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Banchi a rotelle, distanziamento fisico tra gli alunni, mascherine obbligatorie, classi trasferite negli alberghi. E se fosse tutto (quasi) inutile? Uno dei più completi studi sulla diffusione del Covid nelle scuole, condotto nel Regno Unito e citato dal Times, afferma che «ci sono pochissime prove che il virus venga trasmesso» nelle aule scolastiche.

Lo studio ha preso come riferimento cento istituti britannici e oltre 20mila loro frequentatori, tra alunni e insegnanti. Ciò che ne è uscito fuori, come spiega il prof. Russell Viner, presidente del Royal College of Paediatrics and Child Health e membro del SAGE (l’organismo medico-scientifico che consiglia il governo di Londra sull’emergenza), è che le prove che il Covid si possa contrarre a scuola sono «pochissime». «I rischi per i bambini sono molto bassi, mentre i rischi legati alla chiusura delle scuole sono molto gravi», ha aggiunto il medico. Il prof. Viner ha quindi dato un consiglio che ha i connotati della solennità patriottica: «La Gran Bretagna come nazione dovrebbe alzarsi e dire: i nostri figli sono essenziali».

Il gruppo di ricercatori coordinato da Viner ha esaminato trentacinque studi provenienti da tutto il mondo sul rapporto causa-effetto tra apertura delle scuole e diffusione del Covid. La scoperta è che «i bambini svolgono un ruolo minore nella trasmissione del virus» e dunque le scuole frequentate dai più piccoli non sarebbero un luogo di contagio. «Tutte le misure che vengono prese – ha detto – hanno un impatto sul tasso nazionale R0, ma la riapertura delle scuole, a nostro avviso, ha un impatto minimo. La maggior parte dei casi registrati riguarda dipendenti delle scuole, non studenti».

Di uguale avviso Anne Longfield, commissario per l’Infanzia dell’Inghilterra. La donna, parlando al programma “Radio4” della Bbc, ha suggerito all’esecutivo di impegnarsi per far tornare tutti i bambini a scuola nelle prossime settimane tanto quanto si sta impegnando per riattivare l’economia dopo la crisi seguita alla pandemia. «Sono preoccupata che l’istruzione non ottenga la stessa priorità data all’economia, ai posti di lavoro, o al Sistema sanitario nazionale (Nhs). Penso che i bambini rischino di essere dimenticati durante l’allentamento delle misure restrittive», ha aggiunto.

Contraria alla digitalizzazione dell’istruzione, dal momento che «ci sono un milione di bambini che non hanno le tecnologie o la rete per imparare da remoto», la commissaria ha quindi affermato: «C’è un rischio molto basso di infezione per i bambini che sono nella scuola materna e nella scuola primaria, e penso che le persone siano molto più fiduciose al riguardo». La proposta della Longfield per monitorare la situazione dei contagi è di attuare test settimanali in ogni scuola.

Lo studio del gruppo di ricercatori coordinati dal prof. Viner è stato però smussato da un altro studio, pubblicato sempre sul Times, del Public Health England (PHE) secondo cui la diffusione del virus è scarsa tra i minori di 10 anni, ma più alta tra gli alunni di scuole secondarie e superiori. Il premier Johnson sembra però maggiormente persuaso dal consiglio di riaprire, tanto che avrebbe chiesto al consigliere governativo per il Covd, Chris Whitty – rileva il Telegraph – di pubblicare una revisione degli studi nel tentativo di dimostrare che il ritorno a scuola è sicuro. Settembre è vicino, vedremo se prevarrà la linea aperturista o quella prudenziale.

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