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Truppe russe al confine con l'Ucraina

Tempo di lettura 4 Minuti

In poco più di 100 giorni alla Casa Bianca Biden ha chiamato Putin un “killer” e portato l’Europa sull’orlo di una nuova guerra fredda con la ovvia complicità del leader del Cremlino: e ora sul fronte orientale una guerra calda non appare impossibile. Ai confini tra Ucraina e Russia sono ripresi movimenti militari che fanno temere il rilancio di un conflitto mai sopito e segnano il degrado del clima internazionale.

I movimenti di truppe dell’esercito russo non lontano dalla frontiera con Kiev hanno spinto molti a chiedersi che intenzioni abbia Putin e se davvero una nuova operazione militare o perfino una nuova guerra siano imminenti.

Le opinioni sono piuttosto divergenti e si dividono tra chi prevede un intervento militare russo e chi ritiene invece che con la decisione di ammassare truppe al confine la Russia intenda soprattutto mandare un messaggio all’Europa e alla nuova amministrazione americana.

LE RICHIESTE UCRAINE

Quello che è certo è che la guerra del Donbass, la regione orientale dell’Ucraina dove dal 2014 sono morte più di tredicimila persone, vive un ritorno di grande tensione. Nei giorni scorsi sono stati uccisi diversi soldati ucraini. E questa tensione estrema coincide con un inasprimento dei rapporti tra Biden e Putin. Washington ha appena espulso dieci diplomatici russi e imposto una serie di sanzioni finanziarie come rappresaglia per un attacco informatico di grande portata effettuato l’anno scorso contro obiettivi americani.  Difficile aspettarsi una distensione alla frontiera ucraina.

Il presidente ucraino Volodimyr Zelenskij ieri è andato a Parigi per chiedere aiuto nella speranza di dissuadere la Russia dal passare all’azione. Zelenskij chiede che sia avviato un processo di adesione dell’Ucraina alla Nato, una sorta di assicurazione per il suo Paese in ragione dell’articolo 5 che prevede la solidarietà automatica di tutti gli stati membri in caso di aggressione contro uno di loro. L’Ucraina chiede inoltre di entrare a far parte dell’Unione europea.

Ma sembra assai improbabile che l’Ucraina possa ottenere ciò che chiede. Zelenskij ha fatto pressioni sul presidente francese Macron ma anche sulla cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha partecipato agli incontri in videoconferenza. La Francia e la Germania sono sponsor di un processo di negoziazione russo-ucraino che attualmente è del tutto congelato. In realtà l’Ucraina non otterrà quello che chiede. La questione era già stata sottoposta alla Nato nel 2008 ma si era scontrata con il doppio rifiuto di Parigi e Berlino. Del resto è difficile lasciar entrare nella Nato un Paese in guerra trascinando l’alleanza in un conflitto quasi automatico con la Russia.

IL SOSTEGNO NATO

L’Ucraina avrà comunque il sostegno degli occidentali, anche se questi non sanno come dissuadere Putin senza rischiare la guerra. È possibile che l’intenzione del presidente russo non sia tanto invadere l’Ucraina quanto mettere alla prova la volontà degli occidentali.

Per quale motivo Putin tira la corda? Lo ha rivelato l’11 marzo una delle massime autorità militari Usa, il generale James C. McConville, capo di stato maggiore dell’esercito. A un incontro di esperti alla George Washington School of Media and Public Affairs, il generale McConville ha affermato che lo US Army si sta preparando a installare nuovi missili in Europa diretti contro la Russia. Non solo. Ha affermato che saranno missili ipersonici, un nuovo sistema d’arma di estrema sofisticazione destinata a creare una situazione ad alto rischio, analoga se non peggiore di quella in cui si trovava l’Europa durante la guerra fredda nel confronto nucleare tra Stati Uniti e Unione sovietica.

I missili ipersonici – con velocità superiore a 5 volte quella del suono (Mach 5), ossia più di 6.000 km/h – sono un nuovo sistema d’arma con capacità di attacco nucleare superiore a quella dei missili balistici. Mentre questi seguono una traiettoria ad arco per la maggior parte al di sopra dell’atmosfera, i missili ipersonici seguono invece una traiettoria a bassa altitudine direttamente verso l’obiettivo, che raggiungono il bersaglio in minor tempo penetrando le difese nemiche.

Nel suo intervento alla George Washington School of Media and Public Affairs, il generale McConville ha specificato gli americani stanno preparando una task force dotata di «capacità di fuoco di precisione a lungo raggio che può arrivare ovunque, composta da missili ipersonici, missili a medio raggio, missili per attacchi di precisione» e che «questi sistemi sono in grado di penetrare lo spazio dello sbarramento anti-aereo». Il generale ha precisato che una di queste task force verrà schierata in Europa e due nel Pacifico, dirette evidentemente contro la Cina.

LA CORSA AL RIARMO

Anche la Russia – ecco l’elemento assai preoccupante – sta realizzando missili ipersonici a raggio intermedio ma, lanciandoli dal proprio territorio, non può colpire Washington. I missili ipersonici russi potranno però raggiungere in pochi minuti le basi Usa, anzitutto quelle nucleari come Ghedi e Aviano e altri obiettivi in Europa. Poiché i missili ipersonici sono guidati dai sistemi satellitari il confronto si svolge sempre più nello spazio: ed è per questo scopo che è stato creato nel 2019 dall’amministrazione Trump il sesto settore militare statunitense, l’Armata dello Spazio.

Ma la cosa più preoccupante è che questa corsa al riarmo viene sempre più affidata all’intelligenza artificiale che deve decidere il lancio dei missili nucleari in pochi secondi o frazioni di secondo. Aumenta quindi la possibilità di una guerra nucleare per errore, rischiata più volte durante la guerra fredda. Il prossimo “Dottor Stranamore” potrebbe essere dunque un supercomputer impazzito. È forse alla luce di queste manovre che dobbiamo leggere oggi il conflitto dell’Ucraina, guerra di milizie e di cecchini, guerra di un mondo terribile ma assai meno terrificante di uno scontro nucleare. 


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