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Al solo sentire la parola “prescrizione” lo spilungone Alessio Villarosa, sottosegretario grillino all’Economia, si storce il naso: “No, no. Non ne so nulla. Mi occupo di altri dossier”. Buvette di Montecitorio, giovedì di calma piatta. L’Aula è chiusa a doppia mandato. Non c’è seduta, si riprenderà lunedì.

IL NODO DEI NODI

In Transatlantico c’è tutto sommato un po’ di movimento. Tema del giorno: la prescrizione, il nodo dei nodi del governo giallorosso. Villarosa prende e se ne va, è affeccendato in altre questioni. Ecco allora Luca Carabetta, uno dei facilitatori, laureatissimo in ingegneria, esperto di innovazione digitale, grillino ma rito democristiano: “La prescrizione? Non seguo questo dossier”. Lo seguono tutti, ma non lo rivela nessuno. La questione è di quelle simboliche, identitarie dello storytelling grillini. Non a caso Gigino Di Maio, già capopolitico, ha invocato la piazza a colpi di “vogliono abolire tutte le nostre leggi”.

Seguendo questo filo non pare esserci uno spiraglio per un eventuale accordo. “Non esiste, la prescrizione non si tocca”, rincara un altro campione del grillismo, come Carlo Sibilia. “Non vedo, non sento, non parlo”, ironizza l’attore-parlamentare Nicola Acunzo. La verità è che la storia sta attanagliando un movimento che non sa come valicare questo ostacolo. Accettare la richiesta di una sospensione della legge Bonafede? Oppure annacquare l’identitaria riforma con un lodo o con un codicillo che rallegra gli animi di Pd e Italia Viva? Il dilemma è annoso. Non è dato sapere come andrà a finire. Se i cinquestelle cedono hanno perso l’ennesima partita. Basta mettere in fila Tav, Tap, e in un attimo si sconfessa la storia politica di un movimento che è nato sull’onda del giustizialismo e delle famose cinquestelle ambientaliste. Cedere qualcosa significa allungare la legislatura. Basta arrivare al giugno del 2021 ed è fatta. Poi ci sarà il semestre. Il problema è, per dirla con Francesco Boccia, “riempire di contenuti i prossimi sedici mesi”.

A quello ci pensa la confusione sotto il cielo della legislatura. Oggi è la prescrizione, domani sarà la concessione autostradale, dopodomani sarà la rimodulazione o ridiscussione del famigerato reddito di cittadinanza.

Revocare o non revocare la concessione ad Autostrade spa? Anche questo dossier è assai delicato. E anche questo dossier vede i cinquestelle confusi e infelici. Gli attacchi ai Benetton restano a verbale, non si possono cancellare con un tweet o con una diretta facebook. Oppure con una manifestazione convocata a piazza San Silvestro il prossimo 15 febbraio. Una piazza piccola ma pur sempre una piazza.

DOMANDE INEVASE

Domande inevase che apparentemente farebbero prefigurare una crisi di governo. Ecco, apparentemente. Perché poi tutti tengono famiglia. E allora si torna al punto di partenza. Lo scontro sulla prescrizione può innescare l’implosione dell’esecutivo? Se ufficialmente i grillini tengono il punto, a taccuini chiusi tutti, nessuno escluso, osano scomodare scenari che definiscono da “fantapolitica”. Insomma, tra un lodo Conte e un lodo 2, tra un vertice e un altro ancora per sciogliere il nodo prescrizione, la legislatura e il governo comunque andranno avanti. Almeno è questo il desiderio dei grillini. Da Di Maio a Bonafede. Punto.

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