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Il ministro Roberto Gualtieri

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Se il premier Giuseppe Conte pensa di poter convincere l’Europa che l’Italia questa volta fa sul serio e quindi “merita” i finanziamenti del Recovery Fund, deve aver sottovalutato la capacità di analisi di Bruxelles. Il Piano nazionale delle riforme è il classico libro delle buone intenzioni, tanto fumo. Per il Sud vengono recuperate e rilanciate operazioni varate in passato, presenti in altri progetti, ma mai attuati.

E’ stata ripresa la clausola del 34%, introdotta dal governo Gentiloni nel 2016 nel decreto Mezzogiorno e ripetutamente disattesa, ovvero di destinare al Sud oltre un terzo della spesa in conto capitale. Da vedere se anche questa volta, nonostante il via libera di Bruxelles, il riequilibrio delle risorse rimarrà sulla carta o diventerà operativo. Da questo dipende la rinascita di metà del territorio nazionale altrimenti destinato alla deriva.

SCUOLA E DIGITALE

Nel Pnr c’è un ampio capitolo dedicato alla digitalizzazione della macchina pubblica, ma la situazione ordinaria è drammatica. Si brancola nel buio sulle condizioni di riapertura dell’anno scolastico, sull’uso degli strumenti informatici e su come la pubblica amministrazione continuerà l’attività.

Nessuno sa dire come e in che misura continuerà lo smart working negli uffici statali, su quali strumenti tecnologici si potrà contare. Si prospetta la diffusione della banda larga mentre nel Sud ci sono località dove la connessione a Internet è ancora una scommessa.

Il Piano delle riforme sembra stridere con la capacità organizzativa del governo. Mentre si annunciano grandi progetti, i ministri non riescono a gestire la quotidianità.
La scuola è uno dei grandi temi del Pnr. Gli obiettivi sono ambiziosi. Si va dall’acquisto di strumenti tecnologici per non lasciare nessuno escluso dalle attività didattiche, ai voucher destinati alle famiglie meno abbienti. Fondi pari a 400 milioni serviranno a «rafforzare la connettività delle scuole portando in più di  32.000 istituti la banda ultralarga», come si legge nella ambiziosa bozza del Piano. Entro due anni, le scuole medie e superiori di tutto il Paese dovrebbero essere connesse con collegamenti in fibra ottica, necessari per la teledidattica.

CRITICITÀ STORICHE

Qualcuno ha detto al governo che gran parte degli edifici scolastici risalgono a prima degli anni Sessanta, non hanno moderni impianti di sicurezza né infrastrutture adatte per i portatori di handicap, non sono antisismici e in molte ci piove dentro? Per la messa in sicurezza dell’edilizia scolastica c’è già un piano che prevede uno stanziamento di oltre 3 miliardi di euro per circa 3 mila interventi, che si aggiungono a quelli già previsti dalla legge di Bilancio 2020. Si faranno? E in che tempi?
Non potevano mancare i voucher di entità legata all’Isee. Se questo è sopra i 20 mila euro il bonus massimo è di 200 euro, e potrà essere speso per migliorare la connessione, mentre per chi è sotto questo tetto il voucher arriverà fino a 500 euro. Peccato che con questa cifra sia difficile acquistare un tablet o un pc.
Nel libro dei sogni c’è il potenziamento degli strumenti digitali nelle classi (le scuole con un laboratorio scientifico sono ancora una rarità e spesso lo tengono chiuso per mancanza di misure di sicurezza) e la formazione continua degli insegnanti. Peccato che a ogni inizio d’anno ci sia il problema delle cattedre vacanti e il consueto balletto dei supplenti.

IL MONITORAGGIO

Infine no alle classi pollaio. Come si conviene a ogni piano di riforma, non poteva mancare la creazione di un istituto. E’ l’Agenzia nazionale per la ricerca, che avrebbe il compito di monitorare le attività svolte da Università, enti e istituti di ricerca pubblici e privati, per favorire la sinergia, la cooperazione e l’integrazione tra di essi e con le istituzioni e il sistema economico e produttivo.

Nel Pnr si parla anche di riduzione delle imposte per lavoratori e imprese. Il tema sarà affrontato nel dettaglio con la prossima legge di Bilancio. Da tempo si studiavuna rimodulazione degli scaglioni e delle aliquote Irpef e la revisione dell’Iva. Niente flat tax e condoni. Del Piano farà parte l’abolizione dei sussidi che hanno un impatto negativo per l’ambiente.

FAMIGLIE E RDC

Citata, ma solo come titolo, la politica per la famiglia. Nome d’effetto, Family Act, poi si scopre che l’assegno universale per i figli arriverà se compatibile con gli obiettivi di finanza pubblica. E’ previsto un rafforzamento dei congedi parentali.

Resiste il reddito di cittadinanza nonostante i dati ne certifichino il fallimento. Al 1° marzo solo 65.302 percettori dell’assegno (il 20% di chi ha sottoscritto un Patto di Servizio presso i centri per l’impiego) sono stati assunti e, di essi, solo il 18% a tempo indeterminato.

Ma il governo non molla, anzi vuol dare ancora fiducia alla capacità di questo strumento di essere utile per trovare lavoro. Nella bozza del Pnr si legge: «Appare chiaro che l’attuale crisi pandemica ne ha complicato la valutazione ed enfatizzerà il ruolo dello strumento come sostegno alla povertà, ma in futuro dovrà essere valutato come sia stato in grado di cambiare lo status lavorativo del percettore e se il processo di reinserimento formativo sia stato efficace». Eppure questa misura, insieme a quota 100, è stata ampiamente criticata a livello europeo.

All’assistenzialismo non c’è fine. Ecco spuntare l’ipotesi di un salario minimo quale «strumento di sostegno del potere d’acquisto dei salari e vettore di protezione e rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale nei settori più deboli e a basso tasso di sindacalizzazione».

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