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«Why did Italian prime minister Giuseppe Conte meet with the top lobbyist from Huawei today in private?» cioè: «Perché il primo ministro italiano Giuseppe Conte ha incontrato in privato il principale lobbista di Huawei?». Quando Anna Lorraine, ex candidata ferocemente trumpiana al Congresso, cinguetta il suo tweet, il “principale lobbista di Huawei” in Italia, Davide Casaleggio, era da poco sgattaiolato da Palazzo Chigi, dopo tre ore di colloquio col premier Conte, roba da stroncare un monaco trappista.

Eppure Casaleggio, padano novarese, classe ‘76, laureato alla Bocconi, l’imprenditore del sussurro, il mandante morale del Movimento Cinque Stelle, l’ideatore della piattaforma Rousseau croce e delizia dell’armata pentastellata, era lì, fresco come una rosa, per strada, a rispondere alle domande dei cronisti. “Abbiamo parlato col premier di un po’ di tutto”, questa la sua sintesi. Il che significa: la rottura del M5S col Pd possibilmente invocata sulle futuribili alleanze alle prossime regionali; la presentazione di un documento dell’Associazione Gianroberto Casaleggio, elaborato da un gruppo di “saggi” radunati nelle scorse settimane e diviso in 10 punti “per il rilancio del Paese” (“Questo tipo di investimenti ha ovviamente bisogno di un dibattito più allargato possibile perché sostanzialmente sono 10 finanziarie in un solo anno”. Quindi, facendo due conti, sono circa 100 miliardi ma pochi hanno idea di cosa si tratti nei dettagli). E la ripresa compatta dei pagamenti a Rousseau attraverso i versamenti volontari dei parlamentari -minimo 300 euro dallo stipendio- nelle casse della Casaleggio Associati, da molti abbandonate per motivi ideologici e da molti altri causa braccino corto. La sensazione -ma potrei sbagliarmi- è che nessuna di queste opzioni avrà vita lunga nel Movimento. Perché, banalmente, sono cambiati gli equilibri nel partito che voleva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e poi s’è ritrovato nei panni del tonno stesso.

Nato da madre linguista inglese Elizabeth Clare Birks e dal padre Gianroberto dotato di una straordinaria visione ai limiti della distopia, ex campioncino di scacchi ispirato alla mente analitica e razionalista di Anatoly Karpov, Davide, probabilmente ha già intuito la perdita di allure e di voti del Movimento. E sta analizzando il cambio di condizioni di gioco e cercando di capire in anticipo le mosse sulla scacchiera. Davide va alla grande come ad della Casaleggio Associati ma la sua influenza sul partito pare ridotta al lumicino. Non tanto perché (dicono) abbia dovuto fare anticamera da Conte, e una volta era il contrario. Ma perché le divisioni interne dei 5 Stelle oramai hanno ben delineato le fazioni. Da un lato ci sono i filogovernativi -Crimi e tutti i ministri e i sottosegretari che di lì non si scollano-; dall’altro i dissidenti interni alla Toninelli, Taverna, Corrao. Poi c’è il partito del Presidente del Consiglio che sta superando i 5 Stelle adottando decisioni che frustrano ogni giorno di la base ma che gli servono ad accreditarsi come statista saggio e illuminato, una specie di Prodi geneticamente modificato; e questo partito è, paradossalmente sostenuto dal fondatore Grillo. Infine, c’è la frangia dei duri e puri rappresentata, in pratica, da Casaleggio e Di Battista, dato che Paragone, durissimo e purissimo, sta fondando un partito No Euro per i fatti suoi. Il problema, per Casaleggio e Di Battista è che sono fuori dal Parlamento, hanno le armi spuntate e una capacità di moral suasion sui coiscritti inseriti nelle istituzioni pari allo zero.

Che Casaleggio si avvi ad un probabile tramonto politico lo si avverte dai particolari. Innanzitutto è visto con distacco, se non con sospetto, dai grillini romani e dallo stesso comico fondatore. E poi lo si avverte dalle prese di posizione da parte di grandi nomi del Movimento sulle infrastrutture del 5G, affare che vale 10 miliardi di pil. Sembra passato un secolo. Ma a Milano, soltanto il 15 novembre 2020, Casaleggio organizzò un evento mondiale sulle smart company col Ceo di Huawei Thomas Miao; e tutto il Movimento in quadrata falange, allora, era per l’opzione di preparare il terreno tecnologico della concessione della nuova tecnologia guarda caso proprio a Huaweii. Ora, invece, dati gli smottamenti geopolitici sulle reti mobili di quinta generazione ad opera di Trump, gli Usa hanno bloccato la società cinese; Londra con Johnson ha fatto altrettanto tacciondola di probabile spionaggio, e il resto d’Europa tende a privilegiare le soluzioni tecniche di Nokia ed Ericksonn. Da qui il voltafaccia del ministro degli esteri Di Maio a favore degli alleati americani e l’improvviso immobilismo di Conte il quale, quando sente parlare di 5 G, finge di essere in pausa caffè. Sicché lo scacchista Casaleggio ora se ne sta in arrocco, mentre la sua creatura tenta lo scacco matto giocando più partite contemporaneamente…

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