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Silvio Berlusconi da Immenso.org

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LA SCELTA dei candidati a sindaco di Milano sta rendendo la “capitale morale d’Italia” una sorta di Luna Park con in mezzo l’albero della cuccagna. L’ultim’ora avverte che è stata offerta la candidatura anche a Vittorio Feltri il quale, con un certo aplomb declina dichiarando che lo stipendio sarebbe troppo basso per un lavoro di cui non sa nulla. Evviva la sincerità.  

A destra, la confusione è grande ma a sinistra non scherzano. Il sindaco Sala combatte una guerra solitaria ma integrata nel PD come esponente non si sa più bene se verde solitario difensore di piste ciclabili impercorribili in corso Buenos Aires, sempre teso mentre lo sport della sua area consiste nel cercare di farlo fuori.

A destra torna Gabriele Albertini che è già stato sindaco di Milano e che è un uomo simpatico, grande imitatore con cui mi sono battuto più di una volta a un Giorno da Pecora, vincendo io ma riconoscendo la sua superiorità nell’imitazione di Paolo VI. Albertini è intelligente spiritoso e competente ma probabilmente stanco per tornare a questo mestiere corrosivo.

Salvini va a caccia e dopo aver bocciato Lupi, il quale peraltro è un uomo di grandissime abilità che ha dimostrato anche negli anni in cui dirigeva i lavori della Camera come vicepresidente. È Salvini ad avere tutte le carte in mano come king-maker ma intanto la città è in uno stato di malessere afflitta da tutti i danni che l’amministrazione Sala ha inferto approfittando del lockdown, sicché il ritorno alla vita è ostacolato da una quantità di iniziative malaccorte e di lavori in corso del tutto inutili.

ADDIO ALL’OSCAR

All’inizio nel centrodestra era Oscar di Montigny che però ha mollato: a Silvio Berlusconi non resta altro che constatare come stiamo ancora cercando il candidato per Milano. Al round precedenti ricordiamo che Berlusconi aveva azzardato l’ipotesi di un altro giornalista, Alessandro Sallusti allora direttore del Giornale, oggi è uscito dai ranghi.

LETIZIA INFINITA

La Moratti è rimasta amareggiata perché pensava che fosse naturale offrirle la candidatura dopo aver già dato un’ottima prova di sé, ma non è arrivata. La sua amarezza nasconde neanche troppo velatamente un certo fastidio nei confronti di Salvini benché la stessa Moratti dichiari di approvare una Federazione del centrodestra in cui Forza Italia si dovrebbe unire con la Lega.

Ma se dovessimo stare a quel che accade nell’area del centrodestra per vaticinare il futuro di una tale Confederazione, non potremmo che dire che nasce malissimo in un clima di rissosi conflitti e confronti, ricatti e rimpianti. Salvini stesso ha visto il proprio nome lanciato come quello di un candidato possibile ma il leader della Lega ritiene di avere ben altro da fare che non dirigere la metropoli da Palazzo Marino. 

È saltato fuori il nome di Roberto Rasia dal polo già sondato da Stefano Bolognini commissario della Lega a Milano e dallo stesso Salvini ma poi sembra che non se ne fatto più niente mentre la rinuncia di Di Montigny ancora pesa come una cappa di piombo sul cielo del centrodestra.

L’ORTODOSSIA

A sinistra siamo più o meno nell’ortodossia: Enrico Letta è venuto a sostenere Beppe Sala il quale promette tutto il sostegno e la determinazione ad appoggiarlo con il massimo impegno. E dice frasi molto scontate come che per il centrosinistra, per la coalizione, il voto  rappresenta una delle prove più importanti qualcosa di più di una semplice elezione amministrativa. 

Così Sala e Letta hanno  formato una coppia costante che permette di fare dei calcoli per ora molto approssimativi sul successo del fronte della sinistra e Sala si concede anche battute generose nei confronti del capo della Lega. Infatti, dice che uno scontro fra lui e Salvini sarebbe un grande confronto politico delle idee per una città e per soluzione dei suoi problemi.

Quanto vale il sostegno dei cinque Stelle siamo sempre allo stesso punto perché le liste in tutto sono ben sette. Quanto alla  spinosa questione della presenza dei cinque Stelle. Nell’eventuale giunta con un nuovo  mandato per Sala, il sindaco conferma che è meglio lasciare i populisti cuocere dal loro brodo finché  sono in crisi. Ha cercato quindi così di togliere qualche castagna dal fuoco Enrico Letta il quale confermato per l’occasione che per il momento è meglio non insistere.

Ma intanto il sindaco è attaccato dalle opposizioni per non essere ancora riuscito a distribuire un bel pacco di milioni frutto di una colletta dei cittadini di Milano per i loro commercianti agonizzanti anzi asfissiati dal Covid per un pasticcio burocratico ancora non sciolto.


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