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Donald Trump

Tempo di lettura 4 Minuti

La corsa presidenziale americana sta scivolando come vuole Trump verso un duello tra pistoleri.

È la prova che si tratta di un sistema non democratico ma degenerato dove finora sotto il velo dell’ipocrisia e di finte battaglie per i diritti civili si nasconde una lotta di classe lacerante e la polizia ammazza la gente per strada senza ragione, al di là di ogni buon senso, non da oggi ma da decenni e decenni e questo accadeva con presidenti sia repubblicani che democratici.

Che poi come dice Trump Biden abbia un’agenda “socialista” fa ridere i polli: da queste parti soltanto una minoranza ha vagamente idea di cosa siano le idee socialiste, in più confondono il socialismo e persino la socialdemocrazia con il comunismo. Basta parlare di riforme sanitarie, pensionistiche o dell’istruzione e subito si viene rubricati come dei pericolosi estremisti di sinistra. Va forte invece il populismo e il nazionalismo radicale che fa pronunciare ai politici americani frasi che fanno piangere le mamme e ridere gli amici.

Ora l’atmosfera in diverse città americane, anche quelle non coperte dalle cronache, sta diventando simile a quei film di Hollywood catastrofisti dove, dopo la fine del mondo, si sopravvive soltanto con un fucile in mano: lo chiamano sogno americano ma in realtà è un incubo. Ne avevamo avuto la prova quando all’inizio della pandemia di Covid-19 gli americani hanno affollato i negozi di armi mentre noi svuotavamo gli scaffali di pasta e pelati.

E come volete mai che vada a finire poi? Fa parte della mentalità primitiva e fintamente progressista di questo Paese dove nei condomini è proibito persino fumare una sigaretta nel tinello di casa propria ma si può sparare a raffica sul vicino con armi da guerra.

E’ un sistema demenziale di cui ci dobbiamo occupare per forza essendo la maggiore superpotenza mondiale che se va male trascina tutti nel disastro economico e politico.

Le due élite al potere, quella repubblicana e quella democratica, si somigliano molto più di quanto non sembri e le stesse battaglie di Black Lives Matter quando escono dalle strade e vengono monopolizzate dall’alto dal tragico bilancio dei morti del Wisconsin slittano verso il ridicolo. Basta vedere i giocatori di basket neri della Nba che dopo avere sospeso due partite riprendono immediatamente il campionato: farisei milionari che vogliono trincerarsi dieto il politically correct. Magari ci smentiranno ma non sembra questa gente sia adatta non soltanto a fare una rivoluzione ma neppure le riforme necessarie per correggere un sistema marcio, incapace di colmare uno spaventoso divario tra ricchi e poveri e che vende armi a tutto l’universo mondo per fare guerre che non servono a nessuno se non all’inossidabile apparato bellico americano.

La politica Usa è la sezione intrattenimento dell’apparato militare-industriale diceva Frank Zappa e riguarda sia i democratici che i repubblicani nella stessa misura. Ecco perché le elezioni americane sono discretamente inutili.

La vera convention repubblicana che ha acclamato come suo candidato Trump, scrive il New York Times, si è fatta a Kenosha in Wisconsin dove Kyle Rittenhouse, un 17 enne dell’Illinois, ha ucciso due persone durante un’altra notte di manifestazioni seguita al tentato omicidio di Jacob Blake da parte della polizia.

Trump sta istigando questo Paese a scegliere non tanto come dice lui l’ordine costituito ma una violenza generalizzata, come testimonia la presenza a Kenosha di civili armati appartenenti a sedicenti milizie di difesa del territorio. Il duplice omicidio è avvenuto il giorno dopo la presenza alla convention repubblicana dei coniugi McCloskey, finiti sotto inchiesta per aver puntato un fucile AR-14 e una pistola contro i manifestanti pacifici di Black Lives Matter che passavano davanti alla loro casa, a St Louis in Missouri.

“Se ti difendi e cerchi di difendere i valori in cui credi, quelli fondanti di questo Paese, la mafia democratica alleata coi media cercherà di distruggerti. Come è successo a noi”, hanno detto alla convention. E hanno aggiunto: “La nostra proprietà privata era minacciata da marxisti liberal che marciavano urlando: “Non ci potete fermare”. Siamo usciti armi in pugno per difenderci. È un nostro sacrosanto diritto civile”.

Purtroppo sono in tanti negli Stati Uniti a pensarla in questo modo e talora non lo esprimono se non nel segreto dell’urna votando tipi come Trump, per questo i sondaggi sulle presidenziali sono ingannevoli. Del resto nel momento culminante delle violenze seguite all’omicidio di George Floyd, il presidente aveva scritto su Twitter: “When the looting starts, the shooting starts”, “quando cominciano i saccheggi, si comincia a sparare”. Una minaccia chiara e precisa, che in un certo senso Kyle Rittenhouse ha messo in pratica. Trump fa leva sulla paura degli americani e la alimenta in maniera criminale, esattamente come i film catastrofisti di Hollywood.

Quando sul palcoscenico principale della politica americana vengono portati come esempi da seguire personaggi simili c’è poco da dire: stiamo assistendo non a elezioni ma a un duello rusticano.

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