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Francesco Boccia e Giuseppe Conte

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La rete unica resta al centro del dibattito politico ed economico in questo week end di fine estate. La sentenza della Corte Ue consentendo l’incrocio tra tlc e televisioni ha infiammato un dibattito già molto serrato dopo l’accordo tra Tim e Cdp per mettere insieme la fibra ottica del gruppo telefonico con quella di Open Fiber.

Non si parla d’altro a Cernobbio dov’è in corso l’annuale meeting di Villa d’Este organizzato da Ambrosetti. E nemmeno a Venezia dove si svolge Digitalia, gli Stati generali dell’innovazione organizzati da Articolo Uno, il movimento politico guidato dal ministro della salute, Roberto Speranza. A Villa d’Este i toni sono più istituzionali per via della partecipazione del premier Conte e anche di alcuni dei protagonisti della partita della rete: l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi e quello di Enel, Francesco Starace, che, contrariamente alle attese, nel suo intervento non scopre le carte sulla destinazione del 50% di Open Fiber che fa capo al gruppo elettrico.

Più incisivo il dibattito a Venezia dove il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia rilancia il progetto di estendere il conflitto d’interessi anche al digitale. “Il conflitto di interessi in politica per il Pd, da sempre, va esteso al digitale -dice il ministro- Il problema non tocca solo tv o giornali, ma coinvolge chi ha responsabilita’ nella gestione della cosa pubblica e chi gestisce dati sensibili che incidono sulle decisioni pubbliche e su interessi privati connessi”.

Da quello che si capisce il primo obiettivo dell’iniziative di Boccia è la piattaforma Rousseau che rappresenta il totem attorno al quale è nato il Movimento Cinquestelle. E’ vero che ultimamente la fedeltà dei Pentastellati al web è po’ in crisi e il ruolo di Davide Casaleggio è in discussione. La volontà espressa dagli iscritti attraverso il sito resta comunque il riferimento notarile per le scelte del Movimento. “La nostra proposta sul conflitto di interessi non è fatta a uso e consumo di qualcuno ma serve ad evitare che accada, attraverso una piattaforma digitale, quanto avvenuto in passato con gli altri mezzi di comunicazione e informazione” dice Boccia.

A questo punto le direttive sul conflitto d’interessi potrebbero essere estese anche alla fibra ottica evitando l’integrazione verticale con Tim che certamente dovrà offrire buone motivazioni per ottenere l’approvazione dell’Antitrust e dell’Agcom. Come alternativa c’è la separazione strutturale che tolga a Tim la maggioranza azionaria della società. Oppure far uscire Vivendi e il suo patron Vincent Bollorè dal capitale di lasciando come socio di riferimento Cdp.

Una ipotesi che nelle ultime ore sembra essere diventata molto meno fantasiosa di quanto non potesse sembrare inizialmente. Vincent Bollorè, dopo la sentenza della Corte Ue si trova ad essere contemporaneamente socio di maggioranza del gruppo telefonico e secondo azionista con il 28% di Mediaset. Si trova cioè al centro di un incrocio molto trafficato di potere, politica e, inevitabilmente, veleni. È vero che difficilmente Vivendi potrebbe arrivare al controllo del gruppo televisivo considerando che la famiglia Berlusconi, attraverso Fininvest controlla il 46%.

È altrettanto vero che il gruppo francese qualcosa deve mollare per non essere stritolato dalla forze molto potenti che stanno dietro Mediaset, Tim e la fibra ottica. Per questa ragione le indiscrezioni parlano di contatti con il governo e con Piersilvio Berlusconi. Se dovrà cedere qualcosa è presumibile che Bollorè sacrificherà la partecipazione nel gruppo telefonico proprio per non entrare in rotta di collisione con il governo. Lo farà tanto più volentieri se riuscisse a trovare un’intesa con Berlusconi per iniziative comuni in campo televisivo. Una strategia benedetta dal ministro Boccia che da quello che dice sembra parlare a nome del Pd: «Le aziende -dice- devono trovare moderne forme di aggregazione, perché se è vero che la banda ultralarga deve arrivare in tutto il Paese è anche vero che dobbiamo metterci i contenuti, per questo è fondamentale in questa fase storica una forte sinergia con francesi, spagnoli e tedeschi».

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