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Pronunciando la parola “infrastrutture” si evidenzia una differenza sostanziale tra le varie zone della nostra penisola. Questo perché, nonostante il chilometraggio resti una misura fissa, i tempi di percorrenza di una stessa distanza possono risultare alquanto variabili e differenti tra sud e nord.

Uno studio condotto da Unioncamere-Istituto Tagliacarne mostra un quadro dell’Italia a due velocità. Il Sud, dal punto di vista delle infrastrutture, risulta afflitto da una serie di ritardi. Proprio per questo la presenza di strade, ferrovie, aeroporti è inferiore alla media. Il Sud patisce un gap del 34,6% rispetto al Nord-Est (che è la più privilegiata per quel che riguarda le infrastrutture economiche ma che è sotto la media per quel che riguarda quelle sociali). Il Sud sale sopra la media del Paese solo per quel che riguarda le infrastrutture portuali. Infatti, se non si tiene conto delle infrastrutture portuali il divario con il Nord-Ovest sale al 37,6%. Per quel che riguarda la rete stradale, il Sud registra un divario inferiore, del 28,6% rispetto al Nord-Ovest e del 20,2% nei confronti del Centro-Nord: merito anche dei massicci investimenti dell’Anas, che attualmente è impegnata in tutta Italia con lavori in corso o in fase di avvio per un importo che conta miliardi di euro ed ha destinato alle regioni del Sud (Campania, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna) oltre la metà di questa cifra (di cui non si ha precisa contezza).

L’Anas ha già realizzato investimenti significativi su una serie di itinerari quali: l’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, la Strada Statale 114 Orientale-Sicula in Sicilia; la Strada Statale 131 Carlo Felice in Sardegna; la Strada Statale 7 Appia in Puglia e Campania; la Strada Statale 106 Ionica in Basilicata e Calabria; la Strada Statale 16 Adriatica in Puglia; l’autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo in Sicilia; il completamento dell’autostrada Catania-Siracusa. Nel caso specifico della Calabria, per percorrere il tratto che va da Cosenza Nord a Pizzo Calabro, a titolo di esempio, che conta 84,8 km con un tempo di percorrenza stimato di 55 minuti, ci rendiamo conto che, in realtà, non è affatto così. Le innumerevoli interruzioni, deviazioni e la presenza di canteri stradali che hanno ripreso ormai normalmente dopo l’emergenza covid, rallentano la percorrenza del tratto creando delle lunghe code. Ci si chiede come mai accade tutto questo, cosa c’è alla base di questi disservizi che ormai superano i vent’anni. La risposta non si trova o, forse, non la si vuole trovare.

Osservando una normale cartina della rete autostradale italiana emerge con estrema chiarezza quanto il divario, infrastrutturale e non solo, tra il nord ed il sud sia evidente. Se in Lombardia oggi ci si può muovere tra Milano e Brescia al sud oltre alle difficoltà legate alla realizzazione della Salerno- Reggio Calabria da sempre la rete autostradale risulta inefficiente.

Nel Mezzogiorno per compiere 100 Km si può arrivare ad impiegare fino al triplo del tempo rispetto a quanto si impiegherebbe al nord, questo perché anche le strade statali in molte zone del sud sono caratterizzate da problematiche di percorribilità molto più accentuate rispetto al nord Italia. La mancata crescita della rete autostradale al sud è stata più volte citata come grave carenza che ha ostacolato la crescita del Mezzogiorno.

Dalla Puglia a Roma viaggiare in autostrada significa salire fino in Abruzzo per poi muoversi sul versante tirrenico oppure raggiungere prima Napoli per poi percorrere gli oltre 200km che dalla città partenopea conducono alla capitale.

Ci rendiamo conto anche solo leggendo questa breve analisi che il problema è ben radicato da ormai troppi anni. Il nocciolo della questione non è cercare di capire come poter trovare una soluzione a queste evidenti problematiche bensì agire nel concreto investendo i fondi destinati alle infrastrutture nel modo più consono senza pensare ad una differenziazione nord/sud. Anche perché tutto questo è vecchio ormai anni luce. È necessario, però, ricordare che l’alta velocità si ferma a Salerno ed in un Paese che non è assolutamente arretrato a livello di conoscenze e competenze tutto ciò è inaccettabile.

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