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Caro Direttore,
sono un docente di una scuola superiore di Milano e Le scrivo perché vorrei raccontare dei disastri che stanno avvenendo nella mio istituto durante gli scrutini e che, temo, avvengano anche altrove. In particolare mi riferisco ad un episodio che lede la mia dignità di docente, lede la dignità di tutti i ragazzi che credono nella scuola, anche a distanza, e si sono impegnati seriamente per migliorarsi e migliorare l’Italia, offende la dignità dei loro genitori, che spesso hanno dovuto fare sacrifici per comprare un pc ai propri figli e consentire loro di partecipare alle lezioni on line, nuoce alla dignità di un Paese per il quale l’istruzione è un patrimonio inestimabile.

È mai possibile che un cdc non possa decidere di non ammettere uno studente alla classe successiva anche se si esprime all’unanimità?

Invece si. È quanto successo nel mio istituto. I docenti, membri del consiglio di classe della IIC, vengono riconvocati dal dirigente scolastico perché, a suo dire, le decisioni prese durante le operazioni di scrutinio non hanno tenuto conto dell’Ordinanza Ministeriale del 16 maggio 2020. La grave non conformità perpetrata dal consiglio di classe sarebbe stata la decisione di non ammettere uno studente (facciamo finta che si chiami Carlo) alla classe successiva. Tale decisione è stata presa all’unanimità ed è dovuta al fatto che Carlo, un ragazzo sicuramente capace, sveglio e intelligente, ha intuito che il piano di studi che aveva intrapreso non era la sua strada. In altre parole, l’indirizzo “socio-sanitario” era stata una scelta imposta dai suoi genitori. Carlo preferiva cambiare scuola, e così nel mese di gennaio, circa un mese prima della chiusura delle scuole, dovuta all’emergenza covid, ha deciso di sospendere la frequenza alle lezioni. Pertanto, anche durante il periodo della didattica a distanza, Carlo non ha mai assistito ad una video-lezione, né ha rispettato consegne o prodotto elaborati, ovvero niente che potesse fornire ai suoi insegnanti elementi utili alla valutazione.

Quindi a fine anno Carlo cosa mai si aspetterà? Possiamo immaginare: nc in tutte le materie, orribile sigla che significa non classificato. Invece no. Ecco che spunta una valutazione (una) in una materia fondamentale come metodologie operative (per favore non chiedetemi che cosa sia, anche se lavoro da vent’anni in questa scuola non l’ho mai capito). Agli inizi di gennaio, quindi, per come si è organizzata la nostra scuola, nel secondo periodo, Carlo aveva rispettato una consegna e per questo era stato valutato. Una sufficienza? Macché, che sfortuna: aveva preso tre!

Quindi i docenti si sono presentati allo scrutinio (anzi: video-scrutinio) con le seguenti proposte di voto: non classificato in tutte le discipline eccetto metodologie operative: voto proposto 3. Com’è possibile che una sola valutazione, per di più obsoleta, possa considerarsi un congruo numero di voti per poter fare una media finale? Questione di lana caprina? Non esattamente. I problemi che possono sorgere nella misura non in presenza degli apprendimenti richiedevano un’integrazione ai criteri di valutazione, roba grossa. E qui si sono mossi tutti gli organi collegiali dell’istituto per trattare una questione ancora non normata a livello giuridico: uno dei punti cruciali era il concetto di congruità del numero di verifiche. Citando l’art. 79 del R.D. 653/1925: “I voti si assegnano, su proposta dei singoli professori, in base ad un giudizio brevemente motivato desunto da un congruo numero di interrogazioni e di esercizi scritti, grafici o pratici fatti in casa o a scuola, durante l’ultimo periodo delle lezioni ”.

Reperire valutazioni durante la didattica a distanza non è stato affatto semplice (“prof, non mi funziona internet”, “prof non va il microfono”) pertanto il concetto di congruità è passato da oggettivo a soggettivo, vale a dire: il docente fa un po’ come gli pare: uno, duo o tre voti: è lo stesso. Benissimo, e allora?
Allora la Ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, quella del (prima) “tutti promossi” e (poi) “alt, non proprio tutti” ha limitato l’autonomia professionale dei docenti in cinque righe del comma 6 dell’articolo 4 dell’ordinanza ministeriale del 16 maggio 2020. Eccola:  “Nei casi in cui i docenti del consiglio di classe non siano in possesso di alcun elemento valutativo relativo all’alunno, per cause non imputabili alle difficoltà legate alla disponibilità di apparecchiature tecnologiche ovvero alla connettività di rete, bensì a situazioni di mancata o sporadica frequenza delle attività didattiche, perduranti e già opportunamente verbalizzate per il primo periodo didattico, il consiglio di classe, con motivazione espressa all’unanimità, può non ammetterlo alla classe successiva”.

Siamo alle solite, come si dice in questi casi: poche idee ma confuse. Se uno studente ha un solo voto in pagella (tre o sei non fa differenza) un elemento valutativo ce l’ha. E quindi non si può bocciare? Così almeno pensa il mio dirigente scolastico che sostiene si possa non ammettere alla classe successiva soltanto gli studenti che riportano non classificato in tutte le materie.

Comprendo la cautela da adottare nelle valutazioni a distanza. Spesso la consegna dei compiti avviene in ritardo, pazienza. Sovente un argomento spiegato a distanza risulta poco chiaro, niente di grave: la video-interrogazione è un momento di confronto ma anche di apprendimento. Dico sempre ai miei studenti: l’importante è esserci. Ma davanti al rifiuto totale al dialogo educativo, a fronte di un profitto già disastroso nel primo periodo, come si fa a promuovere?

Molti sindacati hanno proclamato scioperi durante gli ultimi giorni di scuola. Le solite lamentele: mancanza di fondi per fronteggiare il virus, la mancata stabilizzazione dei precari, le misure di sicurezza insufficienti per la ripresa delle lezioni a settembre. Ebbene, niente che facesse riferimento alla fatidica ordinanza ministeriale che delegittima, umilia, prende in giro il corpo docente. D’altronde ormai la maggior parte dei docenti ritiene che durante lo scrutinio  l’aspetto  giuridico-amministrativo debba prevalere sull’aspetto pedagogico-didattico. 

Ma ci rendiamo conto? È bastato prendere un tre per essere promossi!

Io continuo a credere nel rispetto delle leggi, anche quelle che meno condivido come quella maledetta ordinanza. Il punto è che a mio parere  davanti ad una pagella con tutti nc e un tre significa proprio non avere alcun elemento valutativo. È come avere una macchina a cui mancano tre ruote e l’unica su cui poggia a terra ha pure una gomma bucata. Si può andare da qualche parte? Evidentemente no.

Marco Contedini
Insegnante di un IIS di Milano

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