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Un test per il coronavirus

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Migliaia e migliaia di morti, inchieste giudiziarie, alto tasso di mobilità e polemiche: questo è stato il Nord nella gestione del Coronavirus. Poche centinaia di morti, sostanziale rispetto dell’obbligo di restare a casa e reazione rapida del sistema sanitario: questo è stato il Sud in quarantena. Una sintesi brutale? No, i numeri parlano chiaro. Su un totale di oltre 20mila morti in tutta Italia, circa 16mila sono stati registrati nelle regioni settentrionali. Al Mezzogiorno (isole comprese), dal 9 marzo ad oggi, i deceduti sono sotto il migliaio: rappresentano quindi appena il 5 per cento della cifra complessiva che ci angoscia ogni giorno. Quanto ai contagiati, se a livello nazionale sono circa 104mila al Sud se ne conta il 10 per cento: basti pensare che la Campania conta 3.600 affetti mentre la sola Lombardia è capitolata sotto lo tsunami che ha portato a 33mila pazienti positivi. Una situazione, insomma, fuori controllo raffrontata ad uno scenario che – salvo alcune zone d’ombra e tamponi in ritardo – ha tenuto eccome. Due Italie, quindi, capovolte rispetto alla consueta ed errata narrazione. Tre fondamentalmente le motivazioni del successo del Meridione: il vantaggio di essersi organizzati per tempo; le straordinarie eccellenze mediche presenti ; il rispetto del divieto di uscire di casa da parte della maggioranza dei cittadini. Eppure, mezzi e risorse non sono esattamente gli stessi. L’Italia è diseguale, iniqua, c’è un Nord che riceve molto più di quanto riceva il Sud.

IL CONTRASTO

Ecco qualche esempio concreto del netto contrasto tra le due Italie. È notizia di ieri che in Lombardia sono state svolte le perquisizioni al Pio Albergo Trivulzio e all’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, due della dozzina di Residenze assistenziali per anziani al centro delle indagini della procura di Milano sulle morti tra i pazienti ricoverati collegate al Coronavirus. L’obiettivo dei magistrati è verificare che cosa sia accaduto nelle scorse settimane, quando con delibera regionale le residenze assistenziali hanno preso in cura alcuni pazienti Covid senza separare i percorsi, senza il necessario distanziamento, portando in molti casi quegli anziani già deboli verso la morte. A centinaia di chilometri di distanza, l’eccesso (positivo, ma non in senso di malattia) opposto. Per la prima volta dall’inizio dell’emergenza sanitaria, in Basilicata non si sono registrati nuovi contagi: gli ultimi 214 tamponi eseguiti hanno dati tutti esito negativo. Una bella boccata d’ossigeno per una regione piccola che qualche problema comunque lo ha avuto, ma non è stata travolta. Anzi ora sta respirando. In totale, finora sono stati eseguiti in Basilicata – dove 19 persone sono morte a causa del Coronavirus – 4.759 tamponi, 4.438 dei quali hanno dato esito negativo. Nei due ospedali di Potenza e Matera sono ricoverarti 74 malati. Bene anche la Calabria: sono stati eseguiti 17.569 tamponi, le persone risultate positive al Coronavirus sono 956 (+28 ieri), quelle negative sono 16.613. Ammontano soltanto a 32 i nuovi contagi registrati in Abruzzo dove, dall’inizio dell’emergenza, sono stati registrati 2.245 casi diagnosticati dai test eseguiti nel laboratorio di riferimento regionale di Pescara, dall’Istituto Zooprofilattico di Chieti.

GLI OSPEDALI

Altro chiaro esempio di contrasto: le strutture ospedaliere. A Milano avrebbero dovuto “salvarsi” con il Covid center di Milano Fiera che però tarda a decollare. Doveva ospitare 400 pazienti, poi si è detto 205 e, infine, dall’apertura ad oggi, solo 24 persone affette da Coronavirus hanno fatto ingresso nella struttura.Manca personale e, secondo gli esperti, l’ospedale in Fiera non è abbastanza attrezzato per diventare uno dei più grandi centri di terapia intensiva d’Italia. Insomma, tutto ancora in progress mentre contagiati e morti aumentano seppur lievemente rispetto alle scorse settimane. Al Sud, invece, al costo di 7 milioni e mezzo a breve sarà operativo l’ospedale da campo all’Ospedale del Mare di Napoli: è slittata l’apertura di qualche giorno, ma entro la fine della settimana saranno pronti i primi 48 posti mentre sono già cominciate le operazioni per i restanti 24. Su questo fronte il governatore Vincenzo De Luca si gioca molto le sue carte in termini di credibilità. Zooprofilattico di Teramo e dall’Università di Chieti.“

LA SVOLTA

Per fare un’analisi complessiva di quanto è accaduto in questi 40 giorni che hanno sconvolto il Paese, si deve fare un passo indietro. Precisamente a quella notte, tra sabato 8 marzo e domenica 9 marzo, in cui migliaia di meridionali salì su un treno o un bus per scendere dalla rispettiva famiglia al Sud perché il Governo aveva appena annunciato la chiusura dei confini regionali. Ebbene, il timore fu enorme. Si pensò che il Nord, “liberandosi” di studenti fuorisede, giovani precari, avrebbe “rovinato” il Mezzogiorno. “Dobbiamo essere rigorosi e controllare che tutto funzioni, altrimenti dovremo rassegnarci ad avere una ospedalizzazione, con una situazione pesante per gli ospedali: si dovrà decidere se ricoverare chi ha un trauma e chi un Coronavirus in condizioni gravi”, disse all’epoca De Luca prima di disporre alcune zone rosse nelle aree interne. “Abbiamo il dovere di tutelare la salute dei cittadini, e per questa ragione ho dato disposizione agli uffici di predisporre un’ordinanza che impone la quarantena a tutti quanti rientrano in Abruzzo”, annunciò il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. Analogo annuncio da parte del governatore pugliese, Michele Emiliano. “Chi torna in Puglia da Lombardia, Emilia e Piemonte deve restare a casa o domicilio in isolamento per 14 giorni, chiamare subito il tuo medico curante o compilare il modulo on line per dichiarare di essere rientrato in Puglia”, disse. Tutti erano consapevoli che dovevano reagire a tempi record, dovevano organizzare la propria rete territoriale e poi contare sul rispetto degli obblighi. Come detto, salvo alcuni indisciplinati, la popolazione è stata ligia. Ora in provincia di Napoli “ci sono focolai domestici” – ha fatto sapere la Regione – e bisogna comprendere se perché si rimasti in casa come viene chiesto con ogni spot tv oppure perché si è fatta qualche tavolata in famiglia senza precauzioni.

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