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Laurel Evans sul web è famosa come l’americana in cucina

Tempo di lettura 5 Minuti

Dalla grigliata allo street food, la cucina americana negli ultimi anni ha avuto un vero e proprio boom. Ma certo, cucinare a stelle e strisce non è facile come sembra. Laurel, look alla Harry ti presento Sally, è texana da sette generazioni. Cresciuta nello storico ranch di famiglia e trapiantata a Milano, dice: «L’incontro con la cultura europea e in particolare con la cucina italiana mi hanno fatto capire quanto poco conosciuta e malamente imitata fosse la cultura gastronomica statunitense oltreoceano».

Così, a diffondere la buona cucina made in USA ci ha pensato lei, sul web, ovviamente. 39 anni, sposata con il fotografo e regista italiano Emilio Scoti, due figli di 8 e 6 anni, Laurel sul suo blog unamericanaincucina.it e sul suo profilo Instagram pubblica piatti tipici a stelle e strisce dal barbecue texano con brisket, ribes e jalapeño poppers agli hamburger ai muffins alla cherry pie, ma anche piatti a base di ingredienti tutti italiani, con i nostri profumi e i nostri sapori, innamorata com’è della nostra cucina.

La Evans è diventata quindi un punto di riferimento online del settore food, che sul web ha avuto una forte crescita soprattutto grazie alla pandemia, che ha fatto riscoprire il piacere dei fornelli. Scrittrice di libri di successo come “Insolito muffin, “Buon appetito America!”, “La cucina Tex-Mex” e “American Bakery”, Laurel nel 2009 è sbarcata sul web e cavalcando l’onda del successo dei siti culinari, oggi ha fatto del food blogging la sua prima professione.

Laurel, negli ultimi anni abbiamo assistito al boom del settore food, soprattutto online. Come mai?

«Intorno al cibo ruota la vita dell’uomo e oggi si dà molta importanza al suo aspetto sociologico, storico e culturale. Muove l’economia e con la globalizzazione è facile importare suggestioni, mode che arrivano da altre parti del mondo. Molto spesso è un grande cuoco, un ristorante famoso che da qualche parte del mondo lancia una moda che poi si estende a macchia d’olio. I media hanno lanciato gli chef come delle grandi star demistificando l’alta cucina. Ci sono i programmi televisivi che contribuiscono a diffondere in maniera capillare la passione per l’arte culinaria, e poi ci sono le esigenze del momento, mode che nascono dal basso. Ora con le quarantene e lo smart working, le persone chiuse nei loro appartamenti hanno riscoperto il piacere del pane fatto in casa, perché hanno il tempo e l’opportunità».

Durante il lockdown la tua community è cresciuta?

«Sì. Su Instagram è aumentato notevolmente l’engagement, cioè il coinvolgimento degli utenti, che da quando è iniziata la pandemia interagiscono ancora di più».

In che modo?

«Mi scrivono di più, mi chiedono le ricette, mi inviano le foto dei piatti che hanno cucinato seguendo i miei consigli».

Il cibo si sa, ha un effetto consolatorio, soprattutto ora che i rapporti sociali si sono ridotti. Laurel, chi sono i tuoi followers?

«Io propongo ricette facilmente realizzabili anche da chi è inesperto e quindi il mio target è giovane, va dai 18 ai 35 anni. La mia community è composta per la grande maggioranza da italiani. Soprattutto donne, ma c’è anche un 15% di uomini. Molti di questi ragazzi magari si trovano alle prese con le prime cene tra amici. Anziché affidarsi alla tradizione italiana dove pesa il confronto con la cucina di mamme e nonne, puntano su quella oltreoceano, che oltretutto è di gran moda».

Quali sono i piatti più cliccati?

«Il barbecue è di gran moda. Vanno moltissimo gli hamburger sia con carne che vegetariani e poi il pulled pork, ovvero il maiale sfilacciato. La cucina americana in ogni caso non è solo panini e hamburger. È molto vasta e varia. Anche se siamo un paese giovane, la storia culinaria è ricca: la cucina regionali nascono dal mix delle tradizioni culinarie di tanti popoli diversi».

Da dove trai ispirazione per le ricette che pubblichi sul tuo blog?

«Io pubblico quello che cucino in casa per la mia famiglia. La mattina vado al mercato e mi faccio ispirare dai prodotti di stagione. Raramente seguo una ricetta specifica. Faccio sempre un mix. Ma prima di proporle, le mie creazioni le provo più volte. Quindi le scrivo. Ho un’attenzione maniacale per la scrittura delle ricette».

Spiegami.

«La scrittura di una ricetta è un’arte. In Italia noto molti food blogger proporre piatti interessanti, ma le ricette certe volte non sono precise: se scrivi “quanto basta”, “finché non si indora”, “a cottura terminata”, chi non è un esperto di cucina si perde, sbaglia. Io cerco di essere molto precisa, indicando i minuti esatti di cottura, la potenza della fiamma, ecc ecc. Secondo me un blog specializzato in food deve metterti in grado di eseguire perfettamente la ricetta. Poi, per creare suggestioni, ispirare un piatto, per quello ci sono i blogger di lifestyle, che si possono permettere di essere meno precisi».

Tu come hai iniziato?

«Sono arrivata in Italia nel 2004 con mio marito, italiano che ho conosciuto in Texas. Io ho sempre amato la cucina, da piccola nel ranch dove sono cresciuta, cucinavo con mia mamma, preparavo biscotti, mi piaceva mettere le mani in pasta. Quando sono arrivata a Milano, dove ho continuato a studiare arti visive e grafica, sono rimasta conquistata dai profumi, dai sapori e ho iniziato ad approfondire le mie conoscenze di cucina, a sperimentare».

Che cosa facevi in Italia prima di diventare blogger?

«Ho lavorato come grafica per la rivista Vogue a Milano. Erano gli anni d’oro con la celebre direttrice Franca Sozzani. Un’icona. Era una donna molto seria e non aveva tempo per le cose frivole. A Vogue ho imparato la capacità di organizzazione e la disciplina nel lavoro, che poi mi è servita».

Da Vogue te ne sei andata?

«Sì. Volevo fare altro. Quando ho dato le dimissioni, avevo un contratto a tempo indeterminato, tutti rimasero stupiti. La Sozzani invece mi disse: “Brava! Farai strada”.

E tu l’hai fatta nel food.

«Ho iniziato a scrivere libri di cucina e poi nel 2009 ho aperto il blog, quando ancora esistevano i forum e, soprattutto in Italia, erano praticamente sconosciuti. Il sito lo curo da sempre, io. Come fotografo personale c’è mio marito che lo fa di professione. Il blog ha avuto negli anni una crescita costante».

Tu fai anche Tv.

«Sì. Sono invitata molto spesso come opinionista in tante trasmissioni, e nel 2013 ho anche condotto un programma: “Street food heroes” su Italia 2 Con Mauro Rosati e Francesco Fichera, dedicato al cibo di strada. Ad ogni apparizione televisiva, chiaramente sul web ho dei picchi di crescita di followers. Non me lo sarei mai aspettato quando ho aperto il mio blog, che sarebbe diventato la mia prima professione, e invece, è andata proprio così».


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