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Il presidente Donald Trump con la mascherina

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Qual è l’epicentro della pandemia? Prima era la Cina, poi la Corea del Sud, poi l’Iran, poi l’Italia, poi gli Stati Uniti, da ultimo l’America Latina… Ma se dall’aspetto epidemiologico passiamo a quello economico, non vi è dubbio che il Paese chiave sono gli Stati Uniti. Anche se, ormai da cinque anni, non sono più la più grande economia del mondo (lo scettro, in termini di cambi a parità di potere d’acquisto, è passato alla Cina), gli Usa mantengono una primazia per quanto riguarda la salute dell’economia mondiale: fucina di innovazione, primo Paese importatore, primi per potenza militare e per ‘soft power’, nel senso di esportatore di modelli culturali.

Gli Usa, come gli altri Paesi, sono stati aggrediti da un nemico invisibile e insidioso. E come stanno reagendo e reagiranno a questo attacco influenza e influenzerà la salute economica del resto del mondo. Diventa quindi importante analizzare sia l’andamento del virus in America, sia gli strumenti di contrasto messi in opera.

Non mi riferisco al contrasto degli effetti economici della pandemia: qui la reazione è stata pronta e generosa, con un’impressionante potenza di fuoco dispiegata dalle autorità monetarie e dal bilancio pubblico. Mi riferisco al contrasto alla diffusione del virus, alle politiche messe in opera per prevenire i contagi: chiusura delle scuole, chiusura dei posti di lavoro, cancellazione di eventi (inclusi quelli sportivi), restrizioni sugli assembramenti, chiusure del trasporto pubblico, “stare a casa”, campagne di informazione per il pubblico, restrizioni sui movimenti all’interno, controlli sui voli internazionali…

Nel sito https://ourworldindata.org/policy-responses-covid è possibile trovare, per ogni Paese, un cosiddetto ‘Indice di restrizione’, costruito collassando – ordinati da zero a 100, e 100 indica il massimo di restrizione – i nove indicatori di cui sopra. Il grafico accosta questo indice (rappresentato sulla scala di destra), alle variazioni giornaliere dei casi attivi (persone correntemente ammalate), calcolate su una media mobile di sette giorni. Come si vede, l’innalzarsi delle infezioni è stato accompagnato dall’irrigidirsi delle restrizioni, e il mantenimento di queste ha permesso di indebolire la dinamica del contagio. Fin qui la storia è analoga a quella dell’Italia, illustrata su queste colonne il 19 maggio. Preoccupa, però, che, a differenza dell’Italia, i contagi abbiano ripreso vigore. Gli allentamenti in corso nei 50 stati americani appaiono prematuri.

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