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Elena Sofia Ricci

Tempo di lettura 3 Minuti

ELENA Sofia Ricci torna a vestire gli abiti talari di Suor Angela nella sesta stagione della serie Che Dio ci aiuti, in onda dal 7 gennaio su Rai Uno. La religiosa – uno dei personaggi più amati del piccolo schermo – dovrà fare i conti con il suo passato di ex galeotta e con il difficile rapporto con un padre rigido e anaffettivo. Anche alla splendida attrice toscana, che il prossimo anno compirà 60 anni, LunediFilm ha chiesto di restare in tema e raccontarci il suo rapporto con il cibo, dai ricordi d’infanzia alle tavole imbandite soprattutto dei film di Ferzan Ozpetek.

Intanto ci dica il segreto della sua bellezza.

«È un dono, di Madre Natura, Divino e dei miei genitori. Sul cibo la possiamo sintetizzare in due parole: non c’è molta frequentazione, purtroppo, visto che amo molto mangiare. Sono a dieta da quando ho 15 anni».

Tra i registi con i quali ha lavorato chi ha una particolare passione per il cibo?

«Ferzan Ozpetek è uno di questi. Ho un ricordo meraviglioso dei due film fatti insieme e, in particolare, dell’esperienza di Mine vaganti, non solo sul set ma anche a tavola. Abbiamo girato in Salento e Ferzan, come al solito, è diventato amico degli chef e dei cuochi più bravi. Ci riempivano di leccornie salentine. Un pericolo terrificante per me! Cercavo di scegliere la cose più leggere e meno caloriche ma non ce n’erano molte. Alla fine mangiavo sempre la solita ricottina. Sul set invece tanto succo di mirtillo al posto del vino, che ovviamente in scena non è mai quello vero».

Recentemente è stata una cuoca per fiction in Vivi e lascia vivere.

«Sì, una cuoca di una mensa alla quale ne accadono di tutti i colori, tra banchetti di nozze e street food eravamo in mezzo al cibo. Per di più sul set a Napoli, città mangereccia per eccellenza, “a casa” del regista Pappi Corsicato, anche lui molto attento alle scene a tavola».

Quali erano i suoi piatti preferiti da bambina che oggi le fanno ancora ricordare quegli anni?

«Diciamo che c’erano due cose che non mi piacevano: il fegato, che ai tempi ti facevano mangiare per forza perché dicevano che faceva tanto bene, e le zucchine che invece ora mi piacciono molto. Però ho un ricordo molto bello legato anche alla mia bisnonna, perché era lei che cucinava in casa. Io sono cresciuta con lei e con mia nonna e loro si mettevano ai fornelli di prima mattina. In particolare c’era una ricetta che negli anni ho insegnato poi a tutte le varie tate: gli “gnudi” toscani».

Ci dica la ricetta.

«Molto semplice: l’interno dei ravioli ricotta e spinaci, senza la pasta, ma appena passati nella farina e buttati nell’acqua bollente. In genere si condiscono con burro e salvia oppure con pomodoro e basilico. Provateli e fatemi sapere».

E ora invece, il suo piatto preferito?

«A me piace tutto. Sono appassionata da sempre di sushi, da molto prima che andasse di moda. Amo, ovviamente, anche la cucina italiana, le specialità regionali in particolare. La nostra è una cucina sana e sono molto contenta che i grandi chef siano tornati a rivalutare le materie prime in cucina dopo varie sperimentazioni. Siamo tutti d’accordo che la cucina “povera” italiana e, in generale, dell’area del Mediterraneo, sia notevole, probabilmente con pochi eguali nel mondo».

Un ingrediente che nella sua cucina non può mai mancare?

«Spezie, aromi, piante, erbe, ideali per condimenti gustosi, sani e volendo alternativi. Vado però sul classico e le dico basilico. Perché una pasta pomodoro fresco e basilico fatta molto bene, non si batte».

Cosa le piace cucinare?

«Siamo sinceri: chi fa il mio mestiere spesso non cucina. Non so le mie colleghe, ma io non cucino mai, anche perché devo mangiare talmente poco… Prima di avere figli spesso lo facevo quando invitavo degli amici a cena. Ma da quando è nata Emma, 25 anni fa, ho una tata e pensa a tutto lei. Ho dedicato la mia vita al lavoro e, ai fornelli, ormai ho perso la mano. Sono diventata abbastanza negata, è la verità».

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