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Un murales dedicato a Giuseppe Conte

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La forma dell’acqua è quella del contenitore. E in questo caso il contenitore è il governo di Giuseppe Conte. Il riferimento è sempre lo stesso: la fu Democrazia cristiana, il grande centro che si organizza per perpetuare la stabilità, si chiami Massimo D’Alema, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e, dulcis in fundo, Giuseppe Conte. Corsi e ricorsi storici. In principio fu l’Unione democratica per la Repubblica (Udr), fondata da Francesco Cossiga e da Clemente Mastella e frutto di una scissione dentro il CDU (Cristiani democratici uniti).

LA DIASPORA

L’operazione condusse D’Alema alla presidenza del Consiglio e il lìder maximo della sinistra italiana sostituì Rifondazione comunista grazie alla diaspora centrista. E cosa dire delle acrobazie di Angelino Alfano che un bel giorno del 2013 abbandonò il Popolo della Libertà, tradì Silvio Berlusconi o forse lo fece in accordo, fondò il Nuovo Centrodestra, divenendo così il vicepremier di Enrico Letta. E poi come dimenticare la mossa del cavallo di Denis Verdini che raccolse attorno gli insoddisfatti del berlusconismo, i peones di mezzo Stivale, per accompagnare l’azione di governo del “Royal baby” Matteo Renzi.

Ecco perché la storia può ripetersi ed ecco perché nelle ore che attanagliano il secondo gabinetto di Conte si guarda con un certo interesse a tutta la galassia centrista che in Senato occupa i banchi di Forza Italia. Ci sono tre senatori che rispondono al verbo di Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, e che da giorni sono strattonati da destra e sinistra.

TRE PASSI IN AVANTI

I tre – Antonio De Poli, Antonio Saccone e Paola Binetti – smentiscono categoricamente passi in avanti. Semmai propugnano il sostegno a un esecutivo simil istituzionale. Eppure mugugnano, ma di nascosto e poi si sa: le lusinghe piacciono sempre, in particolare se c’è davanti mezza legislatura. Insomma, sono assai preoccupati che la legislatura possa finire anticipatamente. Assieme a loro, manco a dirlo, si annoverano una serie di parlamentari di rito berlusconiano che non gradirebbero una riapertura dei seggi e che soprattutto non vorrebbero morire salvinian-sovranisti. Va da sé, i vertici di Forza Italia di Camera e Senato storcono il naso: «Non esiste Giuseppe Conte non ha avuto nemmeno la sensibilità di chiamare il presidente Berlusconi».

I contatti invece sembrano esserci tra Goffredo Bettini e Gianni Letta. I due pontieri si sentono, si confrontano e immaginano una sorta di maggioranza Ursula per salvare l’avvocato del popolo. E quest’ultima sarebbe una mossa che rimetterebbe al centro della scena il Cavaliere che a quel punto si siederebbe a capotavola quando si tratterà di decidere il successore di Sergio Mattarella. Solo una suggestione? Con l’ex premier il coupe de theatre è sempre possibile.

IL PRECEDENTE

A Palazzo Madama ieri in tanti rimembravano la mossa dell’ex presidente del Milan il giorno del voto sullo scostamento di bilancio: «La sera ci addormentammo con un no secco e convinto. E al mattino ci svegliammo con il presidente favorevole allo scostamento di bilancio. E se la storia si ripetesse?». Certo è che questa volta sarebbe più complicato. Perché il soccorso azzurro “autorizzato” romperebbe definitivamente la coalizione di centrodestra a pochi mesi dalle amministrative. Ma è pur vero che il Cavaliere ha sempre sparigliato da quando è sceso in campo.

OCCHI SU ARCORE

Al Nazareno, seppur di nascosto, fanno il tifo affinché l’inquilino di Arcore tiri fuori dal cilindro il coniglio: «Il piano B sta tutto lì». E B sta per quel Berlusconi che si fa concavo o convesso. Come gli ha sempre suggerito, il dottor Letta. E Renzi? Il Royal baby prepara i fuochi di arteficio per la conferenza stampa di oggi. «Io non volevo fare fuori Conte, io volevo far fuori me dal governo» gongola mentre attraversa il Salone Garibaldi del Senato. E intanto guarda l’orologio, il tempo scorre, le sue ministre sono ancora lì. E ormai pare abbia deciso che in consiglio dei ministri sul Recovery i parlamentari di Italia viva si asterranno. Sarà vero?


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