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Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia

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LA PARTITA del Pnrr,  e in particolare la spesa per infrastrutture, si sposta ora sulle regioni. Solo in questo campo sono a disposizione circa 62 miliardi fra Recovery fund e fondo complementare. Alle strade delle aree interne vanno 300 milioni. Il resto, cioè 61,7 miliardi, sono su ferrovie: treni regionali; elettrificazione, soprattutto nel Sud; Alta Velocità, in particolare la Salerno-Reggio Calabria e la Napoli-Bari; piste ciclabili.

Ma i governatori e le loro strutture sono in grado di soddisfare questo impegno? La risposta, purtroppo è negativa e questo rappresenta, oggi, l’ostacolo più impervio per l’attuazione dei piani europei.  

Le regioni hanno mezzo secolo di vita e 20 anni di esperienza del nuovo regime che fu introdotto con la sciagurata  riforma costituzionale del 2001 che è servita soprattutto ad ampliare il contenzioso fra il centro e la periferia. È giunto il momento di fare un bilancio e di decidere che cosa non ha funzionato. Il punto debole principale è costituito dalla difficoltà di prendere decisioni che siano veramente nazionali, come richiesto per la gestione nel servizio sanitario nazionale, del sistema scolastico nazionale, del sistema statistico nazionale, e di tutti gli altri sistemi definiti nazionali dalla legge.

Un ritardo che appare ancora piu ingiustificabile adesso che le strutture centrali dello Stato stanno seguendo una precisa direzione di marcia come dimostra la nomina di Chiara Goretti alla segreteria tecnica che avrà il compito di coordinamento degli interventi.

Anche il ministro Brunetta sta lavorando alla modernizzazione della Pubblica amministrazione. Ciò che, invece, rischia di essere sottovalutato è la debole capacità di promuovere buona progettazione e buona esecuzione per competere nella parte messa a gara da parte delle amministrazioni meridionali. Purtroppo la loro caratteristica è di arrivare  sempre in ritardo. Certamente può servire il cosiddetto principio Do no significant harm, cioè di non danneggiare significativamente l’ambiente su cui la Commissione europea ha già fatto un’analisi. Non devono  esserci sovrapposizioni. Le regioni hanno una funzione di programmazione e di coordinamento, i commissari una funzione di esecuzione.

Va coinvolta operativamente a tutto tondo Cassa depositi e prestiti e va garantita una governance dei processi fortemente centralizzata presso il ministero dell’Economia e delle finanze (Mef). Il Mezzogiorno ha bisogno di mobilitare risorse umane di grande competenza e affidabilità.

Serve una nuova Cassa 4.0 presso Cdp con il meglio dei progettisti tecnici, degli esperti informatici e amministrativi. La necessità di una riforma del sistema delle Regioni è stato  messo in evidenza dal Presidente della Corte Costituzionale  nella sua relazione sull’attività della Consulta nel 2020. Si è soffermato sull’attività della Corte, rilevando, in particolare, come vi sia stata “una riduzione dei conflitti intersoggettivi, ai minimi storici dal 2006, e un aumento dei conflitti tra poteri”.

In particolare “colpisce il numero ancora elevato del contenzioso tra Stato e Regioni che, come è stato rilevato in tutte le relazioni degli ultimi anni, affonda le sue radici nella revisione del titolo V della parte II della Costituzione, i cui problemi applicativi non si possono dire ancora risolti, malgrado l’ormai ventennale impegno della Corte nella regolazione del riparto delle rispettive competenze”.

I problemi maggiori ha precisato, “restano quelli del coordinamento della finanza pubblica, del rispetto delle regole sull’equilibrio dei bilanci e della regolazione dei rapporti finanziari, specie in settori come quelli dell’impiego del personale e della sanità, caratterizzati dagli aggregati di spesa più rilevanti”.

Eppure, la politica italiana è ancora  nostalgica del governo consociativo dei partiti, in cui i capi-bastone a tutti i livelli  prendono le decisioni  lasciando poi al governo il compito di formalizzare quelle scelte. Il risultato è conosciuto, svuotamento dell’istituzione-governo e irresponsabilità dei decisori (ad esempio, nei confronti della spesa pubblicai.

Una moderna democrazia liberale si governa invece attraverso le istituzioni (e non attraverso relazioni personali o carismatiche), istituzioni che debbono rendere possibile la decisione e il suo controllo. Insomma, se il Pnrr potrà aiutare l’Italia a divenire un Paese più moderno ed inclusivo, la  sua governance  dovrà aiutarla a divenire una democrazia più efficiente e responsabile


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