanto non fa o non ha voglia di fare. Certo ci sono anche siti web interessanti sia italiani che stranieri ma il mainstream informativo resta quello, non si scappa.

Il risultato è che siamo circondati dal caos e ne sappiamo sempre di meno: per noi il mondo si ferma a Lampedusa, dove finisce il viaggio dei migranti più fortunati. Nella Libia che consideriamo un “porto sicuro”, i migranti muoiono uccisi dai colpi della Guardia costiera finanziata ed equipaggiata dall’Italia. È accaduto lunedì a Khums, città costiera della Tripolitania, dove un gruppo di 73 migranti _ partito qualche ora prima a bordo di un gommone _ è stato prima intercettato in mare e poi riportato indietro da una motovedetta libica. Al momento dello sbarco, consapevoli di cosa li aspettava, i migranti hanno tentato la fuga pur di non essere internati in uno dei famigerati centri di detenzione gestiti dal governo di Tripoli. La reazione della Guardia costiera è stata immediata ed è consistita nell’aprire il fuoco sui fuggitivi. Tre migranti morti e due feriti, tutti cittadini sudanesi.

Così vanno le cose con i migranti. Ma le conseguenze anche politiche sono devastanti. In Libia abbiamo legittimato al potere dei personaggi assai discutibili che quando il generale Haftar si è presentato alle porte di Tripoli per avere aiuto militare si sono rivolti alla Turchia di Erdogan visto che noi _ Italia Usa e Gran Bretagna _ glielo abbiamo negato. Oggi il leader turco, che si fa beffe anche del Papa invitandolo a Santa Sofia tornata moschea, è quello che comanda insieme ai jihadisti assoldati in Siria. In pratica quando finanziamo la Guardia Costiera libica indirettamente appoggiamo anche Erdogan. Ovvero quella Turchia che già viene pagata dall’Unione europea per tenersi in casa tre milioni di profughi e far dormire sonni tranquilli sulla rotta balcanica alla Germania e al Nord Europa.

Ecco che a cosa serve il nuovo Sultano che naturalmente non perde occasione per farsi sentire, una volta sui profughi e un’altra sul gas dell’Egeo. Essendo poi membro della Nato non possiamo neppure troppo arrabbiarci con lui se non provare a giocare dalla parte del suo nemico Al Sisi per tenerlo a bada: siamo nelle mani di autocrati e massacratori ai quali vendiamo miliardi di armi. Altro che caso Regeni, Zaki e difesa di diritti umani. Le minoranze, come i curdi che hanno combattuto contro il Califfato, le abbiamo abbandonate alla repressione di Ankara. Questa è la lezione amara che viene dall’Europa.

Siamo in un mare destabilizzato e che controlliamo sempre di meno dove l’Italia comanda una missione navale europea buffonesca che dovrebbe fermare il traffico d’armi verso la Libia ma è già praticamente naufragata.

Il Libano intanto esplode per la crisi economica, la pandemia e le minacce di una nuova guerra tra Hezbollah Israele. L’informazione italiana, sempre più drogata, assegna la colpa alle milizie sciite libanesi e all’Iran. Già ci siamo dimenticati che il 2020 è cominciato con Trump che il 3 gennaio ha fatto ammazzare nell’aeroporto di Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani. Finge di ignorare che Israele quasi tutti i giorni bombarda in Siria le milizie libanesi e i pasdaran iraniani. Insomma questi dovrebbero stare fermi a fare da bersaglio allo stato ebraico senza reagire.

Forse l’anno si concluderà come è cominciato, con Trump che pur di tentare di farsi rieleggere, assesterà qualche bordata all’Iran e alla Mezzaluna sciita. E piegheremo la testa davanti al gran turco, agli israeliani che vogliono annettersi la Cisgiordania e all’Egitto di Al Sisi: questi oggi sono i nostri clienti e padroni nel Mare Nostrum.

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