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Pierferdinando Casini

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È il ritorno dei democristiani, da protagonisti. La crisi di governo al tempo del Covid, innescata da Matteo Renzi, ha già prodotto un risultato: la ri-centralità degli eredi della Balena Bianca. In queste ore non c’è mossa che non sia propugnata da uno dei protagonisti di piazza del Gesù. Bruno Tabacci sussurra all’orecchio di Giuseppe Conte, Pierferdinando Casini è il gran consigliori di Matteo Renzi, e cosa dire di Clemente Mastella che lavora a un gruppo parlamentare al Senato per salvare l’avvocato del popolo dall’ex rottamatore. La crisi resuscita la voglia di centro e dunque di un contenitore di ispirazione popolare ed europea che intercetti il mondo moderato che non desidera morire salviniano. Così in un’intervista al Corriere della Sera Tabacci mette nero su bianco cosa dovrà fare e dire l’avvocato popolo: «Deve dare una prospettiva politica a queste anime». Anime perse del Parlamento italiano che non sono cresciute al tempo della Repubblica dei partiti quando prima di arrivare in Parlamento si faceva la gavetta al comune e in provincia rispettando la grammatica, le gerarchie, e soprattutto studiando la storia del Belpaese.

E allora rieccoli i democristiani con le loro grisaglie, i volti grigi, i pochi sorrisi, le parole misurate, che indottrinano gli ex grillini, i centristi in cerca di una cosa, gli eletti all’estero del Maie. Non a caso, nelle pagine dei giornali si sono ripresi la scena. Casini, che è stato allievo di Arnaldo Forlani, suggerisce al presidente del Consiglio di imparare da «Aldo Moro, come lui pugliese». Ovvero? «Attinga a quelle virtù antiche in cui anche davanti ai più profondi dissensi, non si smarriva la ricerca di una soluzione comune». E sempre con il suo fare da politico navigato scandisce un concetto fondamentale: «Nelle crisi quello che si dice oggi non è quello che si dice domani».

Nell’attesa gli eterni diccì fanno di conto. Analizzano il pallottoliere di Camera e Senato. C’è chi come Tabacci sostiene che «i numeri ci saranno alla Camera ma ci saranno anche al Senato» grazie al contributo dei “costruttori”. A proposito, meglio costruttori che responsabili. E poi c’è chi come Gianfranco Rotondi, altro democristiano doc, spiega cosa sta succedendo: «Renzi da mesi dice che io sto riunendo i responsabili per Conte, adesso parla di Mastella e Brunetta, lui vuole indurre alcuni senatori ad appoggiare il governo in modo che la legislatura vada avanti e lui possa rifarsi un’immagine da oppositore di Conte».

E a proposito di Dc e di quello che un tempo veniva definito anche il partito Chiesa, non poteva certo mancare l’appello della Conferenza episcopale. Gualtieri Bassetti è stato fin troppo chiaro: «Sono ore di incertezza per il nostro Paese. In questo momento guardiamo con fiducia al presidente della Repubblica che con saggezza saprà indicare la strada meno impervia. Trovo un forte stimolo nelle parole pronunciate dal presidente Mattarella nel messaggio di fine anno: “Non viviamo una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori”. Aggiungo: questo è tempo di speranza».

Di certo è tempo di democristiani, di trattative, di responsabili, anzi di costruttori. Alcuni si palesano, altri si nascondono. Ma c’è ancora qualche giorno. L’aula di Montecitorio è convocata per lunedì alle 12. Ma il vero match si celebrerà in Senato il giorno successivo. Dove sarà decisivo l’apporto dei responsabili. «I vietcong ci sono» continua a ripetere Mastella. Sarà vero?


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