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Papa Francesco

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Oggi il vertice europeo proverà a salvare l’Unione squassata dalla pandemia ed è in vista di questo appuntamento che ieri il Papa ha rivolto un monito alle nazioni del continente perché recuperino lo spirito di unità «fraterna» che guidò l’opera degli iniziatori del processo comunitario.

«In questo tempo nel quale è necessaria tanta unità tra noi, tra le nazioni – ha detto Francesco alle sette del mattino, avviando la messa a Santa Marta – preghiamo  per l’Europa: perché riesca ad avere questa unità, questa unità fraterna che hanno sognato i padri fondatori dell’Unione».

La parola di Bergoglio batte da settimane sul tasto che più duole nella stagione politica della pandemia: la mancata unità tra i partiti e i Paesi nell’affrontare una sfida che è globale. Lunedì il Papa – forse scosso dalle sorprendenti divisioni all’interno della rappresentanza italiana al Parlamento europeo – aveva invitato a pregare per i partiti, perché cerchino il bene comune e non quello della propria fazione.

Il giorno di Pasqua, con il messaggio Urbi et Orbi aveva spronato l’Unione europea a cogliere la «sfida epocale» della pandemia, affrontandola con «soluzioni innovative». Come via per la ricerca di tali soluzioni aveva indicato il «concreto spirito di solidarietà» che dopo la seconda guerra mondiale aveva aiutato i popoli del continente a superare le «rivalità del passato».

È quanto mai urgente – aveva concluso – che nel mezzo della pandemia le rivalità non riprendano vigore e tutti «si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda». L’alternativa – aveva ammonito- è solo la tentazione degli egoismi e del «ritorno al passato».

LA TENTAZIONE DEL PASSATO

La tentazione del passato Bergoglio l’intende come il ripiegamento su posizione sovraniste e populiste che gli appaiono evocatrici del nazismo. «Oggi, in Europa – ha detto in un’intervista recente allo scrittore britannico Austen Ivereigh – quando si cominciano a sentire discorsi populisti o decisioni politiche di tipo selettivo non è difficile ricordare i discorsi di Hitler nel 1933».

Anche in quell’intervista Francesco ammoniva sul rischio del ritorno al passato con riferimento al dopo pandemia: al quale – diceva – dovremmo prepararci progettando una nuova economia e mirando all’unità della famiglia umana.

Da tempo, con l’occhio impietoso di un uomo del Sud del mondo, il Papa argentino viene segnalando l’impressione «di stanchezza e di invecchiamento» che gli viene dalla percezione di «un’Europa nonna e non più fertile». Così si espresse – senza eufemismi – nel 2014 in visita al Parlamento di Strasburgo.

In più occasioni Francesco ha spronato l’Europa a respingere la tentazione della chiusura – che egli vede galoppante in materia di migranti, di aiuto ai Paesi poveri, di commercio delle armi – e a recuperare i «grandi ideali» dei padri fondatori. Ora quegli ideali di solidarietà li ripropone per reagire alla pandemia, convinto – come ha detto all’intervistatore britannico – che «ogni crisi è un pericolo ma è anche un’opportunità».

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