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Nelle scorse settimane il mondo è stato scosso dalle rivelazioni della scienziata cinese Li-Meng Yan, la quale ha affermato che il Covid sarebbe stato creato in laboratorio. L’origine artificiale del virus è anche la tesi del libro pubblicato in agosto “Cina Covid 19 – La chimera che ha cambiato il mondo” (Cantagalli), scritto dal professor Joseph Tritto, microchirurgo italo-americano nato ad Altamura.

Esperto di biotecnologie e nanonotecnologie, presidente della Wabt (World academy of biomedical sciences and technologies), importante accademia fondata sotto l’egida dell’Unesco, Tritto ha rilasciato un’intervista al Quotidiano del Sud.

La comunità scientifica esclude che il Covid sia nato in laboratorio. Cosa le fa pensare il contrario?

«Se avesse un’origine naturale, sarebbe la prima volta che un virus chimerico ricombinante, patogeno per l’uomo, è isolato in natura. Il Sars-CoV-2, in realtà, è una ricombinazione di due virus: uno che deriva dal pipistrello, detto “a ferro di cavallo”, e uno dal pangolino, quindi il Covid 19 è un ricombinante chimerico da due specie diverse che vivono in nicchie ecologiche diverse”.

Questo cosa significa?

«È molto difficile giustificare come queste due specie ecologicamente distanti possano incontrarsi. Per questo motivo si suppone che possa esistere un vettore intermedio, che ha assorbito questo virus ricombinante, e che lo ha trasmesso all’uomo. Fino a oggi il vettore intermedio non è stato né isolato, né individuato neppure a livello di ipotesi scientifica».

Dal punto di vista scientifico, invece, è plausibile che il Covid sia stato creato in laboratorio?

«Siamo di fronte a una ricombinazione di due Backbone, cioè delle due matrici del virus del pipistrello e del virus del pangolino, che sono stati fusi insieme. Senza questa ricombinazione non si sarebbe potuta dare un’affinità sufficiente a questo virus ricombinante per attaccarsi alla cellula umana. Ma c’è anche un altro fattore che rende l’ipotesi plausibile».

Quale?

«C’è nel virus un inserto, cioè un’inserzione nel materiale genetico, che espande e incrementa l’attività contagiosa e di virulenza del virus stesso, che deriva dal virus dell’Hiv1, come è stato ampiamente descritto dai ricercatori francesi del gruppo di Montagnier e Lopez, dai ricercatori di Prashant Pradhan dell’India institute of technology e dai ricercatori franco-canadesi di Etienne Declory e N. G. Seidah. Tali inserti aumentano la capacità del virus di attaccarsi alla cellula umana e di penetrarla. C’è un altro inserto fondamentale, che agisce non solo sulla membrana cellulare ma anche nella macchina interna della cellula umana, che è il cosiddetto inserto furinico: non solo permette al virus di penetrare attraverso il recettore furinico di membrana, ma anche di arrivare all’interno della cellula per stimolare e favorire la replicazione virale attraverso la proteasi furinica».

A quale scopo sarebbe stato creato?

«Sui Coronavirus i cinesi lavoravano da molto tempo e precisamente dal 2002 quando è scoppiata in Cina l’epidemia di Sars 1. All’inizio i ricercatori cinesi studiavano i Coronavirus per sviluppare un vaccino contro la Sars. Con il passare del tempo questa ricerca si è orientata verso altri obiettivi di ricombinazione genetica di ceppi virali patogeni e di ricombinazioni chimeriche. A mio avviso il virus è uscito dal laboratorio per un fatto accidentale».

Si parla insistentemente del vaccino. Ne avremo mai uno efficace?

«Il solo Paese che può sviluppare un vaccino polivalente è la Cina, infatti ci sta lavorando. Gli altri Paesi, che non possiedono la matrice originale, considerate le tante mutazioni del virus, possono sviluppare solo vaccini specifici per il ceppo prevalente della regione d’interesse».

Considera efficaci le misure messe in atto dal governo italiano per limitare i contagi?

«La politica dello stay-at-home, il cosidetto lockdown, è stata necessaria in molti Paesi europei e soprattutto in Italia per sopperire alla carenza dei dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, i guanti, i camici, ecc; per la scarsa disponibilità dei disinfettanti; per la mancanza di laboratori e di strumenti adatti a processare i campioni, per l’inadeguatezza di mezzi e di uomini per implementare i programmi di Risk Management. A mio avviso si potevano adottare strategie diverse più indolori e meno traumatiche per il tessuto socio-economico del Paese».

Come potremmo superare la pandemia?

«Si può controllare la pandemia e si può in parte curare la malattia con i farmaci che abbiamo a disposizione. Per risolvere il problema alla radice, senza attendere l’insorgenza dell’immunità di gregge, occorre la matrice originaria del virus per sviluppare un vaccino polivalente».

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