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Il governo procede a colpi di bonus. Continua la strategia assistenziale di Palazzo Chigi con il coraggio, o la spavalderia, di chi ha in tasca più soldi, dimenticando però che sono a debito. Lo scostamento di bilancio ora consente un margine di manovra importante. Il decreto Agosto che avrebbe dovuto avviare una politica di interventi strutturali per sostenere l’economia nei prossimi mesi, soprattutto in autunno quando gli effetti della crisi Covid si faranno sentire in modo più marcato, si è trasformato nel solito vagone di mancette. Ogni ministro ha la sua ricetta, un settore da aiutare. Non a caso il decreto doveva arrivare la prima settimana di agosto ma rischia di slittare dopo Ferragosto.

L’obiettivo, dichiarato dal governo, è sostenere i consumi nei settori che sono stati maggiormente colpiti dal blocco dell’attività a causa della pandemia (soprattutto abbigliamento, ristorazione, turismo) e preparare il terreno sul fronte del lavoro quando cadrà il divieto dei licenziamenti e si esaurirà anche la cassa integrazione. Oltre ai provvedimenti sugli ammortizzatori sociali, il decreto contiene un pacchetto di interventi per rimettere in moto la spesa.

Con uno sforzo di fantasia, si sta pensando di applicare il bonus solo per i consumi “made in Italy”. Una indicazione che rischia di scatenare la solita confusione su cosa si intende per made in Italy magari costringendo il consumatore a leggere le etichette prima di fare un acquisto. Il ministro del Mezzogiorno Provenzano, invece reclama un nuovo sistema di incentivi fiscali per il Mezzogiorno.

I bonus si portano dietro le solite discussioni su come declinarli, su come circoscrivere la platea dei beneficiari, sul tetto di spesa e a quali categorie applicarli. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, oltre alla ristorazione punta a sostenere anche altri “settori più in sofferenza come arredo, abbigliamento e calzature”. La lista delle vittime economiche del Covid potrebbe allungarsi all’infinito.

Sembra che questa volta il governo abbia rinunciato a restringere la platea dei beneficiari in base al reddito. Non dovrebbe essere coinvolto l’Isee, quindi il bonus andrebbe anche a chi non ha bisogno di incentivi a spendere. Potrebbe però essere fissato un limite di spesa a 3 mila euro. Questo intervento richiederebbe circa 1 miliardo dei 3 che il governo intende destinare al sostegno dei consumi nei settori più colpiti.

Il meccanismo dei bonus per gli acquisti sarebbe simile a quello introdotto nei precedenti decreti. Il cliente avrebbe subito uno sconto, al momento dell’acquisto, e poi il negoziante riceverebbe il rimborso dallo Stato entro un mese. Bisognerà vedere quanti esercenti preferiranno rinunciare all’incasso immediato, fidandosi dei tempi dello Stato. I settori individuati sono quelli della casa (per l’acquisto di beni come mobili, arredi, elettrodomestici), dell’abbigliamento e calzature, oltre a bar e ristoranti. I bonus riguardano gli acquisti fatti di persona non quindi online. L’obiettivo è anche di far uscire la gente di casa, far riscoprire il piacere del giro per lo shopping che con lo smart working ha subito un ridimensionamento. Spesso si esce per andare al bar e si torna a casa con un vestito in più. Queste abitudini, pre Covid, si sono modificate. Passare tante ore davanti al pc per lavorare induce a consumare meno e a fare acquisti in e-commerce.

Le proposte di “bonus” sui consumi non finiscono qui. Il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, punterebbe a incentivare tutti gli acquisti nei centri storici, indipendentemente dalla categoria merceologica. Le aree centrali delle città si sono svuotate a causa dell’assenza di turismo e del prolungamento dello smart working che ha svuotato gli uffici. Gli esercizi commerciali che vivevano soprattutto di stranieri in vacanza o dei dipendenti di ministeri e uffici pubblici, ora sono allo stremo. Un modo per rivitalizzare i quartieri storici urbani sarebbe di incentivare gli acquisti, inducendo le persone a uscire di casa.

Il viceministro all’Economia dei 5Stelle, Laura Castelli, insieme al collega di partito e di governo, Stefano Buffagni, punta a inserire nel decreto un sistema di rimborso di parte delle spese, da fare valere in tutta Italia, con una percentuale più elevata nei centri storici. Sarebbe tramontata la proposta della ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, di un bonus per i ristoratori per gli acquisti agroalimentari, per sostenere la filiera italiana. Un aiuto arriverebbe comunque se si riuscisse a far ripartire la ristorazione in generale.

Allo studio un bonus ristorante. L’ipotesi su cui si sta lavorando, è di un incentivo del 20% se si paga con carta di credito o bancomat. Il governo in questo modo conta di centrare tre obiettivi: incentivare i pagamenti digitali, abbattere l’evasione delle ricevute farlocche e far tornare le persone a mangiare fuori. Al progetto stanno lavorando i viceministri Laura Castelli e Stefano Buffagni. Prevede il rimborso delle spese sostenute da settembre a dicembre, con un meccanismo di restituzione che potrebbe arrivare direttamente sul conto corrente o tramite apposita app cui registrarsi.

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