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Domenico Arcuri

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Draghi lo ha licenziato in tronco, perché se lo avesse voluto licenziare con garbo e cortesia avrebbe solo dovuto aspettare aprile quando sarebbe scaduto il suo contratto d’ingaggio. Ma la vita di Arcuri come commissario al Covid è stata stroncata ieri con la nomina brutale di un militare di alto rango: il generale di corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo noto per essere insieme un eccellente comandante e un organizzatore: uno di quegli ufficiali che per mestiere sa ingegnerizzare un problema e risolverlo.

La conseguenza di questa scelta è stato anzi il giubilo dei leader politici che avevano sullo stomaco Domenico Arcuri e che non vedevano l’ora di toglierselo dai piedi. I più fragorosi sono stati i due Matteo: Salvini si è subito intitolato il cambio digestione con un “Grazie Draghi, missione compiuta”, mentre Renzi – che ha fatto cadere il governo Conte innescando la crisi, ha detto che la scelta di Draghi è stata felicissima: “Italia Viva chiedeva la cacciata di Arcuri da mesi, dunque va molto bene questa sostituzione”. Così com’è e stato importante il cambio di rotta sui servizi segreti, sui vaccini, il Recovery plan. Buon lavoro per il governo Draghi.

Anche a Fratelli d’Italia si è intestata il merito di questo cambio della guardia: Giorgia Meloni ha detto che benché all’opposizione il suo partito vuole sostenere il governo per motivi di patriottismo e che tra i primi di questi motivi c’era la cacciata del commissario al Covid.

Pochi i politici che hanno espresso ringraziamenti al commissario uscente. Antonio Tajani per Forza Italia è contentissimo e insomma la decisione del presidente Draghi e stata applaudita a scena aperta.

Chi è questo nuovo capo dell’emergenza Covid? È un militare di ultima generazione, esperto di logistica, grande organizzatore, conosciuto in ambito internazionale, uno che ha fatto il comandante del contingente italiano in Afghanistan nell’ambito della operazione Isaf ed è stato comandante delle forze della Nato in Kosovo dal settembre 2014 all’agosto 2015.

Ha abbondanti onorificenze sul medagliere, segno che la selezione del suo nome era stata operata già da tempo e si sa solo che è un uomo silenzioso come si conviene a chi vive nell’apparato. Nelle ultime settimane la posizione di Domenico Arcuri precipitava e il fatto che il precedente presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte gli avesse assegnato una quantità crescente di potere ed incarichi aveva contribuito a farne l’uomo nero il capro espiatorio di tutto ciò che non aveva funzionato nel primo anno di lotta al virus.

C’è stata la questione delle mascherine – per la quale non è indagato – ma è un’indagine ancora in corso da parte della Guardia di finanza che da due settimane che due settimane fa ha operato dei sequestri e per venire per capire come fosse andata la storia degli 800 milioni, di mascherine acquistate in Cina per mille per un miliardo e 250 milioni. Quest’uomo è diventato nel giro di pochi mesi il volto indifendibile di un governo estinto.

Se da una parte Giuseppe Conte ha trovato ieri uno sbocco politico alla crisi che lo ha estromesso da Palazzo Chigi assumendo l’incarico di capo del partito del Movimento 5 stelle ormai allo sbando per le defezioni eh le espulsioni, dall’altra il nuovo governo Draghi ha cercato e ancora circa di dare tutti i segnali possibili per mostrare i segni della famosa discontinuità.

Quale miglior discontinuità che quella di far rotolare la testa del poco simpatico commissario al Covid? Arcuri aveva concentrato una grande quantità di potere e anche di commesse, cosa che aveva contribuito alla sua impopolarità. Anche il suo modo di porgersi e di stare in televisione è stato considerato subito particolarmente infelice per una postura e un modo di esprimersi che suggerivano una mancanza assoluta di cordialità e una certa supponenza.

D’altra parte, è innegabile che la sua gestione abbia coinciso con i peggiori risultati che un governo europeo abbia raggiunto nella lotta alla pandemia dal momento fin dalla prima ondata del 2019 l’Italia si è trovata nelle peggiori condizioni in Europa e nel mondo.

Poi la seconda ondata dello scorso mese di settembre ha inferto il colpo di grazia all’immagine governativa quanto a gestione dell’epidemia e organizzazione dei criteri di vaccinazione.

Il nuovo arrivato, generale Paolo Figliuolo, ha il compito di organizzare la vaccinazione con criteri simili a quelli che si usano nella logistica militare moderna della divisione dei compiti e delle funzioni, la scelta degli obiettivi e la suddivisione territoriale con l’assegnazione delle competenze, la raccolta dei risultati e la loro analisi tecnica veloce, adatta ad ottenere risultati ovunque sia richiesta: dal settore militare a quello sanitario, da quello sportivo a quello (ove necessario) di alfabetizzazione.

Figliuolo proviene da scuole e dedite alla tecnica sofisticata mentre l’uomo è stato scelto proprio per caratteristiche già messe alla prova sul campo e che dunque ha la possibilità di stupire partendo da zero, senza avere alle spalle un passato energico ma politicamente divisivo come Guido Bertolaso, un tecnico eccellente ma deliberatamente bruciato dalle campagne salviniane che hanno usato il suo nome come una bandiera rendendolo così inutilizzabile.


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