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I governatori Zaia e Fontana

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Siamo alle solite. Si rinnova il mantra che da 160 anni viene ripetuto in questo Paese. Qualche giorno fa è stato il turno di Giuseppe Sala con le gabbie salariali. Oggi è la volta di Attilio Fontana che dichiara : «L’Italia non riparte senza la Lombardia».

Tutto vero ma se ci rendessimo conto che questa condizione non è vantaggiosa per il Paese, ma una anomalia da correggere, forse le cose andrebbero meglio.
Con meno protervia e meno arroganza quella Lombardia, che ha avuto ed ha ancora il ruolo di motore, dovrebbe fare il salto di qualità ed invece di pensare al proprio cortile farsi carico delle responsabilità che dovrebbe sentirsi addosso. Imparino da Angela Merkel, che ha saputo svoltare a 180 gradi ed invece di pensare alla grande Germania, prima di una Europa in macerie, ha preferito pensare ad una Germania leader di una grande Europa. I nostri frugali sono i Sala, i Fontana, gli Zaia, i Bonaccini, ma anche i Cottarelli ed i Boeri che sono lì a chiedere sempre ulteriori risorse da dare in pasto ad una realtà onnivora.

I COMPITI DEL SUD

Ma certamente il Mezzogiorno molti compiti a casa li deve ancora fare, perché rischia di restare una realtà che si crogiola nei suoi vizi atavici. Dei fondi Ue 2014-2020 58 miliardi su 75 sono ancora da usare. Speso solo il 20% delle risorse per occupazione, ricerca e piccole imprese. E siamo quasi alla fine del programma. E questo ritardo grida vendetta rispetto a quei tre milioni di posti di lavoro, che andrebbero creati per evitare lo spopolamento e le migrazione che stanno depauperando tale realtà.

Tra questi la incapacità di spendere bene e velocemente è uno dei temi.

Perché chiedete altri soldi se poi non li sapete spendere? Questa l’accusa che in molti fanno alle amministrazioni regionali meridionali quando queste presentano richieste di ulteriori finanziamenti.

In realtà è quello che dice anche l’amministrazione centrale e che spesso anche studiosi delle problematiche del Mezzogiorno hanno sostenuto. Il tema riproposto è quello di affamare la bestia, che tutto divora. La grande Circe che ammalia e poi indirizza le risorse, o addirittura in alcuni casi le blocca, al fine di nutrire quell’apparato, alcune volte criminale, nella migliore delle ipotesi clientelare, pronto ad indirizzare i fondi invece che per il bene pubblico per le parrocchie private, o addirittura bloccare la spesa per evitare che rafforzi le tifoserie contrarie, in una guerra tra bande che si ripete.

Problematica che esiste e che però non è valida quando si parla di alta velocità ferroviaria o di reti autostradali, perché in quei casi i fondi sono gestiti a livello centrale dalle società delegate.

In realtà il rischio che dopo tante battaglie per non spostare la destinazione territoriale, per avere una quota di fondi pari alla percentuale di popolazione residente, si assista alla incapacità di spendere bene, e nei tempi dovuti, è grande. Ed allora considerata la mole di risorse che ha visto l’Italia destinataria privilegiata e che sono state date anche in base al tasso di occupazione esistente, per il quale, purtroppo il contributo del Sud é stato determinante, bisogna preoccuparsi delle criticità che bloccano la spesa.

NESSUN PROGETTO

La prima riguarda la mancanza di progetti. Di questo ci si é già resi conto a livello governativo ma bisogna intervenire immediatamente con task force, nazionali, che vengano gestite dalla presidenza del Consiglio o da qualche altro ministero, non importa, o che facciano parte di una struttura autonoma: il tema é di quelli fondamentali. Nulla di nuovo, ma quello che é stato fatto con la prima Cassa del Mezzogiorno. Ovviamente vi sarà una levata di scudi da parte delle amministrazioni regionali, che non vorranno perdere la gestione delle risorse comunitarie. Perché in realtà la motivazione del ritardo nella spesa non é solo nella mancanza di strutture tecniche adeguate, carenza certamente esistente, ma anche in una volontà dei territori di aggirare la normativa rigida dell’Unione. Infatti quando si arriva alla chiusura dei programmi é facile che per non perdere risorse, si finanzino progetti di sponda più utili alle classi dominanti che alle realtà di riferimento. Quei denari a pioggia che servono solo ad alimentare le clientele.

Ma poiché é complicato espropriare le comunità locali senza essere accusati di volontà di centralismo deteriore, a parte la considerazione che anche le risorse che vanno spese dallo Stato registrano ritardi importanti, allora la soluzione é quella di passare dal disimpegno automatico alla sostituzione dei poteri, quando ci si renda conto che i tempi non vengano rispettati. In realtà sono le condizionalitá europee che andrebbero introdotte anche nel Paese. Perché Giuseppe Conte il grande risultato da Bruxelles lo ha portato a casa, ma adesso il secondo passaggio é più complicato del primo.

LE GRANDI OPERE

Le resistenze di chi con queste risorse negli anni é riuscito ad alimentare il proprio bacino elettorale saranno estreme. Anche perché quelle comunitarie sono le uniche risorse destinate al Sud, in quanto hanno per anni sostituito le risorse ordinarie. Ovviamente tali considerazioni non riguardano le grandi opere, perché il ponte del Mediterraneo potrebbe partire in sei mesi e l’alta velocità Salerno -Palermo /Augusta prevede una progettazione centralizzata. Così come l’accelerazione della Napoli-Bari non dipenderà certò né dalla Campania né dalla Puglia. Il fatto é che le classi dominanti meridionali hanno una sponda a livello dei partiti nazionali ai quali assicurano i loro voti per governare. Rompere questo meccanismo non sarà molto semplice, ma é l’unica salvezza per il Mezzogiorno. I Cinque Stelle meno invischiati in meccanismi atavici forse potrebbero dare una mano importante nel costruire tale cambiamento. Ma sarebbe veramente assurdo perdere una occasione che difficilmente si ripeterà, e della quale sapranno certamente approfittare, virtuosamente, le regioni del Nord .

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