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Donald Trump e Joe BIden durante il confronto

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Negli Usa domina un’arida stagione bianca. Il confronto tra Trump e lo sfidante alla Casa Bianca Biden non soltanto è stato il peggio che si era mai visto, una sorta di rissa nel fango ma soprattutto il segnale di un Paese pericolosamente diviso, spaccato sui fondamenti e i pilastri che hanno retto storicamente gli Stati Uniti.

Trump, di fronte a un Biden un po’ più combattivo del solito, ha lanciato l’America come un treno in corsa verso l’ignoto. Anche se per sei elettori su dieci è stato il leader dei democratici il vincitore del primo duello in tv. Almeno così afferma una rilevazione di Cnn subito dopo il dibattito di Cleveland. Il sondaggio di Cnn segnala come solo il 28% degli spettatori ha attribuito a Donald Trump la migliore performance.

Prima del confronto la stessa rilevazione sulle aspettative dava l’ex vice presidente in testa per il 56% e il tycoon vincente per il 43%. E’ interessante comunque sottolineare che il risultato di questo sondaggio è praticamente lo stesso emerso dopo il primo dibattito del 2016 tra Trump e l’allora sfidante democratica Hillary Clinton, 62 a 27 a favore dell’ex first lady poi sconfitta alle elezioni.

Il dramma che sta vivendo l’America si sintetizza in questa domanda: “Signor presidente, si impegna a condannare i suprematisti bianchi e le milizie?”, chiede il moderatore Chris Wallace dopo un’ora di dibattito, facendo riferimento agli scontri seguiti per mesi alla morte di George Floyd e a quelli di Charlottsville del 2017, quando il presidente addossò le responsabilità a “entrambe le parti”.

La riposta di Trump è stata sconcertante, invece di esprimere una condanna si è lanciato in un attacco agli Antifa e ai gruppi di sinistra, che ritiene gli unici responsabili delle violenze scoppiate durante l’estate in molte città americane. “Quasi tutto quello che vedo è causato dai radicali di sinistra, non è un problema dei conservatori”, ha afferma, portando all’estremo la sua strategia del “law and order”: “Le rivolte sono provocate dalla sinistra, questa sarebbe l’America di Biden se venisse eletto, solo io posso mantenere sicuro questo Paese”.

E’ il rifiuto di ogni condanna dei suprematisti bianchi e una difesa a oltranza di un sistema che emargina la gente di colore. Del resto Trump parla al suo elettorato, quello su cui fa leva fomentando la paura di ogni cambiamento e la possibile anarchia che deriverebbe dalla sua uscita di scena. Ma Trump fa ancora di più: vuole spaccare il Paese. Lo dimostra citando i “Proud Boys” con la frase “stand back and stand by”, che letteralmente significa “state indietro e state allerta”.

Trump ha incitato i Proud Boys, ovvero i suprematisti, a stare in campana perché sono loro, possibilmente armati, che dovranno affrontare nelle piazze gli Antifa e i radicali.

Questo, sia pure pronunciato con una certa ambiguità, è il terribile messaggio inviato da Trump agli afroamericani in un momento di profonda divisione del Paese, travolto dalle proteste per la giustizia sociale.

Pur di rivincere le elezioni è pronto a tutto, anche a far sprofondare gli Stati Uniti nel caos. Intuisce perfettamente _ ma ormai lo abbiamo capito tutti _ che una volta abbandonata la Casa Bianca per lui non c’è scampo: deve rispondere di troppe cose alla giustizia e al fisco.

E’ stato un dibattito costellato da insulti, parolacce e pochissime idee ma soprattutto una triste sceneggiata in cui è stata seppellita l’idea di democrazia americana. Trump ha ribadito i suoi dubbi sulla regolarità delle elezioni e sulle “frodi” legate al voto per corrispondenza e non si è impegnato a garantire un “pacifico passaggio” di consegne nel caso dovesse perdere il 3 novembre.

“Anche perché non ci sarà bisogno di transizioni”, ha aggiunto.

Tutta questa arroganza fa seriamente meditare sul futuro prossimo degli Stati Uniti, la più grande potenza mondiale, da cui dipende anche la nostra prosperità soprattutto in tempi di pandemia. E infatti il dibattito più caotico e di basso livello della storia americana ha indebolito i mercati asiatici ed europei. Questa non è più soltanto una corsa per la Casa Bianca ma per la sopravvivenza.

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