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La questione Mes vista da Krancic

Tempo di lettura 4 Minuti

Nemmeno se si trattasse di nominare il responsabile della chiave d’accesso al sistema missilistico atomico. La scelta del commissario per la sanità calabrese che deve far dimenticare le magagne di due scelte spensierate (mettiamola così) fatte da due governi con maggioranze diverse ma con lo stesso premier è diventata quello che una volta si sarebbe definito un affare di stato. Per meglio dire: di questo stato ridotto così male da non disporre della forza di trovare un funzionario di alto profilo da incaricare di un compito che per quanto difficile, non dovrebbe essere impossibile.

Secondo indiscrezioni che circolano fino al tardo pomeriggio di ieri ogni candidato è stato oggetto di pressioni tali da farlo in sostanza desistere. Naturalmente accampando motivazioni che nascondevano le vere: mogli che non si volevano trasferire o richieste di poteri e collaboratori che non si volevano concedere. Dietro tutto questo è facile vedere l’intreccio perverso di una certa politica: tentativi incrociati di esercitare poteri di spoil system non solo fra i partiti, ma anche fra cordate burocratiche e un sistema così degradato da non avere al suo interno un numero sufficiente di forze dirigenti sane su cui un malcapitato commissario possa fare perno.

Questo ha trasformato la questione Calabria in una vetrina poco invitante per i partner europei che devono porsi il problema di dare all’Italia una cospicua dotazione di fondi e sussidi. Alla fine si è trovata una soluzione nominando un ex poliziotto ed è significativo, ma un sistema che comprenda la delicatezza del passaggio avrebbe dovuto lavorare da subito all’unisono per mostrare che un certo modo di essere del nostro sistema politico-burocratico è in fase di smantellamento. A speculare su quanto sta accadendo non ha guadagnato niente nessuno, né il governo e la sua maggioranza, né l’opposizione che, detto per inciso, governa quella regione. Doveva essere chiaro che al risanamento della sanità calabra, cosa a cui hanno diritto i cittadini di quella regione, era necessario andasse qualcuno che potesse sentirsi le spalle coperte, e coperte davvero da tutto il sistema politico e burocratico, perché ambedue gli aspetti sono produttori di una palude in cui può affondare anche il migliore dei candidati. Speriamo che con l’ultima scelta sia così, nell’interesse di tutti.

Purtroppo la questione era stata presa sostanzialmente sotto gamba, concentrati come siamo a trovare la proporzione aurea per il numero di partecipanti alle tavole natalizie e le regole inossidabili per stabilire i rapporti di parentela che consentono spostamenti (eccezionali e autocertificati) fra le regioni. Del resto questa fase di scarso impegno sulle questioni rilevanti è ormai la regola e basta tornare alla sempiterna questione del MES.

Qui sembra si debba studiare come evitare di farci mettere all’angolo dall’Europa senza dovere di conseguenza mettere all’angolo il grillismo che non muore mai, ben supportato dai populisti dell’altra sponda. La faccenda è chiara. Il 10-11 dicembre ci sarà un delicato Consiglio Europeo che deve varare una riforma del Mes anche con importanti misure per fronteggiare disastri nei sistemi bancari. La riforma doveva già essere stata fatta ma ai tempi del Conte 1, ma l’Italia aveva messo i bastoni fra le ruote e bloccato tutto per non dispiacere ai soliti grillini. Adesso la pazienza europea è agli sgoccioli e l’Italia non può farsi mettere nell’angolo quando sta puntando tutto sui fondi europei. Come abbiamo già spiegato ieri, bisogna trovare la classica formula che salvi la capra insieme ai cavoli (e metta il lupo, cioè l’eventualità di una crisi di governo, fuori gioco). Non si può farlo sottobanco, perché la posizione del governo al Consiglio europeo deve ottenere un’autorizzazione con voto da parte del parlamento il 9 dicembre. La posizione verrà previamente illustrata alle Commissioni parlamentari dal ministro Gualtieri, ma lì si potrà evitare la votazione.

Secondo indiscrezioni di analisti solitamente ben informati la soluzione avvocatesca trovata sarebbe la seguente: si presenterà una mozione governativa in cui sarà detto contemporaneamente che l’Italia è d’accordo sulla riforma del meccanismo del MES, ma che ai fondi sanitari da questo previsto non ha intenzione di attingere. Il compromesso vorrebbe essere brillante per salvare la tenuta del grillismo (evitando che si saldasse col populismo della Lega e associati), ma in realtà dimostra solo in maniera lampante quanto sia scassato il governo che abbiamo.

Infatti si è mai visto che qualcuno affermi in un contesto internazionale che non userà uno strumento che non è obbligato ad usare? Sembra un Auto da Fé della Inquisizione nella Controriforma più che una presa di posizione politica. I partner lo capiscono e si può immaginare quanto Conte, il suo ministro dell’Economia e tutto il governo usciranno rafforzati dopo questa eventuale pantomima. Perché ovviamente siamo ancora alle indiscrezioni e alle trame nelle segrete stanze dei modesti tattici della politica attuale, e possiamo ancora sperare che non accada nulla di quanto immaginato, ma che la politica tutta e non solo il governo trovino il coraggio di fare il loro mestiere, che è decidere nell’interesse del Paese e non in quello della salvaguardia di un pasticciato equilibrio politico destinato prima o poi ad arrivare al capolinea.

Speriamo lo facciano sfruttando due passaggi, ciascuno a suo modo simbolico: un intervento a soluzione del rebus della sanità calabrese ed uno per prendere in carico la soluzione complicata dell’emergenza sanitaria italiana (perché questo è il tema del MES).

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