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È uno scontro interno alla maggioranza quello che si è consumato nelle ore precedenti al consiglio dei ministri di ieri sera. Nel turbinio di dichiarazioni, si è dilatata la frattura che vede da un lato gli “aperturisti” di Lega e Forza Italia e dall’altro Pd e ministro della Salute, Roberto Speranza, fermi sostenitori del mantenimento delle restrizioni. Alla fine il tanto atteso decreto Covid ha visto prevalere la linea di questi ultimi: sì alla riapertura delle scuole fino alla prima media anche in zona rossa (senza che le Regioni possano derogare), ma no al ripristino della zona gialla per cui si è battuto il segretario leghista, Matteo Salvini. In mattinata aveva chiesto di rifarsi «ai dati scientifici»: se sono scoraggianti «si chiude» – le sue parole – ma laddove si verifica un calo di contagi, ospedalizzazioni e decessi, si attua la zona gialla o bianca.

SALVINI CONTRO IL ROSSO

E invece, dal 7 al 30 aprile resterebbe l’abolizione della fascia di restrizioni meno severa. La bozza del decreto prevede tuttavia una deroga: se l’andamento dell’epidemia registra dei miglioramenti significativi e se la campagna di vaccinazione – in particolare di anziani e persone fragili – accelera, il consiglio dei ministri può allentare le misure stabilite. Una forma di compromesso, che solo oggi vedremo se sarà riuscita a spegnere la polemica. Ieri Salvini aveva manifestato il suo dissenso: «Non va bene». L’ex ministro dell’Interno aveva portato un esempio concreto: «Oggi la Sardegna potrebbe riaprire in sicurezza, perché questo i dati dicono. In base a cosa 1,5 milioni di sardi devono rimanere chiusi in casa con i negozi chiusi?». Ma almeno all’inizio, anche dopo Pasqua la Sardegna dovrebbe rimanere arancione. A proposito di tinte e appartenenza politiche, il capo del Carroccio ha lanciato un chiaro messaggio ai suoi alleati di governo di centrosinistra: «Il rosso lo vedono i tori e i comunisti». Più moderato nei toni, ma altrettanto fermo il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, che intervenendo a “Un Giorno da Pecora” su Rairadio1, aveva detto che il suo partito avrebbe proposta una verifica a metà aprile «per vedere qual è la situazione dei contagi» e decidere se allentare o meno le misure, ma senza il bisogno di un nuovo decreto. «Più pragmatismo e meno durezza», il motto di Tajani con riferimento neanche troppo velato a Speranza e al centrosinistra.

ZINGARETTI: «IL NEMICO NON SONO LE CHIUSURE»

Sempre via etere, da Radio Capital, ha risposto al centrodestra Nicola Zingaretti. «Con gli ospedali di tutt’Italia pieni è un’illusione dire che salveremo le piccole imprese aprendo tutto ora, forse è vero il contrario. Il nemico è il virus, non sono le chiusure», ha detto il presidente del Lazio. «Guardando i numeri dei contagi», ha aggiunto, «non capisco come si possa pensare alle riaperture come a una soluzione concreta».

Sulla stessa lunghezza d’onda il suo successore alla segreteria del Pd, Enrico Letta, che su Twitter loda la linea della prudenza: «In un giro di ascolto di imprese e sindacati esprimo due priorità; ancora uno sforzo di rigore per fermare contagi e decessi, poi si riaprirà, quando i dati lo consentiranno. E presto un intervento per sostenere le attività che restano oggi chiuse a garanzia della nostra salute». Altro tema che crea qualche dissidio nella maggioranza è quello del tampone e della quarantena obbligatori per chi torna o arriva in Italia anche da altri Paesi dell’Unione europea. L’ordinanza in tal senso del ministro Speranza potrebbe essere prorogata fino al 30 aprile, ma c’è chi, all’interno dell’esecutivo, ritiene che questo possa essere un deterrente nei confronti dei turisti a prenotare vacanze in Italia.

OBBLIGO DI VACCINO PER I SANITARI

Sembra invece non creare divisioni l’obbligo di sottoporsi al vaccino anti-Covid per medici, infermieri ed anche farmacisti. Lo prevede il nuovo decreto. Per chi si rifiuta scatta lo spostamento ad altre mansioni, «anche inferiori» con «il trattamento corrispondente». Se ciò non è possibile, sospensione non retribuita, la quale viene interrotta se la persona ci ripensa e si sottopone al vaccino o comunque alla fine della campagna vaccinale. Ad ogni modo, la sospensione durerà al massimo fino al 31 dicembre 2021. Sono intanto 23.904 i tamponi positivi, in aumento rispetto ai 16.017 di martedì. 301.451 i test, che fanno salire il tasso di positività a 6,8% (+1,5%). Le vittime 467 (l’altro ieri 529). 3.710 i ricoverati in terapia intensiva (-6) e 19.180 nei reparti ordinari (-51).


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