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Mario Draghi

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Non si sa se sia conseguenza dell’effetto Draghi, o se questo sia la conseguenza di quello. Parliamo dell’ennesimo sciame sismico che interessa la geografia dei nostri partiti. Sul centrodestra si discute della possibile federazione, unione o quel che sarà fra Lega e FI (la Meloni si è già tirata fuori).

Sul centrosinistra siamo sempre lì a cercare di capire cosa succederà dei Cinque Stelle, e da questo dipenderà anche la fortuna o meno della linea che Letta ha inteso elaborare per il PD.

Per provare a sciogliere l’enigma proviamo a metterla così: la crisi del sistema dei partiti, dopo il fallimento della spallata di Salvini e quello della fuga fallimentare nel Conte 2, ci ha portato a Draghi (grazie all’intuizione di Mattarella); il successo dell’esperimento Draghi costringe i partiti a ripensarsi e a riposizionarsi perché la gente a quelle vecchie soluzioni crede sempre meno, e se si andrà avanti come adesso non ci crederà più.

Non è il caso di basarsi solo sulla fotografia degli umori politici che ci restituiscono i sondaggi, proprio perché con quello strumento si misurano “umori di fondo” del minuto in cui vengono rilevati, mentre ci vuole del tempo per cambiare idee di fronte a scelte da fare, come avviene con una scheda elettorale in mano. Si tratta al momento di prendere atto che le due grandi componenti in cui schematicamente si divide l’opinione pubblica, la destra e la sinistra, sono costrette a ripensarsi rispetto alla constatazione che una buona e competente direzione della sfera pubblica porta risultati certi: lo si sta vedendo nella lotta alla pandemia, si pensa si potrà vederlo nella sfera economica se, come molte previsioni suggeriscono, entro l’anno partirà anche una buona ripresa. A quel punto la fiducia nelle soluzioni miracolistiche, nelle bandierine continuamente fatte volteggiare per aria, si esaurirà.

Salvini, cui non manca il fiuto per gli umori della gente, lo intuisce e lavora per riallinearsi, ma per farlo ha bisogno di dare un segnale molto visibile, qualcosa che vada oltre le parole, strumento di cui ormai ci si fida poco o nulla. Lo individua nel cooptare Forza Italia, cioè la destra che ha governato per decenni in un paese in discreta salute, per cui c’è una certa nostalgia di quei tempi. Certo si rivolge ad una forza in crisi, che in parte pensa di uscire da questo stato accordandosi con chi ha una buona forza elettorale, ma che in parte eguale teme a ragione di venire cancellata per assorbimento, salvo qualche posto per chi favorisce l’operazione garantendo fedeltà al vincitore.

Può darsi che per addolcire la pillola ogni tanto Salvini lasci credere che tutto potrebbe essere suggellato dalla candidatura di Berlusconi al Quirinale, ma, ammesso che ci si arriva, non si andrà oltre la candidatura di bandiera (un classico in quelle circostanze). Per chi ha l’ambizione di gestire la seconda fase del PNRR serve una sponda sul Colle che lo tuteli verso l’Europa e, a prescindere da tutto il resto, il restaurato Cavaliere, vecchio e malandato, non è certo la figura giusta.

A sinistra ci si accorge che il nuovo Salvini è un avversario ben più temibile di quello tradizionale che andava a suonare ai citofoni alla ricerca di spacciatori e sventolava rosari con scarsa discrezione. Comprensibilmente vuole contrastarlo, ma è frenata da un fatto che sembra quasi incredibile: ad una destra che adesso gioca a presentarsi come responsabile e realista non riesce a contrapporsi ricordando che la sinistra lo era stata, almeno in parte, quando quella faceva demagogia a tutto spiano. La scelta di stringersi in un abbraccio fatale con M5S, la resa alla controdemagogia sinistrorsa in nome della diga contro i barbari della destra, mettono il PD in grandi difficoltà, tanto più che l’alleato ex “punto di riferimento” si rivela un confuso coacervo di fazioni guidate, si fa per dire, da un eterno leader in pectore che sinora non ha saputo esibire uno straccio di strategia politica.

Siamo ancora nel farsi di un cambiamento del quadro politico che ha caratterizzato il tramonto della seconda repubblica. Bisognerà seguirlo attentamente e cercare di capire quale direzione prenderà se riuscirà a stabilizzarsi.


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