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L'Alto rappresentante per gli Affari esteri Ue Josep Borrell

Tempo di lettura 4 Minuti

«Una crisi migratoria dall’Afghanistan sarebbe solo il risultato di mancanza di coraggio e leadership». È quanto sostiene la commissaria per i Diritti umani del Consiglio d’Europa (Cde), Dunja Mijatovic. L’Europa e i Paesi membri del Consiglio d’Europa non hanno ancora un piano per i ricollocamenti dei rifugiati afghani. I governi restano divisi e alle parole di solidarietà non fanno ancora seguito piani concreti per l’accoglienza dei migranti dall’Afghanistan.

RISPETTO DEGLI IMPEGNI

Piuttosto per alcuni Paesi il problema su cui concentrarsi è soprattutto come evitare nuovi flussi. Alcuni Stati, come la Grecia, stanno già pensando alla costruzione di nuovi muri ai confini. In generale, la Commissione europea prevede di ricollocare tra i Paesi Ue 30mila rifugiati entro il 2022. A questo scopo destinerà 300 milioni di euro.

Lo spiega un portavoce della Commissione Ue, durante il briefing giornaliero con la stampa a Bruxelles, chiarendo però che si tratta di un dato generale, non riferito a ricollocamenti specifici di rifugiati afghani. Da Ventotene, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha già bacchettato l’Europa che si commuove ma che non riesce a pianificare l’accoglienza dei migranti afghani. Mattarella ha richiamato i governi Ue a una maggior solidarietà, durante il suo discorso in occasione dell’anniversario del Manifesto di Altiero Spinelli.

Così anche la commissaria Dunja Mijatovic ha sottolineato la necessità che i Paesi membri del Cde rispettino i propri impegni in tema di solidarietà e protezione internazionale dei diritti umani.

«I Paesi membri devono onorare i loro obblighi in materia d’accoglienza di coloro che fuggono dalla terribile situazione in Afghanistan – ha detto Mijatovic – Gli Stati hanno la capacità individuale e collettiva per farlo». A preoccupare è che «diversi governi – dice la commissaria – hanno inviato un segnale positivo dicendosi pronti a dare ospitalità agli afghani, ma molti altri hanno suggerito, annunciato, e preso misure per chiudere i confini, limitare le richieste d’asilo e respingere. Gli Stati membri del Consiglio d’Europa non possono e non devono aspettarsi di restare a guardare quanto accade in Afghanistan. L’arrivo degli afghani non deve essere usato per erodere ulteriormente il sistema di protezione dei diritti umani in Europa».

AUTONOMIA MILITARE

Un’incapacità di agire rapidamente a livello europeo è stata lamentata anche dall’Alto rappresentante per gli Affari esteri Ue, Josep Borrell, che critica la mancanza di una forza di difesa europea. Borrell, infatti, durante un’intervista al Corriere della Sera sostiene che se l’Ue avesse avuto un suo esercito avrebbe potuto inviare delle forze, come fatto dagli Usa, per mettere in sicurezza l’aeroporto di Kabul.

«Come europei – ha detto Borrell – dobbiamo usare questa crisi per imparare a lavorare di più insieme. E per rafforzare l’idea dell’autonomia strategica dovremmo essere in grado di muoverci anche da soli. Rafforzando le nostre capacità, rafforziamo la Nato».

L’Alto rappresentante Ue sottolinea, inoltre, il limite dell’Unione che risponde solo agli stimoli creati dalle crisi sull’immediato, trovandosi così impreparata ad affrontare le situazioni in modo pianificato. «L’Europa spesso reagisce solo di fronte alle emergenze – ha aggiunto – Da questa esperienza dobbiamo tirare degli insegnamenti. Ognuno dei Paesi Ue presenti in Afghanistan si è mobilitato attorno all’aeroporto di Kabul in queste settimane. Hanno cooperato fra loro e hanno condiviso le capacità di trasporto. Ma come europei non siamo stati in grado di mandare seimila soldati attorno all’aeroporto per proteggere la zona. Gli americani ci sono riusciti, noi no».

Da Borrell arriva quindi la proposta di creare «una Initial Entry Force europea che possa agire rapidamente durante le emergenze. La Ue deve essere in grado di intervenire per proteggere i propri interessi quando gli americani non vogliono essere coinvolti. La nostra First Entry Force dovrebbe essere composta di cinquemila soldati in grado di mobilitarsi a chiamata rapida».

LA GESTIONE DEI PROFUGHI

Intanto, i ministri degli Affari interni si preparano a discutere oggi della situazione in Afghanistan. A quanto si apprende, però, se è vero che i ministri Ue discuteranno di come trovare un maggior equilibrio tra sicurezza e solidarietà, non sembra previsto in agenda un dibattito dedicato alle quote di rifugiati da accogliere tra i Paesi Ue, né ancora sembra delinearsi una quota complessiva di rifugiati afghani da ricollocare a livello europeo.

Sembra, infatti, che si riprenderà piuttosto la discussione sul dato generale dei 30mila rifugiati, senza specificare le nazionalità, da ricollocare entro il 2022. Sul piano dei partenariati internazionali per la gestione della crisi afghana, invece, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, annuncia che sta discutendo di un accordo con il Kirghizistan. «Sconfiggere il terrorismo, contrastare il traffico di droga e fornire aiuti umanitari sono priorità comuni», ha scritto Michel su Twitter, dopo un colloquio con il presidente del Kirghizistan, Sadyr Japarov.


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