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Lilli Gruber conduttrice di Otto e mezzo

Tempo di lettura 5 Minuti

Il fondo monetario prevede crescita per tutti i Paesi salvo che per l’Italia che rischia di finire tra i Paesi spazzatura che non riusciranno neanche a incassare i famosi miliardi del Recovery Fund per la cui gestione tutti si accapigliano simulando il balletto delle crisi e dei rimbrotti e delle rotture insanabili ma poi rimediabili, con i gossip, le chiacchiere, il dietro le quinte e tutta quella spazzatura che sembra cronaca rosa che poi si canalizza nei raccoglitori di acqua piovana dei talkshow a cascata in cui si simula che accadano gli eventi, si dibatte sul nulla ma – questa la cosa più impressionante – tutto ciò avviene con l’uso di un tono mondano, da upper class fatua e vanitosa, in genere gestiti – i talk – da donne eleganti e attraenti che studiano ciò che preparano le redazioni alle loro spalle, e che poi passano da un ospite all’altro quasi sempre senza ascoltare o scovare le notizie, passando da un tipo di deferenza all’altro, in mille sfumature di sostanziale fatuità.

Vorrei pregare i lettori di fare ciò che io come tanti faccio ogni giorno, basta avere una parabola: lo confesso e non datemi dello snob, oppure datemelo, non importa. Io dedico il poco tempo che dedico alla televisione davanti ai notiziari americani, inglesi, francesi – il tedesco purtroppo non lo so – e quando poi per dovere ricado sulle reti acchiappafarfalle italiane vengo preso da una insana allegria da teatro dell’assurdo, venata di vergogna.

Ieri è stata certamente una giornata spettacolare anche perché, malgrado le tumultuose apparenze, non è successo assolutamente niente. Niente, malgrado le convulse cronache che seguiamo da giorni e che – potete giurarci– finiranno più o meno in nulla. Il Gattopardo non scherzava: che tutto cambi affinché tutto resti come prima è un comandamento serio.

E le agenzie di rating hanno letto il testo di Tomasi di Lampedusa: nessuno si sta facendo incantare in questo momento in Europa e neanche nel mondo dallo spettacolo di una convulsione da parto isterico all’italiana, al termine dalla quale nascerà soltanto un fiotto di gas maleodorante.

Ho fatto anch’io il giro di telefonate che fa ogni modesto cronista e mi sono reso conto che con grande probabilità tutta l’agitazione messa in moto dal carosello di Matteo Renzi finirà in un polverone. E che quando il polverone si sarà posato, tutto sarà più o meno come prima, ma più impolverato: quel che resta è l’Italia delle apparenze che è prima di tutto uno show: un talk show, un intrattenimento dapprima mattutino, da caffellatte e da fette biscottate, ora che la sosta al bar è sconsigliata con ospiti che si interrompono stimolati da conduttori che pensano ad altro e che si danno sulla voce e poi mandano in onda formano il corpo di una sarabanda che va avanti con scrupoloso senso della noia sfornando dei rotocalchi di robetta leggera e inutile, ma espressa con tono furbo.

L’apice di questa follia editoriale consolidata o forse “Otto e mezzo” in cui ormai si vede Marco Travaglio che comanda, che indossa gli stivaloni, che dà e toglie la battuta alla Gruber la quale riassume, condensa e ripete l’ultima frase udita aggiungendo di suo un punto interrogativo finale per poi rilanciarla al prossimo cui tocca, il quale la riprende e bofonchia, e se è Massimo Cacciari spesso si vede che è stralunato e non sa più bene di che cosa stiano parlando.

I salotti sono tanti Specialmente inutili. Anche i talk show. Eviterò di fare i nomi per pudore e anche rispetto. In fondo, i colleghi che guidano questo gioco di società lavorano per vivere e forse anche per la gloria, ma siamo sicuri che lo facciano come appare visibile speriamo anche per la carriera perché alcuni davvero la meritano.

Tuttavia non posso evitare di dichiararmi attonito di fronte alla bravura di Myrta Merlino che affronta la politica come una sfilata di oggetti da presentare ed esprime opinioni, riassume opinioni, le rilancia come palle e le riprende e ride con Bersani, il quale mi fa personalmente ridere molto ma in modo tristissimo e tutta questa commedia dell’arte va avanti con gli stacchi pubblicitari, con i notiziari che si intervallano e poi ti accorgi che è passata la mano e che adesso c’è Tiziana Panella che è sempre molto elegante e di bella presenza ma si vede che anche lei ci ha preso giusto a trattare la politica come si può trattare una questione di vicinato, di casa, di famiglia e questo, devo dire con sconcertata ammirazione, avviene soltanto in Italia perché soltanto da noi abbiamo queste compagnie di giro con un gruppetto di direttori di carta stampata che invece sono su tutti gli schermi e si succedono, si aggrovigliano, si salutano e ammiccano, e tutti in fondo stanno attenti a non darsi sulla voce o almeno di non spiacersi, a meno che non siano degli assenti, oppure ospiti fissi di altre trasmissioni e in ogni caso si va sempre per vie gerarchiche, per autorevolezze, con quegli inviati bagnati fuori per le strade di Roma che praticano questo wrestling che simula il giornalismo e che consiste nel correre dietro il politico che finge di non vederti e quello o quella correre parla e dice parole inutili e cerca di strappare qualsiasi cosa e mostra devozione e irritazione e il politico se gli gira si gira e dice qualcosa come gli capita e nessuno sente bene quel che dice e tutti lo riprendono letteralmente da ogni postazione e risponde a studio con un immancabile “assolutamente sì”, che è come uno sissignore e tutto va avanti in caciara.

Ma quel che colpisce e schiaffeggia è il tono amichevole, leggero e confidenziale che emerge e dai talk fin dal primo mattino in studio. Toni fatui, salottieri, ai limiti del flirt. I retroscena e le ipotesi sono banali e fatti di chiacchiericcio un tanto al pezzo. Come ho detto all’inizio, dopo aver vissuto a lungo negli Stati Uniti ho contratto il vizio delle News, cioè dei telegiornali fatti l’uno in concorrenza dell’altro, per contendersi il pubblico. Ho scaricato anche una applicazione, molto diffusa, che si chiama “Ground News”, che non si limita a dare le notizie, ma ti informa anche quali e quanti giornali e telegiornali fanno le notizie con le percentuali delle testate di destra o di sinistra, non solo in America ma anche in Australia, Francia, Inghilterra, Germania.

In ogni Paese ci sono giornali e telegiornali e le “Breaking News” che sarebbero le edizioni straordinarie ma che anche da noi sono diventate le notizie qualsiasi. Chiedo scusa, sono affranto. So che cosa è successo e che cosa succederà: niente. E che cosa vi hanno fatto capire: niente. Riavrete, riavremo lo stesso governo o uno simile e il che poteva essere fatto prima, ma era importante che questa pagliacciata si facesse per dar modo a tutti di fare piccolo gruppo, piccolo salotto, piccolo mondo antico, un apericena, una chiacchierata a viso vuoto  e a occhi spenti, a parole inutili mentre la trattativa va avanti senza incontrare altri ostacoli che il Paese che sta per essere declassificato a spazzatura pura, mentre finora avevamo un discreto rango di spazzatura rivedibile, con qualche pepita. Fine di un’illusione, il talk continua.


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