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Manifestanti contro il green pass

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Tra #novax, #nopass e #notamp (sì, coloro che rifiutano i tamponi), il ‘no’ sembra la parola più cara agli italiani nell’ultimo periodo. Una negazione, costante e aperta, della scienza, dell’autorità e della ricerca.

Si arriva a negare la qualunque, dall’efficacia di un processo unico nel suo genere – culminato nel vaccino – alla necessità di contenere i contagi tramite una misura “preventiva” quale il Green Pass, adducendone la millantata incostituzionalità e la non troppo chiara “limitazione dell’altrui libertà”.

Che a farlo sia il popolo italiano, lascia decisamente di stucco. È lo stesso popolo che non è stato in grado di autoregolarsi e contenersi in occasione dei celebri Europei; è lo stesso popolo che, quasi dall’inizio della pandemia, cerca costantemente nuovi modi per eludere le regole dettate dalla normativa (è di qualche giorno fa la notizia della compravendita online di finti Green Pass per assicurarsi l’ingresso nei cinema e nei ristoranti al chiuso anche senza aver intrapreso o completato il ciclo vaccinale).

Un popolo che sa dire ‘no’ solo al buonsenso ma che cieco e ottuso si lancia in ogni becera iniziativa, nonostante possa metta a repentaglio la salute collettiva. I Social, sotto questo punto di vista, facilitano enormemente il lavoro di coloro che intendono osservare il fenomeno del ‘no’ dal punto di vista socioculturale: quelli che, in questi giorni, stanno utilizzando indebitamente le foto dei campi di concentramento per paragonare la condizione dei non-vaccinati allo sterminio degli ebrei durante l’epoca nazifascista, sono spesso gli stessi che non hanno fatto nulla per evitare l’aumento dei contagi.

I #nopass sono frequentemente gli stessi che, fino a qualche giorno, fa riproponevano in ogni salsa le loro foto in mezzo al fiume umano dei festeggiamenti che ha interessato ogni città per la finale e la semifinale di EURO 2020. In qualche misura è comprensibile, sebbene non giustificabile, la ritrosia di alcuni nei confronti delle nuove misure varate dal governo e in vigore dal prossimo 6 agosto ma la condizione fondamentale è che, quella stessa ritrosia, sia accompagnata almeno da una condotta rispettosa delle regole.

E invece no, appunto. Molti dei #nopass, così come molti dei #novax, sembrano ignorare il fatto che il vorticoso aumento dei contagi e il ritorno dello spettro della “zona gialla” per Sicilia, Lazio e Sardegna sono stati determinati proprio dalle condotte a dir poco avventate delle settimane scorse, nelle quali loro figuravano come protagonisti.

Sarebbe certo riduttivo addebitare ‘tutta’ la colpa ai festeggiamenti: ci sono le discoteche abusive, la violazione quasi perenne del divieto di assembramento, l’abbandono da parte di alcuni dei dispositivi di protezione individuale, le stesse manifestazioni in piazza contro vaccini e Green Pass svolte nella completa assenza del dovuto distanziamento sociale.

Nonostante questo, nonostante la collettività stia pagando per le scelte scellerate di alcuni (e, nella ‘collettività’, sono ricompresi anche coloro che, pur avendo legittimamente scelto di non vaccinarsi, continuano a osservare rispettosamente le norme minime anti-contagio), viene lasciata a tutti la libertà di continuare a rifiutare la vaccinazione. Eppure, anche questo non va bene. Il potere del ‘no’ si abbatte sul buonsenso, contro ogni interesse della collettività.

Non solo si è liberi di essere #novax, ma si dovrebbe – secondo loro – essere liberi di fare quel che si vuole nonostante sia scientificamente provato che un non vaccinato ha un rischio più alto di essere contagiato e di contagiare rispetto a un vaccinato. La collettività deve, secondo loro, continuare a pagare per le scelte del singolo, anche se quelle stesse scelte vanno contro l’interesse comune. Insomma, a conti fatti, più che al vaccino o al Green Pass, sembra che queste persone vogliano dire ‘no’ alla forma più basilare di responsabilità e civile convivenza.


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