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Una protesta per i mancati interventi di sostegno

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Tempo di lettura 3 Minuti

Anche questo 2020, foriero di una sventura globale unica nella storia contemporanea, volge al termine e, come ogni fine dell’anno, porta con sé i bilanci. Un anno, senza alcun dubbio, particolare che ha provato governi e cittadini in una battaglia contro un nemico invisibile e infido.

È inevitabile, quindi, che alcune scelte abbiano comportato malcontento se non addirittura rabbia, trattandosi di una situazione inedita.

Mi piacerebbe, allora, rammentare ai governanti quelli che sono stati i “talloni d’Achille” nelle varie manovre, le categorie che sono state, almeno in parte, dimenticate o la cui crisi risulta comunque essere stata sottovalutata. In un periodo in cui il cosiddetto “fatturato” ha subito una compressione evidente, la prima categoria degli ultimi, di coloro che non sono stati adeguatamente supportati, è quella delle “partite iva”.

Se infatti i dipendenti, pubblici o privati, hanno potuto contare su tutta una serie di istituti e di ammortizzatori sociali già da tempo predisposti a tutela dei lavoratori, potenziati dalle varie manovre urgenti adottate dal Governo, non può dirsi altrettanto per i lavoratori autonomi.

Questi ultimi, si sono trovati a dover affrontare una contrazione del lavoro che, per loro, si è tradotto nel “tirare la cinghia” fino all’ultimo foro. Infatti, è necessario rammentare che i lavoratori autonomi vivono unicamente delle prestazioni effettivamente rese (e purtroppo, sovente, neanche di quelle, considerata l’alta morosità dei clienti) senza poter contare su null’altro a sopperire ad una eventuale carenza di lavoro.

Nel periodo Covid, le misure adottate dal Governo a favore di questa categoria sono state pressoché trascurabili se non addirittura nulle.

Un altro settore particolarmente provato dalla pandemia è stato quello dello spettacolo. Anche qui, la situazione è stata decisamente sottovalutata come dimostrato dalla mole di manifestazioni e iniziative di ogni genere: partendo da #IoLavoroConLaMusica per finire con “Scena Unita”, sono stati gli stessi lavoratori del settore musicale (e più in generale dello spettacolo) a denunciare le proprie condizioni e ad attivarsi in una gara di solidarietà per sopperirvi.

Una cosa che, obiettivamente, fa storcere il naso, essendo questo un preciso dovere politico che ha dato luogo ad una disparità di trattamento ancora non perfettamente chiara. Infine, ma non per importanza, figurano i praticanti avvocati. Il danno su quest’ultima categoria è, a mio modesto avviso, superiore finanche a quello arrecato alle prime due, contando “un’onda d’urto” che si propagherà pure una volta terminata la pandemia.

Pur volendo tralasciare (e non si vuole) le modalità con cui è stato comunicato il rinvio delle prove scritte alla primavera del 2021; pur volendo tralasciare (e non si vuole) il permanere dell’incertezza in merito alla reale possibilità di svolgere gli scritti nelle date del 13, 14 e 15 aprile in quanto, purtroppo, nessuno può assicurare che, per allora, saremo effettivamente fuori dalla crisi; pur volendo tralasciare (e non si vuole) la precarietà di questi aspirati professionisti che, spesso, impiegano il loro lavoro senza alcuna retribuzione per almeno due anni della loro vita (personale e professionale); pur volendo tralasciare tutto questo, il ritardo che i praticanti avvocati hanno accumulato sul mercato del lavoro, determinato dall’evidente inidonea gestione della loro situazione da parte di chi avrebbe dovuto tutelarli, è immenso e non facilmente emendabile.

Nessuno, effettivamente, ha pensato a salvaguardare l’incolumità personale e la prospettiva lavorativa di questi ragazzi che chiedono solo quanto intendono assicurare ai futuri clienti: la tutela dei propri diritti.

Come da incipit, la giustificazione per queste falle nel sistema esiste ed è di tutta evidenza: nessuno si era mai trovato a dover affrontare un disastro simile e su così larga scala. Il mio è perciò tutt’altro che un atto d’accusa quanto, piuttosto, un accorato invito al nostro Governo a sanare, nel 2021, questi “vuoti”; a voltarsi per rendersi conto di quanti sono stati lasciati indietro, e adoperarsi, in un futuro quanto mai prossimo, per recuperarli. “Ce la faremo”, ne sono certa. Buon 2021 a tutti voi, con la speranza che presto il Covid diventi solo un terribile ricordo.


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