X
<
>

Matteo Salvini volontario a Natale

Tempo di lettura 4 Minuti

La scorsa settimana, in seguito all’approvazione dell’ultimo “decreto Natale”, Matteo Salvini aveva annunciato che avrebbe trascorso il 25 dicembre unendosi ai volontari City Angels di Milano, per consegnare pacchi alimentari ai senzatetto.

“Non potete chiudere in casa il cuore e la voglia di aiutare degli italiani” aveva infatti affermato sin da subito Salvini, forse nel tentativo di giustificare con buoni sentimenti una ormai perenne smania di irresponsabilità. Il leader della Lega ha dunque passato un Natale all’insegna della solidarietà, documentando il tutto con varie fotografie pubblicate sui suoi profili social.

Tuttavia, è stato lo stesso Mario Furlan (presidente e fondatore dell’associazione City Angels) a prendere immediatamente le distanze da quella che è sembrata a tutti gli effetti un’operazione di consenso elettorale e a dissociarsi fermamente da chi, all’interno dell’associazione, ha consentito a Salvini di strumentalizzare un evento benefico per fare propaganda contro il Governo.

Altrettanto imbarazzante è stata la vicenda che ha riguardato una delle foto scattate dall’entourage di Salvini, in cui lo stesso era ritratto insieme ad una anziana donna di origine etiope, fatta passare erroneamente per clochard. Dal suo canto, Salvini ha smentito che si sia trattato di propaganda politica, sottolineandone piuttosto l’intento umanitario.

Se anche durante questo atipico Natale la nostra classe politica è riuscita a mostrarsi all’altezza della paradossalità del contesto, consolida i sospetti di una bontà strumentale il ricordo di una Lega che, fino a poco tempo fa, non si era ancora convertita alla generosità delle feste. Curioso che un partito che supporta il volontariato, invitando legittimamente i cittadini a dare una mano alle categorie più fragili, sia lo stesso che spesso non ha rispettato la dignità delle persone in difficoltà. “Il cuore e la voglia di aiutare” sembrano in effetti agli antipodi di quanto accadde a Como nel 2017, quando la buona amministrazione leghista emanò – proprio sotto Natale – un’ordinanza che vietava la distribuzione di pasti ai senzatetto, perché contrari al “decoro urbano”.

E se molti hanno ricordato, negli ultimi giorni, quel che fece il vicesindaco di Trieste Paolo Polidori, quando dichiarò di aver buttato via le coperte di un clochard “con soddisfazione”, non lo hanno fatto per demolire i buoni propositi di Salvini, quanto piuttosto per sottolinearne l’inconsistenza.

Ragionevole quindi pare il dubbio che si sia trattato di un’operazione volta a svalutare gli ultimi provvedimenti di Palazzo Chigi e contemporaneamente provare a riacquistare visibilità e consenso. Risulta comunque interessante che oggi agli elettori della Lega faccia piacere vedere il Capitano farsi paladino di buoni ideali, anche se solo in via di principio.

Positivo è forse anche che questa commedia degli equivoci abbia riportato l’attenzione della stampa sul problema dei senzatetto. Effettivamente, agli inizi della pandemia, i media si sono improvvisamente resi conto che lo slogan #iorestoacasa non poteva valere per tutti; l’emergenza da coronavirus è stata infatti particolarmente gravosa per tutti gli esclusi dal sistema sanitario, per i quali gli effetti del Covid-19 sono stati devastanti.

In Italia gli “ultimi” sono circa circa 50 mila, tra i quali rientrano i senza fissa dimora, i rifugiati, i migranti, i braccianti che lavorano in nero. Se queste persone non dispongono, nella maggioranza dei casi, neppure delle risorse per potersi tutelare dal pericolo di contagio (né per sottoporsi ad un tampone) risultano anche essere le categorie maggiormente esposte allo stesso.

Durante questa emergenza, in diverse città e paesi europei sono nate campagne per tutelare chi vive in strada, trovando loro un alloggio temporaneo, cosicché le amministrazioni hanno cominciato a farsi carico di un problema che per anni era stato sottostimato dalla politica.

Un buon esempio è stato quello di Bruxelles, dove circa mille senzatetto sono stati ospitati nelle strutture alberghiere rimaste chiuse per via dello stop al turismo. Altre città, come Lione, hanno optato per soluzioni abitative sostenibili ed anche in Italia diversi comuni hanno aumentato il numero di posti letto nei dormitori.

Quello che preoccupa, tuttavia, è quello che accadrà in seguito alla pandemia; danni economici, la perdita di posti di lavoro e l’inevitabile indebolimento del sostegno finanziario del Governo faranno infatti probabilmente aumentare ulteriormente il numero di chi non dispone di fissa dimora.

L’unico paese UE in cui il livello dei senzatetto è in calo è la Finlandia, che adotta il modello abitativo dell’housing first (letteralmente “prima la casa”, è un modello sull’inserimento di persone senzatetto in singoli appartamenti indipendenti), ma è probabilmente il momento di cercare soluzioni permanenti anche nel resto d’Europa e nel nostro Paese.

Piuttosto che preoccuparcene solo a scopi strumentali o, ancor peggio, qualora ritenessimo che possano costituire un pericolo di rimando per la nostra salute, dovremmo iniziare a ragionare su come proteggere queste persone. In questo contesto, appare quasi penoso che una parte della classe politica italiana inviti alla cura di chi, in qualsiasi altro periodo, non ha considerato, o ha allontanato con disprezzo.

Del resto, mentre Salvini ribadisce l’importanza di fare del bene ai più bisognosi, il consigliere leghista Noseda si accanisce contro Como Accoglie. Nell’attesa del nuovo anno, speriamo dunque che il Natale porti un po’ di coerenza in quel contesto politico in cui, si comincia a temere, la decenza sembra essere diventata un’utopia. 

  •  
  •  
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares