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LE OFFERTE di lavoro proposte da Facebook parlano da sole: fra le prime dieci almeno sei sono di supermercati che cercano addetti, dai cassieri, ai magazzinieri sino ai responsabili di punto vendita. Spesso senza chiedere alcuna esperienza pregressa e offrendo stipendi più che dignitosi.

La grande distribuzione, del resto, non ha conosciuto chiusure causa pandemia. Anzi, con il lockdown si è trasformato nell’unica, grande, occasione di fuga dalle mura domestiche, nonostante lunghe file e ore di attesa per arrivare all’ingresso.

Quella dei supermarket è la metafora migliore di come la pandemia stia cambiando il mondo del lavoro, anche nelle aspirazioni. Una rivoluzione che i più giovani sono chiamati ad analizzare nel dettaglio per non rischiare di intraprendere percorsi di studio e professionali resi inattuali dal virus, con il suo corollario di nuove abitudini e bisogni.

Pensiamo alla mobilità, ad esempio. Il sostegno dei governi a quella sostenibile (pensiamo ai bonus bici e monopattino) per disincentivare l’uso dei mezzi pubblici – fra i maggiori veicoli di contagio – combinato con sharing economy e intelligenza artificiale potrebbe, negli anni, assestare un duro colpo al settore dei taxi. Ma, nello stesso tempo, richiedere più risorse nel campo della progettazione, della manutenzione, del digitale e delle automazioni. Per non parlare dell’ecommerce, altro comparto in forte crescita. Secondo l’Istat, a fronte di un generale calo dei consumi, gli acquisti online nel 2020 sono cresciuti di circa il 34%.

Il food delivery, neanche a dirlo, sta diventando l’ancora di salvezza della ristorazione e potrebbe presto cambiarne il volto in modo definitivo, con Uber pronto a intervenire per salvare le piccole realtà danneggiate dal Covid tramite Eat local, con un guadagno in termini di immagine e di prestigio. E poi tutti il microcosmo legato a salute e igiene che, anche dopo la pandemia, continuerà a essere oggetto di interesse e domanda.

Al lavoro dell’era posto coronavirus Adecco ha recentemente dedicato uno studio, stilando una lista di impieghi che, di qui a breve, conosceranno il loro momento di gloria. Volendo decidere oggi cosa fare da grande, un ragazzo potrebbe innanzitutto optare per la sanità. Gli infermieri specializzati saranno sempre più richiesti. Lo stesso vale per gli operatori in ambito chimico e farmaceutico, che potrebbero registrare una crescita – in termini di domanda lavorativa – anche del 40%. Così come gli addetti alla pulizia e alla sanificazione. Gli impieghi nella grande distribuzione e nella logistica conosceranno un boom del 60%. E poi gli specialisti dell’ecommerce, dai magazzinieri ai fattorini per le consegne. Ma anche autisti di furgone, operatori del servizio clienti o per la preparazione della spedizione. Lavori, questi ultimi, che già ora le aziende stanno offrendo in modo massivo.

Proprio l’emergenza sanitaria ha portato alla ricerca di figure prima inesistenti: responsabili del contact tracing, addetti alla misurazione della temperatura, alla gestione di code e distanziamenti e alla sanificazione. Ma ha anche comportato nuove mansioni o il loro rafforzamento. Così scopriamo che con lo smart working il responsabile del lavoro da remoto sta acquisendo sempre più importanza all’interno delle aziende. Che gli interior designer si stanno occupando anche di riconfigurare gli spazi negli uffici e nei locali. Che l’istallazione di schermi protettivi in plexiglass sta diventando un’attività sempre più remunerativa. E che, nel campo del fitness, sta emergendo l’outdoor personal trainer, specializzato nell’impartire lezioni all’aperto.

Ogni necessità emersa con il Covid, dunque, sarà foriera di opportunità per chi vorrà cogliere. E la ricostruzione evocata dal premier, Mario Draghi, dovrà partire proprio da un’analisi delle prospettive future di ciascun settore, se esisterà ancora o come cambierà. Passata la tempesta il lavoro ci sarà, questo è certo, anche se, magari, non sarà quello che avevamo immaginato.

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