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Il ruolo giocato dalle città nell’inquinamento atmosferico è noto dai tempi del “Ragazzo della via Gluck” ma come sempre sono i numeri a raccontare le dimensioni del fenomeno.

Senza somigliare ancora alle megalopoli cyberpunk di “Blade runner” già oggi le metropoli ospitano oltre il 50% della popolazione del pianeta (assicurando l’80% della sua produzione economica), coprono due terzi del consumo energetico globale e, soprattutto, più del 70% delle emissioni annuali di carbonio, sempre a livello mondiale.

Non solo: entro il 2050, oltre il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città, con una massiccia crescita della domanda di infrastrutture energetiche urbane. Questi dati emergono dal rapporto “Empowering cities for a net zero future” elaborato dall’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), su richiesta della presidenza italiana del G20, che esamina come le città possano essere la chiave per un futuro a zero emissioni nette, poiché la digitalizzazione apre una serie di nuove opportunità. 

Secondo l’Aie, “le città del mondo possono svolgere un ruolo centrale per accelerare i progressi verso sistemi energetici puliti, a basse emissioni di carbonio, resilienti e inclusivi”. Un’idea fatta propria dai ministri del Clima e dell’Energia del G20 riuniti a Napoli per concentrarsi sui passi che i governi nazionali possono intraprendere per sostenere le aree urbane nella ricerca di soluzioni e tecnologie per ridurre le emissioni.

Il report è stato elaborato all’esito di ampie consultazioni che hanno coinvolto oltre 125 esperti e organizzazioni leader e presenta gli studi svolti su 100 città di 40 Paesi. Gli esempi forniti mostrano l’ampio ventaglio di opportunità e soluzioni che possono aiutare le autorità a livello cittadino a sfruttare appieno sistemi energetici efficienti e intelligenti. Ritorna, quindi, il tema delle smart city, fra lampioni e caricabatterie per auto elettriche intelligenti ed edifici autoraffreddanti. Investire, insomma, a livello di città può fornire il più grande ritorno sull’investimento per la mitigazione del carbonio e accelerare le transizioni inclusive di energia pulita.     

“Le nuove tecnologie e l’aumento della connettività, così come la portata delle metropoli mondiali, stanno aprendo enormi opportunità per ottimizzare la pianificazione urbana, migliorare i servizi ed estendere l’accesso, creando allo stesso tempo flussi di entrate, posti di lavoro e iniziative commerciali”, spiega l’Aie. 

Le metropoli, del resto, già oggi sono incubatori di tecnologie all’avanguardia, laddove densità e dimensioni offrono economie di scala in grado di ridurre il costo delle infrastrutture e dell’innovazione. La relaziono propone poi una serie di raccomandazioni di alto livello per accelerare le transizioni energetiche e sfruttare appieno il potenziale delle città per ridurre le emissioni grazie alla digitalizzazione.

Nei prossimi tre anni, prosegue lo studio, “ben 83 miliardi di dispositivi e sensori connessi saranno disponibili, set di dati di grandi dimensioni e diversificati su un’ampia gamma di argomenti, come il consumo energetico, la qualità dell’aria e i modelli di traffico. I sistemi energetici di nuova generazione possono sfruttare i dati di questi edifici, elettrodomestici e sistemi di trasporto collegati per ridurre il consumo energetico, migliorare la stabilità della rete e gestire meglio i servizi della città”. 

Viene citato, a tal proposito, lo studio “Los Angeles 100% Renewable Energy”, condotto dal National Renewable Energy Laboratory degli Stati Uniti, considerato una stella polare per raggiungere l’obiettivo, entro il 2045, di una città fornita al 100% da energie rinnovabili. La ricerca simula migliaia di edifici, utilizzando scansioni aeree, modelli di adozione dei clienti e strumenti di pianificazione delle utenze per garantire la stabilità del sistema energetico e stima che queste misure eviterebbe tra i 472 e gli 1,55 miliardi di dollari in investimenti nella rete di distribuzione.    

Secondo l’Aie, l’elettricità consumata nell’illuminazione stradale a livello globale è equivalente al consumo totale annuo di elettricità della Germania e può costituire fino al 65% dei bilanci comunali per l’elettricità. Tuttavia, solo il 3% dei 320 milioni di pali dell’illuminazione stradale del mondo è abilitato in modo intelligente, anche se l’uso di questi lampioni hitech potrebbe ridurre l’uso di elettricità fino all’80% regolando l’uscita in base ai livelli di luce ambientale e alle condizioni meteorologiche. Le luminarie intelligenti, fra l’altro, possono anche monitorare il traffico, gli attraversamenti pedonali e l’inquinamento acustico e atmosferico, oltre a incorporare caricabatterie per auto elettriche e infrastrutture per telefoni cellulari.

Azioni da intraprendere quanto prima perché, avverte l’Aie, la ripresa economica successiva alla crisi sanitaria globale ha come corollario un rimbalzo nell’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera.  “L’aumento della Co2 globale legata all’energia nel 2021 – rileva l’Aie – potrebbe essere il secondo più grande nella storia. Le città sono il motore economico del mondo e le soluzioni che cercano possono trasformare il panorama energetico creando nuove sinergie per ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza energetica, migliorare la resilienza e fornire un futuro prospero più pulito per tutti noi. Una forte cooperazione e collaborazione internazionale può svolgere un ruolo cruciale in questo senso, in particolare attraverso reti emergenti di condivisione della conoscenza che abbracciano città e Paesi”.


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