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Ursula von der Leyen

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IL PREMIER Mario Draghi e la presidente Ursula von der Leyen si sentono al telefono intorno all’ora di pranzo. E’ il passaggio fondamentale che consente la convocazione in tardissima serata del consiglio dei ministri per l’approvazione del Pnrr. Il premier rassicura il capo dell’esecutivo di Bruxelles sul rigore con cui l’Italia attuerà il piano. Mette in gioco il suo prestigio personale. Non è un problema di soldi ma di credibilità.  Draghi si fa garante di un cambio di passo indispensabile per non perdere il ‘treno’ delle risorse del Recovery e dare la spinta al rilancio e la crescita dell’Italia. 

L’ex governatore della Bce è il solo italiano cui la Ue può fare questa apertura di credito. Giuseppe Conte non sarebbe stato all’altezza. La sua versione del Recovery Fund non avrebbe mai passato gli esami. Anche quella di Draghi fatica per la rissa continua dei partiti. Perché mentre il premier parla con la von der Leyen giornali e tv raccontano che è esplosa la questione della proroga del superbonus, con i 5 stelle all’arrembaggio e tutti gli altri partiti, con più o meno foga, ad intestarsi la battaglia politica.

Da Bruxelles insistoni: il piano da 221,5 miliardi va ricalibrato. Non è una questione di soldi, ma di riforme. Una su tutte, quella del fisco, suscita più di un dubbio: troppo generica. Non c’è un piano, non c’è traccia dei possibili interventi. Niente di niente. In mezzo a questo deserto fiorisce il Superbonus. Troppo facile per gli uffici di Bruxelles considerarlo un regalo ai proprietari di casa senza nessun tipo di riorganizzazione della tassazione immobiliare. Ma anche sulle altre ci sono problemi. . Concorrenza, riforma della pubblica amministrazione e giustizia – La Commissione chiede un cronoprogramma dettagliato. Vogliono conoscere i tempi, le modalità, le scadenze. Le sei missioni del Piano non suscitano criticità: c’è qualche numero da sistemare, qualche tabella da riscrivere, ma di quello si occupano i tecnici: a Roma Carmine Di Nuzzo, dirigente del ministero dell’Economia, ormai soprannominato Mister Recovery e a Bruxelles dove lavora Mario Nava, l’ex presidente della Consob, nominato direttore generale per il Sostegno alle Riforme Strutturali.

Ed è proprio sulle riforme che il piano italiano presenta, le maggiori debolezze. Qui i dettagli sono numerici, ma soprattutto politici. Perché l’Europa erogherà i soldi del Recovery non solo se i progetti andranno avanti, ma anche se i Paesi faranno le riforme. Tema assai complesso e delicato, che ripropone il tema di un’Europa che chiede un cambio di passo all’Italia e l’Italia, che sulle riforme ha sempre avuto il fiato corto, chiamata a dare un segnale di forte discontinuità rispetto al recente passato.

Questa volta le riforme si devono fare davvero.  Per tutta la giornata è andata avanti una trattativa molto serrata da un capo all’altro dell’Europa. Sulla riforma della Pubblica amministrazione arrivano da Bruxelles richieste di chiarimenti sul reclutamento, cioè sui concorsi, e sulle procedure da semplificare. Ma la questione si chiude subito, senza sfociare in fibrillazioni. Si passano in rassegna le altre riforme: quella sulla concorrenza, ma anche la riforma della giustizia. I problemi nascono quando si arriva alla riforma del fisco, appena abbozzata nel Recovery. 

Nelle stesse ore in cui a palazzo Chigi si prova a chiudere il Recovery monta la questione del superbonus. Il pressing dei 5 stelle e di Forza Italia su Draghi e su Franco aumenta il nervosismo dentro il Governo maturato con il passare delle ore quando più di un ministro ha lamentato di arrivare al Cdm senza neppure aver visto la bozza del Recovery. E allo stesso tempo di essere venuto a conoscenza dei contenuti dalle agenzie di stampa. Sono i ministri grillini Stefano Patuanelli e Federico D’Incà a premere per la proroga al 2023, mentre la ministra per gli Affari regionali in quota Fi Maristella Gelmini alza il telefono per chiamare il ministro dell’Economia e chiede rassicurazioni sulle coperture necessarie. Rassicurazioni che, secondo fonti parlamentari sarebbero arrivate.

Il compromesso prevede che il Superbonus venga escluso da Recovery visto che non passerebbe l’esame di Bruxelles. Nei prossimi mesi il Governo farà una valutazione delle risorse che saranno utilizzate quest’anno e valuterà l’eventuale proroga con la Legge Finanziaria.


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