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Le mosse di Putin sullo scacchiere internazionale non si limitano a muovere le truppe sul confine ucraino. Questa è soltanto una parte della storia. Le due ore di colloquio a distanza tra Joe Biden e Vladimir Putin non sembrano aver cambiato la situazione di tensione tra Washington e Mosca sul tema principale, la vicenda ucraina, con la reiterazione da parte americana di una immediata risposta in termini di un’escalation di dure misure, economiche e di altro tipo, in risposta a un’eventuale escalation militare russa intorno all’Ucraina.

Ma Putin è più fantasioso di quanto possa sembrare quando c’è da contenere la Nato e giocare la partita con gli stessi alleati degli Stati Uniti.
Il giorno prima del colloquio con Biden, Putin era a New Delhi davanti alle telecamere per abbracciare il leader indiano Narendra Modi, nonostante i due paesi, un tempo molto vicini, mantengano amicizie problematiche: la Russia con la Cina, l’India con gli Stati Uniti, il tutto sullo sfondo delle tensioni tra l’India e la Cina, che l’anno scorso hanno provocato uno scontro armato.
Putin non si è presentato a mani vuote ma ha consegnato all’India il suo famoso sistema antimissile S-400- lo stesso che ha venduto alla Turchia, membro della Nato- che proteggerà il suo amico indiano dai missili del suo amico cinese. A Delhi Putin ha inoltre firmato 28 accordi economici con l’India nel corso di una visita breve ma assai redditizia.

L’India e la Russia hanno tutto l’interesse a mostrare ai rispettivi amici di non essere vincolate. L’India si è considerevolmente riavvicinata agli Stati Uniti, sia con Trump che con Biden, e oggi fa addirittura parte del Quad, un’alleanza diretta contro la Cina e composta da Giappone, Australia, Stati Uniti e appunto dall’India. Mentre la Cina è diventata il maggior partner economico di Mosca, oltrepassando i Paesi europei proprio a causa delle sanzioni occidentali imposte dopo l’annessione della Crimea nel 2014.

In questa partita tra Mosca e New Delhi il presidente Modi sa bene che Washington ha accolto con fastidio l’installazione delle batterie S-400 in India, mentre Pechino sarà sicuramente irritata dall’abbraccio caloroso di Putin con Modi in un momento in cui la tensione tra i due giganti asiatici resta forte.
Queste “infedeltà” alle rigide coalizioni di un tempo sono il segno che nel mondo attuale le alleanze sono flessibili e il mondo non è così ancorato agli schemi della guerra fredda evocati ogni volta che ci sono tensioni con la Russia.

L’esempio più clamoroso è il rapporto tra la Russia e la Turchia, tra Erdogan e Putin. Se è vero che il leader turco appoggia con i suoi droni l’Ucraina e tuona a favore dei diritti della minoranza dei tatari musulmani in Crimea, Ankara ha acquistato le batterie anti-missile russe S-400 infrangendo un tabù storico della Nato, cioè mai acquistare armi da Mosca. La Russia e la Turchia si confrontano (e si scontrano) in Siria, in Libia, nel Caucaso. al confine tra Armenia e Azerbaijan. Ma questo non impedisce alle due parti di approfondire la cooperazione militare in maniera sempre più sorprendente.

La Turchia pochi giorni fa ha annunciato che intende cooperare con la Russia su un programma per la produzione dei propri caccia. Lo ha dichiarato Ismail Demir, presidente delle Industrie della difesa della Turchia, secondo quanto riferisce il quotidiano turco “Hurriyet”.

“Ci sono molti punti di cooperazione nei nostri negoziati con la Russia. Includono anche alcuni punti relativi allo sviluppo del nostro aereo militare nazionale, che lascerà l’hangar nel 2023. Vi sono ad esempio alcune tipologie di motore e sistemi avionici che abbiamo scelto. Ma nel tempo ci saranno cambiamenti, sviluppo, rinnovamento di alcuni sistemi. Durante questo processo potrebbero anche aver luogo negoziati con la Russia”, ha dichiarato Demir, già posto sotto sanzioni da parte degli Stati Uniti nel dicembre del 2020.

In precedenza il ministro turco dell’Industria e della Tecnologia Mustafa Varank aveva dichiarato all’agenzia di stampa russa “Ria Novosti” che Ankara non avrebbe escluso la possibilità di acquistare caccia russi Su-35 e Su-57, precisando tuttavia che al momento la priorità è sviluppare i propri caccia di quinta generazione.

Nel dicembre del 2020 gli Stati Uniti hanno sanzionato l’industria militare turca e i suoi alti funzionari per l’acquisto dei sistemi missilistici di fabbricazione russa S-400, dopo un accordo del valore di 2,5 miliardi di dollari con Rosoboronexport (Roe), la principale azienda di esportazione di armi della Russia.

Una vera e propria sfida di Erdogan agli Usa. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che la Turchia si è impegnata intenzionalmente in una transazione significativa con la Russia e quindi è stata soggetta a sanzioni. L’acquisto degli S-400 da parte di Ankara ha avuto come conseguenza l’espulsione della Turchia dal programma per la produzione del caccia di quinta generazione F-35, prodotto da Lockheed Martin, in cui il governo del presidente Erdogan aveva investito 1,4 miliardi di dollari e prevedeva di generare 11 miliardi di dollari di entrate dalle esportazioni.

Biden deve costringere Putin a non invadere l’Ucraina minacciando di chiudere il gasdotto Nord Stram 2 con la Germania e di mettere fuori la Russia dal sistema Swift delle transazioni internazionali. Ma in casa loro, proprio nella Nato, gli Usa hanno seri problemi con la Turchia, il secondo esercito più potente dell’Alleanza Atlantica. Ecco perché la partita Est-Ovest è molto più complessa e ad ampio raggio di quanto non sembri.


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