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Approvata la legge di bilancio a tappe forzate, senza esame sostanziale da parte della Camera che ha dovuto limitarsi ad accettare la versione approvata dal Senato, il governo deve fare i conti con la prima vittima illustre, il ministro dell’Istruzione e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti che si è dimesso. Al suo comparto, questo il motivo riportato in un post su facebook dallo stesso ministro dimissionario, sono state assegnate risorse scarse, insufficienti anche a garantire una “linea di galleggiamento”.

M5S FREDDO

Eppure, scrive sempre Fioramonti «pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e delle ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’e’ la volontà politica». Fioramonti, pentastellato della prima ora, sembra non riscuotere più il favore del Movimento che non ha speso mezza parola per indurlo ad un ripensamento. Anzi, fonti M5s ieri hanno fatto sapere che «il governo è al lavoro per migliorare la scuola, l’istruzione e sostenere la ricerca. Guardiamo avanti, c’è piena fiducia nel premier Conte per individuare un nuovo ministro dell’istruzione, la scuola non può aspettare».

BILANCIO SENZA CORAGGIO

Che la legge di bilancio fosse in generale poco coraggiosa è stato sottolineato in diverse occasioni, permette al paese di sopravvivere ma non di avviare quella svolta necessaria per far ripartire la crescita. Sulla scuola poi anche l’economista Carlo Cottarelli. Direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, è critico con le scelte fatte dall’esecutivo e sulla scuola scrive: «Fioramonti ha fatto bene a dimettersi. Siamo tra gli ultimi in Europa per spesa per l’istruzione, all’ultimo per l’Università. Quota 100 è stata un errore e il Reddito di Cittadinanza è stato disegnato male. Ora abbiamo pure il bonus facciate. Spese di “facciata” invece che per l’istruzione». Ma se in Italia la scuola sembra essere il fanalino di coda nelle scelte per la destinazione delle risorse, il problema si pone amplificato per il Mezzogiorno.

GAP ABISSALE

Perché anche nella scuola e nell’istruzione il gap tra Nord e Sud è molto marcato mettendo così un’ipoteca sul futuro sviluppo delle aree più disagiate. Qualche dato. Secondo l’ultimo Rapporto di Cittadinanzattiva la documentazione sull’abitabilità degli edifici scolastici, che significa accessibilità e salubrità di un edificio, sicurezza impianti, risparmio energetico, antiinfortunistica, è in regola per il 63% degli edifici scolastici del Nord e solo per il 15% al Sud. Se si considera specificatamente la prevenzione degli incendi, al Sud è in regola il 17% delle scuole, al Nord il 64%. Non va meglio sul fronte dell’agibilità igienico-sanitaria dove le scuole del Sud in regola crollano al 15% contro il 67% delle scuole al Nord. Un altro dato è sconcertante, quello sulle barriere architettoniche. In questo caso i dati sono del Ministero dell’Istruzione. A livello nazionale il 29% delle scuole non ha provveduto a rimuovere le barriere, ma al Sud si toccano punte più alte come l’84% in Calabria, il 51% il Sicilia e il 50% in Campania.

MEGLIO LA PUGLIA

Tra le Regioni del Sud fa meglio la Puglia, dove le scuole non in regola in termini di superamento delle barriere architettoniche sono il 33%. Molto c’è da fare al Sud anche sul fronte del sistema scolastico. Nelle scuole del Mezzogiorno il rapporto docenti/studenti è pari a uno a 13,5 contro uno a dieci al Nord. In Puglia, Campania e Calabria, poi, le classi sono sovraffollate. Mentre nelle scuole del Nord le classi sono formate da circa 18 studenti, al Sud si arriva a 27,8, con inevitabili ripercussioni sul percorso di studio dei ragazzi. Nella definizione della nuova agenda di governo per rilanciare l’attività dell’esecutivo una priorità dovrebbe essere riservata sicuramente alla scuola, ma anche per colmare quel gap che divide il Paese e che è ancora più insopportabile perché penalizza le giovani generazioni.


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