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Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia

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Si confronteranno direttamente con il governo. Perché assistere nell’imminenza di una terza ondata ad un nuovo scontro Stato-Regioni è esattamente lo scenario che Mario Draghi non vuole. E la Gelmini, che le turbolenze da ministro dell’Istruzione le ha già conosciute ai tempi delle okkupazioni, sta seguendo alla lettera i consigli del premier.

Su questo argomento è stato tassativo: nessuna contrapposizione frontale. Raccogliere le richieste e le proposte dei presidenti delle Regioni e portarle al Consiglio dei ministri. Anche quelle che potrebbero sembrare meno opportune, fuori contesto. La parola d’ordine per sminare il protagonismo di sceriffi e supergovernatori è: “Concertazione, concertazione e poi ancora concertazione”.

I presidenti vogliono aprire. Solo che ora non strepitano, non urlano, non dettano condizioni, non si affrettano a dettare messaggi incendiari per andare in direzione ostinata e contraria, alla De André. Come bravi scolaretti, accettano il metodo imposto dalla ministra Maria Stella Gelmini. Del resto, all’inizio è sempre così: predisposizione all’ascolto, piaggerie, frasi di circostanza, convenevoli istituzionali. Fino a quando?

Donato Toma, presidente del Molise ed esponente di Forza Italia ha più di una affinità con la nuova ministra agli Affari regionali. Dice: “Ho sempre avuto un buon rapporto anche con il predecessore Francesco Boccia ma è indubbio che con Maria Stella ci sia una comune sensibilità politica. Una persona preparata e competente. Ho chiesto che venisse implementato il Fondo per i comuni, richiesta portata come promesso sul tavolo del Cdm. Tra i presidenti – riprende Toma- è emersa una linea aperturista. Un ristorante aperto a mezzogiorno può restare aperto anche la sera senza mettere a rischio la sicurezza dei clienti”.

TURISMO: AGENDA CONDIVISA SU INVESTIMENTI E “SCONTI”

Ieri gli assessori regionali al Turismo hanno incontrato in video conferenza il ministro del settore Massimo Garavaglia. E’ stato concordato un tavolo di lavoro su investimenti, facilitazioni fiscali e promozioni. In collegamento dalla Sala delle riunioni di Palazzo Cornaro, diventato ormai un luogo disabitato, anche la Gelmini. Oggi alle 9 è previsto l’incontro informale del governo con le regioni in vista dei prossimi provvedimenti in vigore dal prossimo 6 marzo. Vi parteciperanno i governatori di tutte le regioni, la Gelmini e il ministro per la Salute Roberto Speranza.

L’auto-mutazione dei governatori, all’improvviso mansueti e accomodanti, si legge nelle parole del presidente Luca Zaia, uno che al precedente esecutivo non gliele mandava a dire. “Ci è stato annunciato che ci confronteremo direttamente con il governo. Mi aspetto anche una bozza di testo sulla base delle nostre proposte”. In quanto al resto, “ben vengano le restrizioni se è necessario purché le decisioni siano validate dalla comunità scientifica d’intesa con il ministero della Salute”. Una cessione di sovranità, con annesso scarico di responsabilità, fino a ieri impensabile.

Zaia è uno dei tanti che in questa fase critica oscilla tra l’aperturismo e il rigore. Smentisce di aver firmato un’ordinanza per la chiusura delle scuole. Si schiera a favore dei ristoratori che chiedono di apparecchiare la tavola anche la sera. E resta popolarissimo tra i suoi corregionali.

Fa un certo effetto però saperlo sotto accusa per i rallentamenti della campagna vaccinale sotto la media nazionale, con il Veneto relegato in undicesima posizione. “Le prossime ore saranno cruciali, chiediamo con forza che si evitino i dibattiti tra scienziati. Disorientano i cittadini e rischiano di alimentare leggende metropolitane”, lancia la palla in tribuna Zaia, tradendo un filo di nervosismo.

Il metodo-Draghi prevede solo in casi eccezionali l’utilizzo dei Dpcm. Da oggi il sistema delle regioni a colori entrerà nel nuovo decreto legge trasmesso al Senato per l’iter di conversione.

Non c’è d meravigliarsi però se in assenza del solito contenzioso Stato-Regioni a fare la voce grossa siano i sindaci. Quello di Napoli, Luigi De Magistris ormai da mesi spara palle avvelenate in più direzioni nella speranza che qualcuna colpisca almeno di striscio il governatore della Campania, Vincenzo De Luca.

Tra i due non corre buon sangue, si sa. Ed ecco che nel mirino del sindaco-magistrato finisce il rapporto tra Stato centrale ed enti locali. “Trovo grave – tuona De Magistris – che si sia arrivati così raffazzonati e impreparati, senza coordinamento tra il commissario Arcuri e le regioni quando tutto doveva essere pronto per il piano vaccinale. Serviva un piano unico? Questo è l’auspicio che ognuno di noi sta facendo, non può esserci distonia all’interno del Paese. Le Regioni possono servire per un coordinamento sul territorio”. Amara la conclusione: “Stiamo facendo una brutta figura”.


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