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Massimo Bray con un Bronzo di Riace

Tempo di lettura 5 Minuti

Per il Mezzogiorno, la rinascita è “Alla Voce Cultura”. Un nuovo modello di sviluppo per il Sud e i suoi giovani, basato su tre pilastri: cultura, patrimonio artistico, settore manifatturiero di alto livello. Un modello con una visione di lungo respiro, “capace di interpretare” la portata, ad esempio, della rivoluzione digitale, in ogni ambito. È il pensiero di Massimo Bray, Direttore generale della Treccani, che con il suo libro “Alla Voce Cultura – Diario sospeso della mia esperienza di Ministro”, nei ricordi dei dieci mesi alla guida dei Beni e Attività Culturali e del Turismo nel Governo Letta nel 2013-2014, fa un’appassionata dichiarazione di amore e di fiducia verso il Mezzogiorno: «Ero e sono convinto che debba essere il simbolo della rinascita del Paese». Con la cultura al centro. «Aldo Moro – ricorda – uno dei due padri costituenti e padre del meraviglioso articolo 9 della Costituzione sui Beni culturali e il Paesaggio, diceva che il patrimonio culturale deve formare i cittadini del futuro».

Che cosa urge al Sud, specie dopo la crisi della pandemia?

«Oltre a continuare nel rigoroso rispetto delle regole, per non vanificare tutti i sacrifici fatti, penso che l’esperienza vissuta abbia rivelato i guasti di un modello di sviluppo, incentrato sull’idea di alcune applicazioni di un capitalismo finanziario, che hanno portato ad esempio alla privatizzazione di una parte della sanità e all’aver trascurato il valore della sanità pubblica, che invece si è dimostrata, ancora una volta, una sanità di eccellenza. La sanità, la scuola, l’ambiente, i beni culturali e il paesaggio sono beni comuni che lo Stato deve preservare e tutelare. E non ripetere gli errori del passato. Urge un nuovo modello di sviluppo, che non può essere più quello degli anni ’60, basato su grandi attività industriali a forte impatto ambientale, che si è cercato di replicare anche al Sud. Bisogna chiedersi come sarà il nostro Mezzogiorno, ma occorre una politica capace di visione».

La sua idea?

«Tre pilastri: 1) valorizzare le risorse storico-artistiche e paesaggistiche, di cui il nostro Mezzogiorno ha segni di grande valore, con oltre il 50% del patrimonio culturale italiano, diffuso sul territorio, insieme alle grandi tradizioni, come quelle enogastronomiche; 2) immaginare il Sud anche come luogo di uno sviluppo coerente e qualitativo del digitale. Abbiamo tutto per creare la nostra Silicon Valley, ma occorre fare sistema fra l’università e l’impresa; 3) sviluppare il manifatturiero e l’artigianato di alto livello. Il recupero di Pompei e i Bronzi di Riace sono stati per lei un esempio del Sud simbolo della rinascita del Paese. Quando scrivemmo il progetto Pompei, che fa parte della legge “Valore Cultura”, era diffuso il timore di perdere i fondi europei, per non essere stati in grado di intervenire sul sito archeologico. Con un progetto ben fatto, le figure altamente qualificate di Giovanni Nistri e Massimo Osanna, e un lavoro di squadra, riuscimmo in quello che è anche un insegnamento per la politica. Nessuno credeva più neanche al progetto per rimettere in piedi i Bronzi di Riace. Grazie allo sforzo straordinario del mio ministero, dell’Enea, del Cnr, riuscimmo a portarli da Palazzo Campanella, sede della regione Calabria, dove giacevano distesi, al Museo Archeologico Magna Graecia di Reggio Calabria e a metterli in piedi. C’era un valore simbolico. Ergendo quelle due straordinarie figure che venivano dal mondo antico, pensai che forse era un segno per rimettere in piedi anche l’Italia. Fu uno dei fatti più emozionanti della mia vita».

Come creare al Sud le condizioni per valorizzare “il talento e all’energia di tanti giovani in questo e altri settori”, come auspica?

«Siamo di fronte ad una crisi che mette in pericolo decine di migliaia di posti di lavoro, specie nel mondo della cultura, che mostra da una parte la sua grande vitalità, come si è visto durante la pandemia, ma allo stesso tempo la fragilità. I musicisti in Italia sono oltre 500 mila. Dietro al nome più noto, ci sono migliaia di persone che lavorano per rendere possibile uno spettacolo. Spesso sono lavoratori a termine. La stessa cosa vale per le guide turistiche, un altro settore in grande pericolo. Occorre fare ogni sforzo per garantire che non si perdano queste professionalità, perché dietro a ognuno di questi giovani ci sono studi e passione per il proprio territorio».

Quali sono le altre priorità?

«Il Sud esprime una grande umanità e creatività, un’intelligenza duttile. Occorre però migliorare il sistema universitario e ricreare la scuola, che deve diventare una priorità del Paese, investendo molte risorse, rivedendo tutta l’edilizia scolastica, incrementando la formazione. Ma prima di tutto occorre avere un’idea di scuola che, mi auguro al più presto, torni in presenza, perché la scuola è il primo luogo in cui si forma un’idea di comunità. È il luogo di eccellenza per l’uguaglianza, l’inclusione e la coesione sociale. Da ministro auspicò sinergie fra i dicasteri dei Beni Culturali e Istruzione.. Lo penso ancor oggi. Se ci sono problemi di aule troppo piccole, sarebbe bellissimo vedere i ragazzi frequentare le lezioni all’interno dei musei, delle biblioteche, per far vivere loro da subito il rapporto diretto con l’arte, con la bellezza, con tutto quello che questo Paese esprime. Sarebbe un messaggio di forte speranza, di voglia di cambiare, di farcela. È una soluzione per i problemi di oggi che potrebbe diventare parte dell’iter scolastico domani».

Lei si è formato alla Treccani, emblema del sapere. Come vivono la cultura i giovani?

«Per me Treccani non è solamente il luogo in cui mi sono formato, ma è il luogo della conoscenza, della capacità di fare sintesi dei saperi, che non dovremmo mai smarrire. Durante la pandemia abbiamo avuto ogni giorno un milione di utenti unici che consultava il nostro portale: è un segno sia del valore delle fonti certificate, sia del bisogno di fiducia che si ha in questo caso nel marchio Treccani e in quello che rappresenta. Sono molto fiducioso nel modo in cui i giovani si avvicinano non solo alla cultura, ma anche ai grandi temi del presente, lo sviluppo sostenibile, l’economia circolare, la tutela dell’ambiente e lo vedo anche dalle ricerche sul portale».

Il libro che consiglierebbe di leggere a un giovane?

«Un libro che mi era piaciuto moltissimo, il Mago di Lublino, di Isaac Singer. Lo trovo molto bello e mi farebbe piacere se venisse letto non solo dai ragazzi. Ho amato moltissimo anche L’Isola di Arturo di Elsa Morante, pubblicato nel 1957. Avere sempre vicino un libro, ma anche seguire la propria curiosità, avere sempre sete di conoscenza. A un giovane consiglierei anche questo».

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