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L'ex ministro Vincenzo Spadafora

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A lavorare per l’unità è, principalmente, il fronte campano dei Cinquestelle. Il duro scontro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte ha lasciato i segni.

Cento, forse centoventi parlamentari Pentastellati al fianco di Conte se l’ex premier decidesse di provare a costruire un nuovo soggetto politico subito, prima che si metta ai voti, come chiesto da Grillo, la formazione del nuovo comitato direttivo.

È una previsione che fanno fonti qualificate della galassia pentastellata in cui si sottolinea che al Senato, il 90% propenderebbe a schierarsi con “l’avvocato del popolo”.

Appare, invece, più complicata la partita a Montecitorio dove, se votata e approvata la nuova guida a cinque, con il possibile ingresso di personalità come Nicola Morra, Stefano Buffagni e Dino Giarrusso – tutti forti di posizioni di spicco per le preferenze – si opterebbe per il fronte del garante e Conte perderebbe numeri. Tutti scenari che potrebbero mutare da un giorno all’altro, visto i continui e accesi confronti nel Movimento. Con Grillo o Conte? Resta al momento questo il dilemma.

I campani guidati Luigi Di Maio e Roberto Fico spingono per trovare unità e ritrovare senso di responsabilità. Tant’è che ieri mattina c’è stata oltre un’ora di colloquio nell’abitazione romana dell’ex premier tra il ministro degli Esteri e Conte. Di Maio starebbe tentando una ulteriore mediazione tra Conte e il garante del Movimento. Nei Cinquestelle infatti si spera ancora nella possibilità di un’ultima negoziazione per evitare la definitiva spaccatura. C’è, inoltre, la richiesta di poter vedere e votare lo Statuto che aveva proposto Conte, e ci sono i toni abbastanza concilianti – a detta di alcuni deputati e senatori – dell’ultimo video di Grillo a far riaprire la speranza di un’intesa al fotofinish.

Ora l’intervento del ministro Di Maio, che al termine del confronto non ha rilasciato alcun tipo di dichiarazione. La possibile mediazione, come chiesto da più voci dei Cinquestelle, potrebbe passare dal voto sullo statuto messo a punto da Conte in questi quattro mesi. Ma ci sarebbero da superare le asperità dell’ex premier da un lato e di Grillo dall’altro. Mentre la via della sfiducia del garante, prevista dall’articolo 8 dello statuto, sembrerebbe difficilmente percorribile, perché ai più suona come un parricidio insostenibile, un epilogo che lo stesso Conte non vorrebbe. 

Fonti vicine al fondatore del Movimento raccontano di un Grillo furente nei giorni scorsi per chi, in questa resa dei conti, ha preso pubblicamente posizione contro di lui. Nelle ultime ore si registra, nelle file delle truppe ‘contiane’, soprattutto della Campania, un certo raffreddamento circa l’ipotesi di confluire in un eventuale, nuovo partito guidato dall’ex presidente del Consiglio. Senza contare che per molti volti storici del M5S a partire dalla vicepresidente del Senato Paola Taverna, grillina della prima ora, lasciare il Movimento dopo una lunga militanza rappresenterebbe un passo difficile e doloroso. “Emerge anche la consapevolezza”, spiegano fonti parlamentari, “che una larga fetta del consenso di cui oggi gode Conte è legato alla prospettiva di una sua leadership nel M5S. Ma fuori dal Movimento, Giuseppe, con un suo partito personale, otterrebbe lo stesso successo?”.

Ma ci sono voci fuori dal coro in Campania, come quella dell’ex ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, originario di Afragola. “Conte è stato un ottimo premier ma fare il leader politico è un’altra cosa, non vedo attitudine alla leadership” ha spiegando, allineandosi al pensiero di Grillo. “Sono assolutamente fiduciosa che si riuscirà a ricomporre anche questo periodo. Sento entrambi e sono due persone che stimo e apprezzo. Credo che questo momento di complessità si riuscirà a ricomporre”‘ ha sottolineato il primo cittadino di Roma Virginia Raggi, a margine della presentazione dei bus Atac, ad Ostiense. La deputata messinese Angela Raffa spiega che “una strada percorribile potrebbe essere quella di votare l’organo collegiale su Rousseau e poi immaginare nuove modalità di dialogo con Giuseppe Conte”. “L’incontro di oggi con Luigi Di Maio potrebbe aprire nuove opportunità di confronto – ha aggiunto – Dobbiamo ricominciare a discutere di temi e di proposte. A tal proposito concordo con Alessandro Di Battista e mi auguro si possa avviare una riflessione sulla possibilità di indire una nuova votazione per decidere se restare nel Governo Draghi o meno”.

Un altro gruppetto di ex pentastellati (tra cui Elio Lannutti) ha scelto di utilizzare il simbolo dell’Idv per dar vita alla propria formazione. Stando agli ultimi rumors, ai ‘contiani’ non resterebbe che avviare una collaborazione col Maie, ma si parla anche di un gruppo con Leu. Per tutte queste ragioni i parlamentari più vicini all’ex premier fanno il tifo per una riappacificazione con Grillo, che al momento appare complicata. In politica, però, nulla è impossibile. La surreale deflagrazione del Movimento si ripercuote inevitabilmente nel Partito democratico, dove vengono fuori malesseri interni e contrasti sulla linea, sin qui sostenuta, per realizzare una sorta di Ulivo 3.0 con i Cinquestelle, con Conte al posto di Romano Prodi. E adesso le grandi tensioni emergono in particolare nelle grandi città al voto in autunno, tra queste Napoli.


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