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Un adesivo degli studenti contro il Green pass

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Nella vita reale, fuori da certe rappresentazioni macchiettistiche del “no vax” truce e screanzato, esistono robusti settori della società civile che esprimono, argomentandola, una contrarietà pacata ma decisa al Green Pass. Sugli scudi anche molti esponenti del mondo della cultura.

La scorsa settimana è stato motivo di dibattito l’appello ormai firmato da diverse centinaia di docenti universitari contro l’obbligo di esibire la “certificazione verde” per accedere negli atenei. Una misura – sostengono i firmatari – che introdurrebbe una forma di «esclusione e di penalizzazione», cioè una suddivisione della società «in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi quei diritti fondamentali garantiti loro dalla Costituzione».

Sulla stessa lunghezza d’onda diversi studenti universitari. Partendo dal basso, scambiandosi informazioni attraverso i mezzi di messaggistica, hanno iniziano a mobilitarsi fin dall’approvazione, il 5 agosto scorso in Consiglio dei ministri, del Green Pass obbligatorio nelle università. La loro voce nel corso delle settimane si è trasformata in un coro possente. E si è talvolta unita a quelle dei manifestanti che negli ultimi sabati hanno calcato le strade di tante città italiane.

Per avere una cifra della risonanza che hanno assunto, basta osservare che il profilo Twitter “UniRoma contro il Green Pass” ha superato quota mille follower già pochi giorni dopo l’apertura. E sono proprio stati gli studenti dell’Università “La Sapienza” di Roma tra i primi a mobilitarsi: alla fine del mese scorso hanno scritto una lettera alla rettrice, Antonella Polimeni, contestando il Green Pass quale «strumento di natura politica, più che di natura sanitaria».

L’obiettivo della “certificazione verde”, rilevano infatti, non è la profilassi, bensì spingere la popolazione a vaccinarsi pena l’emarginazione. Del resto il possesso del Green Pass non esclude affatto la possibilità di contagiare, non assicura la negatività al Covid.

Lettere analoghe sono state inviate ai propri rettori da studenti di diverse Università, che intanto si sono aggregati in un coordinamento nazionale. Stiamo percorrendo, osservano taluni universitari preoccupati, una china pericolosa: una volta passata l’idea che per accedere ad alcuni diritti costituzionalmente garantiti occorra un lasciapassare, siamo sicuri che, finita questa emergenza sanitaria, il Green Pass o uno strumento affine verrà accantonato?


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