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Giuseppe Conte

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Appello del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alle banche affinché eroghino alle imprese i prestiti garantiti previsti nel decreto liquidità la cui partenza è a dir poco lenta e farraginosa.

Conte interviene a Lodi, nella sua seconda giornata di visita alla province lombarde, terre martoriate dall’epidemia del coronavirus e dalla crisi economica.

L’APPELLO

«Stiamo monitorando la risposta del mondo bancario – ha detto – Abbiamo predisposto tutto perché i finanziamenti vengano erogati. Molte banche si stanno adoperando per assecondare il provvedimento, ma chiediamo uno sforzo a tutto il mondo bancario perché eroghi in tempi brevi la liquidità alle imprese che ne hanno bisogno. Cercate di fare in modo di venire incontro a queste richieste, liberate queste risorse. C’è una risposta ma questa può essere più rapida e incisiva. È un atto d’amore verso l’Italia».

Il premier si è detto «disponibile» a un incontro, se dovesse essere necessario, «se ci sono problemi applicativi, ditecelo».

LE AUDIZIONI

Una giornata, quella di ieri, che ha visto intervenire sulle problematiche economiche legate al coronavirus anche il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, e la Confindustria in distinte audizioni in Parlamento.

Gualtieri, illustrando il Documento di economia e finanza (Def), in Commissione bilancio alla Camera non usa mezzi termini per dire che la crisi del coronavirus e le misure stringenti che sono state necessarie per fronteggiare l’epidemia «hanno avuto un impatto senza precedenti sull’economia».
Si è trattato di uno «shock» che ne ha cambiato lo scenario. Il governo ha risposto con interventi che rappresentano una manovra «di entità mai raggiunta dal dopoguerra a oggi».

Misure che comportano uno scostamento del deficit di complessivi 75 miliardi, considerando il decreto “Cura Italia” già approvato e il prossimo decreto di aprile (55 miliardi) che, ha auspicato Gualtieri, potrebbe essere varato dal Consiglio dei ministri entro questa settimana. Non è escluso un suo spacchettamento.

LE MISURE

Ma questa manovra di grandi dimensioni «non mette a repentaglio la finanza pubblica», anzi, assicurerà la «tenuta del sistema produttivo» per consentire poi il rilancio economico. Illustrando le linee delle prossime misure, Gualtieri ha specificato che l’indennità per il lavoro autonomo (il bonus da 600 euro che nel decreto aprile sarà probabilmente portato a 800 euro) «sarà rinnovata e incrementata con una revisione delle procedure che renda rapidissima l’erogazione della prossima tranche».

Il ministro ha confermato che con il nuovo decreto ci sarà il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, partirà «un sussidio temporaneo alle famiglie che non hanno reddito», verrà inoltre previsto «un indennizzo per colf e badanti» e la Naspi (il sussidio di disoccupazione) « sarà prorogata per due mesi». Via libera anche all’azzeramento dell’Iva sulle mascherine per tutto il 2020.

GLI INVESTIMENTI

Per far ripartire l’economia servono investimenti e per essi saranno previsti «6 miliardi l’anno fino al 2031». Per le imprese il decreto di aprile prevederà un aumento dello stanziamento per il credito di imposta per la sanificazione degli ambienti e interventi per rafforzare la patrimonializzazione affinché «ci sia spazio per assorbire le perdite generate dalla crisi» e possano essere sostenute con prospettive di rilancio.

Allo studio anche l’accelerazione del pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione alle aziende private per la fornitura di beni e servizi. L’operazione che sta prendendo corpo prevede il coinvolgimento di Cassa depositi e Prestiti che provvederà ad anticipazioni di liquidità in favore di regioni, province e Comuni e gli enti del servizio sanitario.

CONFINDUSTRIA

Una risposta, quest’ultima, del governo a Confindustria che poco prima aveva rivolto un appello chiedendo una decisa accelerazione del pagamento dei debiti della P.a, necessaria per garantire la continuità delle imprese.

Il direttore generale della confederazione degli industriali, Marcella Panucci, ricorda gli ultimi dati disponibili in base ai quali a fine 2018 «le Pubbliche amministrazioni avevano 53 miliardi di euro di debiti verso le imprese fornitrici, circa la metà legata a ritardo nei pagamenti rispetto a scadenze contrattuali».

Confindustria ha posto poi l’accento sui ritardi nell’attuazione del decreto liquidità, «necessario ma ancora insufficiente rispetto all’impatto pesantissimo che la pandemia sta provocando sul tessuto produttivo».

Il direttore generale della confederazione degli industriali si è soffermata anche sulla necessità di semplificarne le procedure nel corso dell’iter parlamentare, prevedendo un assetto che «punti su meccanismi di autocertificazione delle imprese, con conseguente assunzione di responsabilità, anche penale per quanto concerne i requisiti di accesso alle garanzie, sia la destinazione delle risorse ottenute per le finalità previste dal decreto».

Quindi «occorre procedere con speditezza alla concessione di garanzie perché complicazioni burocratiche e ritardi rischiano di compromettere la sopravvivenza delle imprese».


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