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Matteo Salvini

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È la giravolta che nessuno aspettava. Matteo Salvini si trasforma in un fervente europeista dopo essere stato critico, molto critico, nei confronti di Bruxelles e dintorni. Persino il duo euroscettico, Borghi&Bagnai, sconfessa la linea di qualche ora fa. «Draghi è Ronaldo, è un fuoriclasse» dice il primo. E l’altro, Bagnai, a fargli da eco: «Draghi? Io l’ho sempre stimato». L’hanno forse sempre stimato ma prima lo randellavano, lo sferzavano in nome dell’odiata “tecnocrazia”. E così ora Salvini, il Capitano leghista, si ritrova a dover recitare la parte di chi ammette: «Sono un pragmatico e un concreto». E ancora: «Se con il professor Draghi si può parlare di taglio delle tasse per far respirare le persone e le imprese, io ci sto».

Il leader di via Bellerio tratteggia il nuovo corso: «Noi siamo mani, piedi, cuore e cervello in Europa ma naturalmente voglio un’Europa che difenda le imprese e l’agricoltura italiana». Non parla più di immigrazione il segretario della Lega. Raccontano a Montecitorio un fatto rivelatore della sterzata dell’ultima: «Ieri la nave Ocean Viking della ong Sos Mediteranee, con a bordo 422 persone tratte in salvo dalla Libia, ha ottenuto il via libera ad attraccare nel porto di Augusta, in provincia di Siracusa. E Salvini? Silenzio».

Soltanto il parlamentare Gianni Toninelli ha vergato un post su Facebook che recita: «Ancora una volta la Ocean Viking della Ong francese Sos Mediterranee con il suo carico di disperati (422, di cui 8 positivi al Covid) sbarca in un porto italiano quello di Augusta, solo qualche giorno fa erano altri 373. Per certo non è carità».

Dopodiché Salvini la mette così sulla questione migranti: «Noi proporremo l’adozione della legislazione europea. A noi va bene che l’immigrazione in Italia sia trattata com’è trattata in Francia e in Germania. Con le stesse regole. Bisogna coinvolgere l’Europa in quello che non è un problema solo italiano», ha aggiunto. Scavando però il leader della Lega disvela la strategia. È vero, ha dato sì pieno mandato a Draghi ma con un limite temporale: «Se c’è un progetto di Paese che ci convince, ovviamente della durata dei mesi che sarà, noi ci siamo».

E se l’esecutivo guidato dall’ex capo della Bce completasse la legislatura? Salvini lascia intendere che a quelle condizioni non ci starebbero. Insomma, l’opera di moral suasion di Giancarlo Giorgetti, riferimento dell’anima moderato del leghismo, non è arrivata a tanto. In queste settimane il numero due della Lega ha tessuto la tela minuto dopo minuto. Ha cercato di far riflettere il capitano: «Matteo, andare alle urne non giova a nessuno. Il centrodestra non è pronto a governare. Urge, un esecutivo con dentro i migliori, guidato dal migliore che si chiama Mario Draghi».

Ne consegue che bisognerà solo capire quanto durerà questa svolta moderata, quanto resisterà il Capitano leghista davanti a un citofono o prima di scrivere un tweet al vetriolo sui migranti o sulla flat tax. Anche perché il leader della Lega soffre che alla sua destra Giorgia Meloni avrà quei gradi di libertà che lui non detiene più. La leader di FdI sarà all’opposizione e potrà fare il controcanto al governo dei “migliori”, mentre lui, «Matteo», dovrà stare in silenzio e seguire pedissequamente la linea di esecutivo. Ecco perché c’è domanda che rimbalza nei capannelli di Montecitorio: «Ci si può fidare di Salvini?».


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