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Vincent Bolloré

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Tratto da Il Cigno nero e il Cavaliere Bianco-Diario italiano della Grande Crisi edizioni La nave di Teseo

In Generali era stato mandato a riscaldarsi il soldato Donnet che accetta di essere degradato perché sa che poi salirà, per cui improvvisamente Greco finisce il mandato e non va più bene. In Telecom Cattaneo brucia le tappe e fa in un anno il migliore risultato degli ultimi quaranta trimestri ma deve fare posto a un altro uomo di fiducia di Bolloré l’israeliano Amos Genish. Chi avrebbe potuto sfidare in casa propria Berlusconi se non Bolloré? Provare a togliere Mediaset a quel Cavaliere che gli ha dato una mano per entrare nei salotti italiani, vuol dire che il cinismo consueto degli affari si coniuga con una disinvoltura e un’arroganza senza pari

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Bisogna perdere qualche attimo per capire chi è davvero Bolloré, l’uomo che ha in mano le telecomunicazioni italiane e, dalla tolda di comando di Mediobanca che ha un solo asset vero, Generali, di cui detiene il 13%, punta al grande slam assicurativo.

Per capirlo bisogna vedere come si è comportato su Telecom e su Generali dove non appare mai ma la sua voce è ascoltata e temuta, attraverso il filtro milanese-parigino-londinese di Nagel.

Esattamente come è avvenuto per Greco in Generali che doveva fare tre mandati da ceo e ne ha fatti uno, Cattaneo in Telecom doveva fare tre anni e ne ha fatti poco più di uno.

In Generali come in Telecom Bolloré aveva bisogno di un manager credibile che lavorava già da una altra parte con un altro contratto per essere ancora più credibile e con tanto di penale che comunque paga la società non Bolloré grazie a meccanismi che permettono di pagare il dovuto nel “modo giusto”, vale a dire Bolloré paga il 20%, l’altro 80% lo paga la società. Come in Generali era stato mandato a riscaldarsi al livello più basso il soldato Donnet che accetta di  essere  degradato perché sa che poi salirà, per cui improvvisamente Greco finisce il mandato e non va più bene, così in Telecom Cattaneo brucia le tappe e fa in un anno il migliore risultato degli ultimi  quaranta  trimestri ma deve fare posto a un altro uomo di fiducia di Bolloré l’israeliano Amos Genish che ha fatto faville in Brasile ma ha diritto a quel posto perché è un uomo suo, un uomo di Bolloré, questa è la realtà.

Per la verità il raider bretone cerca di convincere Cattaneo di accettare Genish come direttore generale, esattamente come era per Donnet con Greco, ma viene respinto con perdite. In realtà nel disegno di Bolloré c’è sempre un pensiero per tutti, ma dopo il suo, se è riuscito come è riuscito a cacciare tutti i familiari e a scippare l’azienda al suo miglior amico, c’è da ritenere che abbia ragione chi sostiene che sullo stomaco non abbia un pelo ma una moquette.

Chi avrebbe potuto sfidare in casa propria Berlusconi se non lui?

Provare a togliere Mediaset a quel Cavaliere che ha dato una mano a Bolloré per entrare nei salotti italiani, vuol dire che il cinismo consueto degli affari si coniuga con una disinvoltura e un’arroganza senza pari.


La doppia offensiva di Vivendi su Telecom e Sparkle, da una parte, e Mediaset, dall’altra, è il punto più avanzato di una campagna che non si ferma più a fare incetta di belle aziende italiane e di buona mano d’opera ma che punta ormai apertamente alla conquista delle imprese sistemiche di un Paese per poterne controllare flusso di investimenti, orientare il famoso Capex a favore delle produzioni francesi, mettere sotto controllo settori strategici come le telecomunicazioni e funzioni delicatissime come intelligence e sicurezza.

Tutto questo avviene sotto i colpi e l’occhio vigile, per la prima volta di authority e governo, che mettono paletti, fanno ostruzionismo, prendono provvedimenti e esercitano correttamente il Golden power ma senza il risultato di bloccare la scalata al sistema nevralgico comunicazioni-intelligence del Bel Paese. (…)


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