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Vaccino uguale ritorno alla normalità è un’equazione che non convince pienamente la scienza. Se, insomma, stavamo già pensando di brindare al 2021 come l’anno in cui avremmo progressivamente abbandonato mascherine e distanziamenti per riprendere la routine del pre Covid dovremo, probabilmente, cambiare i nostri piani.

Le elevate percentuali di efficacia di tre papabili sieri (Pfizer, Moderna e Astrazeneca) contro il Coronavirus, secondo diversi esperti, non devono provocare slanci eccessivamente ottimistici. E non solo, perché, scoperto l’antidoto, si deve ancora vincere la sfida – complicatissima – della produzione (parliamo di miliardi di dosi) e della distribuzione.

FRENO AGLI ENTUSIASMI

Ad allontanare la fine dell’incubo è la parzialità di alcuni dati. A partire da quelli sulla possibile veicolazione del virus da parte delle persone vaccinate. Ne ha parlato, fra gli altri, Tal Zaks, capo del dipartimento medico di Moderna, una delle aziende più avanti nella corsa al siero, giunta alla fase tre della sperimentazione con un’efficacia del 94,5%.

«Al momento – ha detto al format della Hbo Axios – i risultati dimostrano che il nostro vaccino evita il contagio o comunque impedisce che si sviluppi una forma grave della malattia. Ma questi dati non provano che chi è vaccinato non possa infettare gli altri. Quando inizieremo a distribuirlo non avremo ancora informazioni sufficienti per dimostrare che questo siero riduca la trasmissione del virus».

Poi la doccia gelata: «Per ragioni scientifiche è possibile che la veicolazione sarà ridotta, ma finché non avremo dati incontrovertibili penso sia importante non modificare i comportamenti solo perché si è vaccinati».

Lo stesso concetto era stato espresso in precedenza a “Di Martedì” dalla virologa Ilaria Capua. «Esistono pochissimi vaccini che danno immunità sterile – aveva detto – Nel mondo reale, se sono vaccinato ho una barriera che mi protegge dalla malattia. Ma da vaccinato posso andare in giro come se fossi sicuro al 100%? La risposta è no. Quando si parla di efficacia, si fa riferimento alla malattia». Quando arriverà il vaccino, quindi, «non ci sarà un liberi tutti. Oltretutto ci vorranno mesi per vaccinare tutta la popolazione, servirà un piano molto ben organizzato. Il vaccino non è la panacea, è uno degli strumenti».

LA POLEMICA

Intanto prosegue la polemica fra virologi dopo le parole di Andrea Crisanti, che ha espresso scetticismo sulla reale efficacia e sicurezza dei vaccini arrivati al traguardo nelle ultime settimane chiedendo a gran voce la pubblicità dei dati. In alternativa, ha sottolineato a Focus Live, «a gennaio io non lo farei».

Affermazioni che hanno fatto andare su tutte le furie diversi colleghi, fra cui Matteo Bassetti. «Tutti dobbiamo impegnarci per la campagna vaccinale che partirà tra un mese – ha commentato a Tagadà – Non si fa l’interesse del Paese instillando il dubbio in un Paese che, in materia di vaccini, è già scettico». Bassetti sembra richiamare almeno un paio di sondaggi dai quali emerge una certa riluttanza della popolazione sul tema.

In particolare una ricerca di Swg ha rilevato che il 44% del campione si è detto disponibile a vaccinarsi appena sarà pronto il siero a gennaio . Il 37% (uno su tre) è contrario a vaccinarsi, dato quest’ultimo in aumento del 3% dalla precedente rivelazione del 13 novembre, mentre il 19% ha risposto «non saprei». Il 26% dei contrari si sottoporrebbe alla profilassi solo se obbligatoria, mentre l’11% nemmeno in quel caso.

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