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Il Tempio di Apollo all’interno degli Scavi di Pompei

Tempo di lettura 4 Minuti

IL TURISMO fa la conta dei danni dopo l’annus horribilis della pandemia, con il tracollo degli accessi nei siti culturali e l’intera filiera praticamente azzerata. Gli ultimi dati dell’Istat parlano da soli: meno 68,6% di presenze di visitatori stranieri in Italia rispetto al 2019 (quando erano stati circa 190 milioni) con le città d’arte che registrano le perdite maggiori (meno 73,2% di arrivi sul 2019).

Non hanno fatto eccezione le più importanti località turistiche del Sud, spesso principale fonte d’indotto (e di lavoro) per interi territori. In termini percentuali il caso più eclatante è quello degli scavi di Pompei, passati nel giro di un anno da oltre 3 milioni e 800mila ingressi a meno di 565mila, con un crollo dell’85%. Uno stop traumatico al trend di costante crescita iniziato nel 2008 (più di 2 milioni e 250mila visitatori), se si eccettuano i lievi cali del 2009 e del 2012.

Una tendenza in positivo che il 2020, prima del Covid, sembrava poter proseguire. Basti pensare che a gennaio e a febbraio il numero di ingressi al sito archeologico era stato superiore a quello degli stessi mesi del 2019.

Restiamo in Campania, spostandoci a Caserta, dove la Reggia è fra i maggiori poli di attrazione turistica dell’intero panorama culturale nazionale. Per tutelare la salute di staff e visitatori all’esito della prima ondata si è deciso, responsabilmente, di posticipare la riapertura della storica residenza borbonica al mese di giugno, in due fasi: prima il parco e poi gli appartamenti reali.

Fra ingressi contingentati, limiti ai gruppi, stop totale a gite scolastiche e laboratori educativi e tagli agli eventi destinati al grande pubblico la flessione è stata evidente: 59% in meno di biglietti emessi rispetto al 2019 (da circa 725mila a circa 300mila) per una riduzione del 71% degli incassi.

E questo nonostante il trend più che positivo del periodo giugno-settembre. Di «calo enorme» parla anche l’Azienda di promozione turistica (Apt) della Basilicata a proposito degli accessi ai Sassi di Matera. La specificità del luogo non consente, tuttavia, al momento di avere dati precisi.

Qualche dettaglio ce lo fornisce Luca Prisco, presidente dell’associazione Guide turistiche Matera e responsabile del tour operator Karma Viaggi. «Il settore dei gruppi, da quelli di anziani, al Cral, sino alle gite scolastiche, è crollato almeno dell’80% e mi sto tenendo basso – racconta – il turismo straniero, invece, è ridotto a un lumicino. In estate ci hanno, in parte, salvato le famiglie e il nostro essere un punto di passaggio importante nei viaggi verso il Salento».

Da ottobre «il crollo è stato definitivo» senza poter contare nemmeno sull’afflusso generato, a dicembre, dal tradizionale presepe vivente «60/70 mila presenze e 2 milioni di euro di indotto che abbiamo completamente perso».

Sul fronte museale ci sono i dati dell’Archeologico di Reggio Calabria, dove sono conservati i Bronzi di Riace. Da gennaio ai primi marzo la media mensile degli ingressi è scesa da 10mila a meno di 6mila unità. E se ad agosto 2019 si erano registrati circa 50mila accessi, nello stesso mese di quest’anno si è passati a circa 500 al giorno, con una proiezione di poco superiore ai 15mila visitatori. Risultato? Al mese di luglio i mancati incassi erano pari a circa il 30%.

«Abbiamo perso tantissimo in estate, anche perché poteva entrare solo un numero limitato di persone – spiega Roberto Laruffa, concessionario del book shop e della biglietteria del museo – anche a Natale un minimo di movimento c’era sempre. Ha pesato soprattutto il blocco delle gite scolastiche. La mia azienda ha perduto il 70% del fatturato».

E poi la Sicilia, terra di arte e di cultura. «Per i nostri parchi e musei è stato un anno impegnativo, difficile, con una riduzione delle presenze che si attesta intorno al 70%- ci dice l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – una riduzione di presenze alla quale si è fatto fronte con risorse compensative che hanno cercato di colmare il grosso deficit provocato dai minori introiti: 5 milioni di euro per i siti Unesco e oltre 7 milioni di euro per gli altri siti».

A Taormina gli accessi al Teatro antico, all’Isola Bella e a Naxos sono passati, in un anno, da oltre 1 milione a 290mila (meno 72%). Nella Valle dei Templi si va da circa 954mila a poco più di 370mila visitatori (meno 61%). A Segesta da quasi 275mila e 600 a neanche 94mila (66%). E poi ancora: calo dell’81% agli ingressi nel Parco della Neapolis (Siracusa), del 73,5% nel Chiostro del duomo di Monreale (Palermo) e del 63,9% nel Parco di Selinunte (Trapani).


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