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In questi ultimi anni, in particolare dal 2014 in poi tutti, ripeto tutti, ci siamo resi conto di un crollo davvero inimmaginabile di ciò che una volta chiamavamo “classe politica”.

Abbiamo assistito ed assistiamo a comportamenti, ad atteggiamenti che testimoniano un grave crollo qualitativo di coloro che democraticamente, anche se non con la logica delle preferenze, sono oggi gli eletti in Parlamento. Il professor Sabino Cassese, in un suo articolo pubblicato domenica 14 marzo dal Corriere della Sera, precisa che siamo in presenza di una vera crisi strutturale caratterizzata: “dalla forte contrazione della classe dirigente italiana, dell’élite del potere politico, economico-finanziario e burocratico. Uno studio non ancora pubblicato di Paolo Perulli e di Luciano Vittoretto sulla nuova società italiana, condotto sulla base di dati Istat per il periodo 2008-2020 mostra che essa è in forte contrazione, poiché rappresenta l’1% della società italiana ed è anziana, maschile, con un basso tasso di scolarizzazione (i laureati sono meno di due terzi)”. 

Il Professor Cassese precisa inoltre che “se si vuole aprire a tutti l’accesso alla classe politica occorre assicurare un maggiore grado di istruzione generalizzato. Può sembrare strano che, per avere al vertice dei poteri pubblici personale migliore, si debba partire dal basso della piramide. La spiegazione è semplice – ribadisce Cassese – una società più istruita sa valutare meglio i bisogni sociali, fare più ponderate scelte politiche, partecipare più attivamente alla vita collettiva, scegliere meglio le persone che vuole incaricare per gestire lo Stato” e giustamente il professor Cassese tra le condizioni necessarie per ridare qualità ed efficienza funzionale alla classe politica invoca l’articolo 3 della Costituzione che recita: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ho voluto riportare integralmente queste considerazioni e questi approfondimenti perché, come dicevo all’inizio, ormai siamo tutti coscienti della incapacità di coloro che sono preposti alla gestione della cosa pubblica, tanto lo siamo convinti che forse solo in questi giorni ci stiamo rendendo conto che il Presidente della Repubblica ha dovuto ricorrere ad una personalità come Mario Draghi perché la fauna politica che attualmente è all’interno del Parlamento non era assolutamente in grado di gestire le due gravi fasi impegnative che il Paese sarà costretto a vivere e superare quali:

1. la concreta e diffusa vaccinazione

2. la definizione del Recovery Plan 

Qualcuno sicuramente dirà che già questo è avvenuto con Dini (Direttore della Banca d’Italia), con Ciampi (Governatore della Banca d’Italia), con Mario Monti (Commissario all’Unione Europea) ed ora con Mario Draghi (Governatore della Banca d’Italia prima e dopo Presidente della Banca Centrale Europea) e a quel qualcuno ricordo che questo sistematico ricorso a personalità esterne alla politica conferma sia l’ormai diffuso convincimento sulla crisi della classe politica e dà ragione alla analisi del Professor Cassese ed alla necessità urgente di “assicurare un maggiore grado di istruzione generalizzato”.

Ed è davvero inaccettabile l’atteggiamento, ormai diffuso, di completa rassegnazione e di ricorso a ridicole forme nostalgiche quali il ricordo di parlamentari del passato che avevano sempre difeso il ruolo del Parlamento e le capacità dei suoi membri; la rassegnazione e la nostalgia in una fase come quella attuale sono del tutto inutili o, addirittura, dannose.

Occorre quindi con la massima urgenza assicurare un maggiore grado di istruzione generalizzato e dare per scontato che una simile azione non ha tempi brevi ma, forse, richiede una intera fase generazionale; però già il fatto che si sia ormai tutti convinti del crollo della qualità e della preparazione della nostra classe politica ed anche aver assistito alla immediata disponibilità, di coloro che erroneamente continuiamo a chiamare “forze politiche”, ad accettare nella stessa Legislatura, per ben tre volte, tre tecnici esterni come Presidenti del Consiglio dei Ministri (Conte I°, Conte II° e Draghi), ci fa capire che, anche in coloro che oggi sono all’interno del Parlamento, è esplosa una piena coscienza della loro limitata capacità strategica e gestionale. Bisogna in realtà ritornare tutti umilmente a “scuola”, bisogna tutti ammettere la propria ignoranza legata essenzialmente ad un crollo non solo delle ideologie quanto del senso civico, di ciò che spesso abbiamo perso o sottovalutato e cioè della “coscienza di Stato”, una condizione che in passato più volte i Governi hanno invocato e che noi cittadini abbiamo apprezzato.

Questo obbligato ricorso a fare presto e questa inequivocabile volontà di ridare qualità alla componente vitale della crescita del Paese e cioè ai membri del Parlamento e a coloro che dall’interno di tale consesso possono assurgere al ruolo di membri del Governo, penso rappresenti il primo vero e misurabile processo riformatore della nostra storia repubblicana.

Non approfittarne ora che lo abbiamo capito rischia di generare un processo irreversibile sul nostro assetto democratico e, al tempo stesso, rischia di rendere sistematico il ricorso a tecnici salvatori della cosa pubblica; la straordinarietà è accettabile la abitudine è pericolosa e dannosa.


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